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Italia Unica chiude e passa il testimone a Idea

Italia Unica chiude e passa il testimone a Idea

Corrado Passera e Gaetano Quagliariello

L’annunciata sparizione di Italia unica dalla scena politica è un fatto che nel corpo elettorale passerà inosservato, come è rimasta inosservata la vita della creatura di Corrado Passera nei due anni e mezzo dalla fondazione a oggi. Un primato senza dubbio l’ex superministro (Sviluppo economico più Infrastrutture e trasporti: un unicum) di Mario Monti lo potrà annoverare: il dislivello fra dichiarate ambizioni e risultati ottenuti. Passera, infatti, era sceso in campo non già annunciando la fondazione di un nuovo movimento, ma puntando esplicitamente al primato nel centro-destra. Diversamente da altri (Mario Monti, Luca Cordero di Montezemolo, in certa misura Beppe Grillo), che cercavano di tenersi fuori della dialettica tradizionale destra-sinistra, Passera era stato assertivo. In poche parole, ambiva a sostituire a Silvio Berlusconi alla guida del centro-destra. Hai detto niente! Di fronte a un così grandioso progetto, dal febbraio 2014 (nascita di Italia unica) alle ultime amministrative Passera è riuscito ad attrarre alcune migliaia di persone sovente senza precedenti politici, a non presentarsi alle regionali (accampando pregiudiziali anti regionalistiche per coprire l’incapacità di presentarsi), a depositare qua e là nelle ultime amministrative liste non sempre riconoscibili e in ogni modo senza travolgenti successi. L’operazione, per ammissione dello stesso promotore, dev’essere costata non poco, fra sedi, dipendenti, iniziative. Negli ultimi tempi Passera aveva brutalmente ridotto gli obiettivi alla propria candidatura a sindaco di Milano. L’arrivo di Stefano Parisi l’ha costretto a ritirarsi per sostenerlo. Sul piano politico il passaggio di Passera non ha mai destato sommovimenti. Stringi stringi, qualcuno ne parlò (larvatamente e ipoteticamente) come successore del Cav, come uno dei tanti teorici federatori del centro-destra: un’anticipazione, dunque, proprio del ruolo assunto ora da Parisi. L’unico che è parso ricordarsi dell’esistenza medesima di Passera è Matteo Salvini, il quale per settimane ha messo insieme Passera, Angelino Alfano, Denis Verdini e alcuni altri come nomi da evitarsi, con i quali è impossibile trattare, da tener lontani per alleanze politiche. Questa insofferenza è per lo meno curiosa, perché di fatto Passera, appoggiando Parisi, recava qualche voto al candidato sostenuto pure dalla Lega. Ci s’interroga, adesso, sul destino dei residui di questa infelice esperienza. L’ipotesi corrente è un coagulo col movimento Idea, di cui è magna pars Gaetano Quagliariello, il quale fin dall’abbandono del Ncd guardava a Passera come a un utile punto di riferimento. Altri asseriscono che ci penserà Parisi ad assorbire i resti di Italia unica, così come aveva assorbito Passera e seguaci nella battaglia per palazzo Marino. Nell’immenso spazio della politica nostrana, oggi in larga maggioranza occupato dall’astensionismo e dalla protesta, si può essere sicuri che la fine di Italia unica resterà un minimo episodio senza concrete conseguenze. Sarà una sigla di meno in circolazione: fra l’altro, mai apparsa in parlamento (ove, invece, prosperano alcune decine di targhe).

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