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Israele, colonie illegali

Israele, colonie illegali

Israele, colonie illegali

Con la storica astensione degli Stati Uniti il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione che condanna gli insediamenti ebraici in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. È stata una giornata convulsa, ma alla fine dopo polemiche e pressioni il voto al Palazzo di Vetro c’è stato ed è un voto che apre una crisi senza precedenti tra Israele e gli Stati Uniti, il più potente e fedele alleato dello Stato ebraico. Fino a giovedì notte sembrava che la risoluzione venisse rimandata a data da destinarsi, dopo che una telefonata di Donald Trump con Al Sisi aveva convinto l’Egitto a ritirare temporaneamente la proposta di condanna per gli insediamenti. Era stato il governo israeliano a spingere per un intervento del presidente eletto, che in attesa di entrare in carica ( il prossimo 20 gennaio ) ha scelto come ambasciatore a Gerusalemme un “falco” contrario alla politica dei due Stati e favorevole agli insediamenti nei Territori occupati (Giudea e Samaria per gli israeliani) e a Gerusalemme Est.

Netanyahu temeva infatti la decisione di Obama di non porre il veto ( come è tradizione politica degli Usa in questo tipo di risoluzioni ) e di chiedere all’ambasciatore americano all’Onu di astenersi. Una mossa inutile, perché la risoluzione è stata firmata e ripresentata da altri 4 Paesi (Malesia, Senegal, Nuova Zelanda e Venezuela ). La mossa di Trump, giudicata da molti analisti come un’interferenza senza precedenti da parte di un presidente eletto nei confronti di quello ancora in carica, aveva irritato ancora di più la Casa Bianca di Obama, notoriamente contraria agli insediamenti israeliani nei Territori occupati, che ha deciso di andare avanti nella scelta di non porre il veto e di astenersi. Uno schiaffo politiœ-diplomatico in piena regola che oltre a colpire Israele ha come obiettivo anche Donald Trump. Per il presidente uscente si tratta di una piccola rivincita, che assomiglia però a una vittoria di Pirro, visto che la sua politica di favorire i negoziati tra israeliani e palestinesi (fin dal 2009 la sua priorità numero uno in politica estera ) è fallita.

La decisione americana ha provocato un attacco senza precedenti da parte di Israele contro gli Stati Uniti. «Respingiamo questa risoluzione», ha fatto sapere l’ufficio del premier Benjamin Netanyahu definendo il voto « vergognoso» e annunciando che non la rispetterà. «L’amministrazione Obama non solo ha fallito nel proteggere Israele dall’ossessione dell’Onu, ma ha collaborate con l’Onu alle sue spalle – aggiunto – Israele non vede l’ora di lavorare con il presidente Trump per arginare gli effetti di questa risoluzione assurda». Poco prima del voto una fonte ufficiale israeliana aveva accusato il presidente americano e il segretario di Stato John Kerry di essere «dietro il vergognoso passo all’Onu contro Israele». Parole durissime (una vera e propria accusa di tradimento al più fedele e potente alleato ), confermate dopo il voto dall’ambasciate israeliano all’Onu ( «né il Consiglio di Sicurezza né l’Unesco possono spezzare il legame fra il popolo di Israele e la terra di Israele»). «Gli Stati Uniti hanno abbandonato Israele, il suo unico alleato in Medio Oriente», il commento a caldo del ministro israeliano Yuval Steinitz. Per l’ambasciatrice americana all’Onu Samantha Power gli Usa non avevano scelta: «Non possiamo sostenere la soluzione dei due Stati e gli insediamenti allo stesso tempo». Immediata la reazione (con il solito tweet) di condanna da parte di Trump che avvisa le Nazioni Unite: «Dal 20 gennaio le cose saranno diverse». Reazioni negative anche dai repubblicani del Congresso, per lo speaker Paul Ryan il voto dell’Onu «è vergognoso, così come il rifiuto degli Stati Uniti di opporre il veto alla risoluzione».

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