Ambiente

Alluvione Genova, ex sindaco Marta Vincenzi condannata a 5 anni in primo grado

Alluvione Genova, ex sindaco Marta Vincenzi condannata a 5 anni in primo grado

Marta Vincenzi

L’allora ex sindaco di Genova è stata ritenuta colpevole per la morte di sei persone (tra cui due bimbe di 8 anni e 10 mesi) durante l’alluvione del 4 novembre del 2011 in cui esondò il Fereggiano. Per la Vincenzi il pm Luca Scorza Azzarà aveva chiesto 6 anni e un mese.

“Non è finita”, ha detto la Vincenzi uscendo dall’aula, “Per fortuna in questo paese ci sono tre gradi di giudizio. Mi considero innocente”.

Le motivazioni della sentenza con la quale il 28 novembre scorso il giudice Adriana Petri ha condannato l’ex sindaco di Genova, Marta Vincenzi (5 anni), l’ex assessore comunale alla Protezione Civile Francesco Scidone (4 anni e 9 mesi) e il direttore dell’Area Sicura Gianfranco Delponte (4 anni e 5 mesi) e altri due funzionari del Comune nel processo per l’alluvione di Genova del 2011 in cui persero la vita sei persone sono un macigno. “Ad alluvione in corso – si legge – la Vincenzi era a farsi fotografare”.

Sono 599 le pagine con cui il giudice motiva le condanne e in cui sottolinea “l’atteggiamento di prepotenza e di spregiudicatezza degli imputati” nei confronti dei dipendenti comunali dopo la tragedia e in cui definisce gli imputati: “Scevri di ogni empatia”, sottolineando che mentre la città era in ginocchio e i parenti cercavano disperatamente i dispersi, gli imputati si preoccupavano di predisporre una ricostruzione dei fatti non veritiera da consegnare alla stampa. In particolare, nei confronti dell’ex sindaco il giudice ricorda come il giorno dell’esondazione del Fereggiano la piddì Vincenzi fosse preoccupata soltanto dei “ritorni di immagine per sé” con la partecipazione al convegno internazionale Eurocities in corso in quelle giornate. Secondo Petri, gli imputati hanno “sottovalutato la gravità dell’evento calamitoso atteso” e hanno “errato nel calibrare le misure di prevenzione”.

“Come si fa a dire cosa prova una persona? Non è un elemento misurabile perché ognuno reagisce a suo modo. Io ho detto fin dall’inizio che la mia vita è cambiata radicalmente quel giorno ed è qualcosa che non passerà mai. Ho dentro di me una pena e un dolore infinito per quanto è avvenuto”. Ai microfoni dell’Adnkronos la Vincenzi attacca duramente le motivazioni della sentenza di condanna emessa nei suoi confronti lo scorso 28 novembre. Tra gli aspetti presi in analisi dal giudice nelle 600 pagine di motivazioni, c’è anche il suo atteggiamento. “Il sindaco Marta Vincenzi, pur essendo il capo della Protezione Civile – si legge – aveva ritenuto prioritario chiudere i lavori del convegno Eurocities, pronunciando (anziché delegare un sostituto), una prolusione di pochi minuti, e prestandosi a comparire in fotografie promozionali con lo sponsor della manifestazione, piuttosto che dirigere in prima persona le attività di protezione civile in allerta 2, come era suo dovere fare e come previsto dalla legge”.

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