Sala indagata nell'inchiesta Expo si autosospende

Sala indagata nell’inchiesta Expo si autosospende

Sala indagata nell'inchiesta Expo si autosospende
Giuseppe Sala

Il sindaco di Milano Beppe Sala è indagato e ha deciso di autosospendersi dalla carica di sindaco di Milano. Il suo nome compare tra quelli spuntati nell’inchiesta milanese per corruzione e turbativa d’asta sulla ‘Piastra dei Servizi’ di Expo, l’appalto più rilevante dell’Esposizione universale per i lavori di preparazione dell’area su cui sono sorti i padiglioni. Insieme a Sala, accusato di falso materiale, c’è anche quello del legale rappresentante del gruppo Pizzarotti, accusato di tentata turbativa d’asta. Il sindaco si autosospende. “Apprendo da fonti giornalistiche – le dichiarazioni di Sala – che sarei iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla piastra Expo. Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica di sindaco, determinazione che formalizzerò domani mattina nelle mani del Prefetto di Milano”.

L’ex commissario straordinario del governo per Expo 2015 non è mai stato sentito dai magistrati ma aveva consegnato un audit sulla vicenda. L’iscrizione nel registro degli indagati del primo cittadino risulta dalla richiesta di proroga delle indagini per sei mesi avanzata al gip dalla procura generale, che ha avocato a sé l’inchiesta nelle scorse settimane. Dall’atto, infatti, si parla di approfondimenti necessari anche alla luce di “nuove iscrizioni”, tra cui appunto quella di Sala e Pizzarotti. Le questioni che, a detta della procura generale, non sono chiare e non sono state approfondite a sufficienza attraversano tutta la filiera dell’appalto per la Piastra di Expo: dalla nomina dei commissari nella fase pre-gara fino all’esecuzione del contratto. Nel mirino, il prezzo al ribasso assegnato alla ditta Mantovani, di oltre il 41%. Una cifra – questo il solco su cui si è mosso il sostituto procuratore generale Isnardi – non congrua per i prezzi di mercato. A evidenziare i primi “comportamenti illeciti” in questa vicenda, era stato un corposo rapporto investigativo del Nucleo di polizia tributaria, del 2014. Allora, il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, tolse l’indagine dalle mani di Alfredo Robledo, e gestì in prima persona il fascicolo.

Reazioni. Basilio Rizzo, capogruppo di Milano in Comune, incalza: «È un gesto di rispetto nei confronti della città. Per fare il sindaco bisogna essere al di sopra di ogni sospetto». Anita Pirovano di Sel ammette: «Il quadro normativo non è chiaro, navighiamo a vista». Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura, a margine dell’evento per i 25 anni della Cariplo ha confermato «piena fiducia» a Sala. Anche il presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo, ha voluto esprimere solidarietà e vicinanza a Sala. «Non mi associo alla schiera di quanti cercano di lucrare sulle disgrazie giudiziarie dei propri avversari politici per un po’ di consenso d’accatto», ha detto Cattaneo, aggiungendo che «da avversario politico di Beppe Sala sono convinto che lui sia un galantuomo». Stefano Parisi, sfidante di Sala al ballottaggio come candidato sindaco del centrodestra: «Penso che il sindaco debba tornare nelle sue funzioni immediatamente, e penso che la sua sia stata una reazione isterica. La procura deve essere libera di fare le indagini e di farle senza il ricatto del fatto che la città adesso non è più governata. Grave che il Pd lo stia sostenendo in questa decisione. I milanesi hanno votato Sala come sindaco e Sala deve fare il sindaco. Andasse a lavorare». Gianluca Corrado, già candidato sindaco e ora capogruppo in consiglio comunale del Movimento 5 Stelle. «Il Pd, candidando l’attuale sindaco, lascia dopo pochi mesi dalle elezioni Milano nel caos, privandola del suo primo cittadino», commenta Corrado: «E’ ora di restituire la scelta ai cittadini. Ci auguriamo che la maggioranza si dimostri ragionevole, evitando qualsiasi attaccamento alle poltrone per soddisfare gli interessi di pochi amici degli amici». «Ho fiducia in lui e nelle sue scelte», scrive invece in una nota Pietro Bussolati, segretario metropolitano del Partito Democratico, secondo cui sarebbe stato meglio fornire informazioni innanzitutto alla «persona interessata». Ma la giunta va avanti: «La decisione di autosospendersi ci responsabilizza tutti. Siamo pronti per continuare ad impegnarci con serietà e dedizione nell’interesse unico di Milano e dei suoi cittadini». «Non è un procuratore della repubblica che decide chi fa il sindaco di Milano», commenta Marco Cappato, già candidato sindaco dei Radicali al primo turno, poi apparentatisi con Sala per il ballottaggio: «La storia della procura di Milano è molto politica», aggiunge Cappato.

 

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