Referendum riforma costituzionale: vince il No

Referendum riforma costituzionale vince il No
Referendum riforma costituzionale vince il No
Referendum riforma costituzionale vince il No

Il Sì è fermo al 40,89%, mentre i No arrivano al 59,11%. Questo il dato definitivo a livello nazionale, per poche migliaia di voti il No non tocca la soglia simbolica del 60%. Quanto all’affluenza, 68,48% degli aventi diritto, era dalla tornata referendaria del 1993, quella che abolì il proporzionale e il finanziamento pubblico ai partiti, in piena era post tangentopoli, quando la partecipazione al voto era più alta, che non si registravano tanti elettori alle urne per un Sì o un No. E dopo di allora si sono tenute dieci consultazioni referendarie.

Una bocciatura severa che ha spinto Matteo Renzi ad annunciare, in conferenza stampa da Palazzo Chigi, poco dopo la mezzanotte, le sue dimissioni da premier: «Ho perso io, giusto dimettermi». Oggi pomeriggio, dopo una riunione del Consiglio dei ministri, si recherà al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. La giornata elettorale è stata caratterizzata da un’affluenza che è andata molto al di là delle previsioni, collocandosi quasi al 69% degli aventi diritto, molto al di sopra del precedente referendum costituzionale del 2006 fermatosi al 53% nonostante si sia votato per due giorni. Una partecipazione che ha gonfiato le vele del composito fronte del No – M5S, Forza Italia, Lega, FdI, Sel e una consistente parte della minoranza Dem – verso una vittoria che è andata forse al di là delle speranze dello stesso schieramento. Sull’altro fronte, praticamente isolato, il solo presidente del Consiglio Matteo Renzi, il cerchio magico dei suoi fedelisssimi e il centrodestra di Alfano.

Il dato della prevalenza del No è uniforme su quasi tutto il territorio nazionale ad eccezione di tre regioni: Trentino, Emilia Romagna e Toscana. Nella prima il Sì ha staccato nettamente l’altro schieramento con il 57,3 contro il 42,7; in Toscana, dove Renzi giocava in casa, a favore della riforma ha votato il 52,4% contro il 47,6 del No. Singolare anche il risultato dell’Emilia Romagna, dove il Sì ha staccato il No di meno di mezzo punto. Di contro il No ha registrato i risultati migliori in Sicilia, Sardegna e Campania con percentuali anche superiori al 70%. Nella regione più popolosa, la Lombardia, la distanza tra i due fronti è stata inferiore al dato nazionale: il No ha prevalso con il 55,5% e il Sì si è fermato al 44,5%. Nel Lazio aumenta il divario: No al 59,7% e Sì al 40,3. Nella Capitale il No si è attestato al 59,4%.

 

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