Tunisia: cade governo Essid

Tunisia: cade governo Essid

Tunisia: cade governo Essid
Tunisia: cade governo Essid

La politica tunisina prova ancora una volta a girare pagina con quella che ormai viene chiamata dai quotidiani locali «La Chute», la caduta, del primo ministro Habib Essid. Sfiduciato con 118 voti contrari e solo 3 a favore, l’ormai ex premier gestirà solo gli affari urgenti in attesa dell’insediamento della nuova squadra. Un cambio di rotta che in realtà non è né una sorpresa né una novità per i tunisini. I segnali che invitavano Essid a lasciare arrivano il 2 giugno, quando il presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi aveva annunciato l’intenzione di formare un governo di unità nazionale. Era ormai chiaro che il governo tecnico di Essid, nonostante il rimpasto di gennaio, faticasse a portare avanti in maniera incisiva una svolta per il Paese, soprattutto sotto l’aspetto economico: vera minaccia per la stabilità.

Imen Ben Mohammed, deputata del partito Ennahda che ha sfiduciato insieme ad altre forze politiche il premier, spiega come la decisione sia maturata a partire dal 14 luglio con l’accordo di Cartagine siglato da ben 9 partiti – circa l’80% delle forze in Parlamento – ma anche con il coinvolgimento del sindacato Ugtt, degli industriali di Utica e dell’Unione degli agricoltori (Utap). «Non c’è più tempo da perdere – spiega Ben Mohammed -. E lo pensano tutte le forze in campo che attendono da troppo tempo una svolta sull’economia mai avviata dal governo di Essid». La Tunisia, dunque, continua il suo processo di transizione lasciandosi alle spalle la dittatura, ma nella consapevolezza di essere una democrazia giovane e ancora fragile.

Nel frattempo il 29 e 30 novembre si terrà a Tunisi la Conferenza internazionale di presentazione del Piano Quinquennale di Sviluppo 2016-2020. Un piano approvato in consiglio dei Ministri che prevede progetti – per un totale di 120 miliardi di dinari tunisini – rivolti a cinque aree di investimento: governance e riforma dell’amministrazione; infrastrutture e grandi opere; sviluppo umano e inclusione sociale; sviluppo regionale; economia verde e sviluppo sostenibile.

Cercasi, quindi, un nuovo premier e questa volta preferibilmente politico e che abbia dimestichezza con la materia economica. Il presidente Essebsi ha 10 giorni da oggi per consultarsi con le varie forze politiche e trovare un nome che possa unire il Paese dei gelsomini. Ufficialmente i partiti non hanno indicato nessuno, ma di certo non sarà questo il problema. Il governo di unità nazionale sembra già in piedi e insieme ad esso iniziano a circolare i papabili alla carica di premier: Slim Chaker, attuale ministro della Finanza; Youssef Echahed, ministro Sviluppo regionale; Naji Jalloul, Educazione. Tutti e tre fanno parte del partito di maggioranza Nidaa Tunes e sono politici di un certo peso. La fase tecnica sembra ormai lasciata alle spalle, insieme a «la Chute» di Essid.

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