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Polonia, governo rinuncia a progetto censura media

Polonia, governo rinuncia a progetto censura media

Polonia, governo rinuncia a progetto censura media

Svolta nell’acuto scontro politico governo/opposizioni e governo/media in Polonia. Stasera, dopo aver consultato per ore i leader di tutti i partiti, il giovane capo dello Stato, Andrzej Duda, ha annunciato che l’esecutivo ha rinunciato al suo progetto di limitare in modo severissimo l’accesso dei giornalisti al Parlamento. L’impegno – apparentemente una marcia indietro per disinnescare la tensione alla vigilia delle feste, rafforzare la stabilità politica ed evitare un nuovo scontro con l’Unione europea sui temi istituzionali legati all’idea di Stato di diritto – è stato espresso per iscritto al presidente della Repubblica dal vertice del Pis. Cioè Prawo i Sprawiedlywosc, Diritto e Giustizia, il partito nazionalconservatore tornato al potere ottenendo la maggioranza assoluta alle libere elezioni dell’ottobre 2015. Dopo giorni di proteste e manifestazioni ininterrotte, e dopo duri scontri di piazza tra dimostranti e forze dell’ordine, è il primo segnale distensivo. Le prossime ore diranno se basterà a far calare la tensione.

Duda, che fu eletto presidente a suffragio universale appoggiato dal PiS, ha dato la notizia nel corso di un’intervista televisiva. Il governo avrebbe dunque rinunciato al suo progetto che da venerdì aveva fatto da detonatore di tensioni, polarizzazione e scontri. Il progetto prevedeva di limitare nel modo più restrittivo l’accesso dei media al Sejm, Camera dei deputati, la decisiva Camera bassa della democrazia polacca. Sarebbero stati ammessi solo rappresentanti di cinque reti televisive selezionate, presumibilmente in base al loro schieramento favorevole alla maggioranza. Ciò aveva scatenato proteste prima in aula, da parte delle opposizioni liberal – inducendo i deputati della maggioranza a lasciare l’emiciclo e a votare la legge finanziaria da soli in un altro locale del Sejm – poi in piazza, con il Parlamento assediato dai dimostranti al grido di ‘media liberi’. Solo nel primo mattino, l’energico intervento della polizia aveva permesso al leader storico del PiS Jaroslaw Kaczynski, alla premier Beata Szydlo e agli altri esponenti governativi di uscire dal Parlamento.

Da allora, cortei quotidiani dell’opposizione, poi anche controdimostrazioni filogovernative, e un’escalation dello scambio di accuse aveva fatto temere il peggio. Oggi il ministro degli Esteri Waszczykowski citato da tutte le agenzie internazionali aveva definito le proteste “un fatto non spontaneo, bensì organizzato da persone frustrate perché non hanno la popolarità e la forza politica del partito di governo”. La Ue aveva espresso forte preoccupazione, preparandosi a discutere in Commissione del caso Polonia mercoledì. Il PiS è accusato dai suoi rivali nel paese e da fonti Ue di aver indebolito lo Stato di diritto con leggi dure sui media, purghe nei media pubblici, esautorazione di fatto della Corte costituzionale, duri controlli di polizia e servizi su chiunque navighi in internet. Tutte queste svolte restano in vigore. Il PiS rimane comunque popolarissimo non solo per il controllo decisivo sui media pubblici ma anche per l’aumento importante delle spese sociali, degli aiuti del welfare, l’abbassamento dell’età di pensionamento. E perché l’economia continua a crescere. Lo scontro può continuare, non sarebbe facile per le opposizioni avere successo. E la maggioranza sicura di forti consensi e dell’appoggio della Chiesa resta determinata, in apparenza, a continuare sulla sua strada di duro rafforzamento dell’esecutivo.

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