Il futuro incerto del Regno Unito

Il futuro incerto del Regno Unito
Il futuro incerto del Regno Unito
Il futuro incerto del Regno Unito

Prima ancora che arrivassero i risultati definitivi delle elezioni per il rinnovo dei parlamenti in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, per 124 amministrazioni locali in Inghilterra e per i sindaci di Londra, Bristol e Liverpool, i coltelli venivano affilati per giustificare altre campagne piene di colpi bassi. A Londra è stato eletto sindaco con il 57 % dei voti Sadiq Khan, ma i media internazionali hanno sottolineato il fatto che sia un musulmano, figlio di un autista di autobus pakistano, piuttosto che la sua appartenenza al Partito Laburista e la sua intenzione di intensificare la lotta contro le disuguaglianze, l’austerity e l’ingiustizia. Prima di diventare parlamentare ha lavorato come avvocato per i diritti umani. Il suo avversario conservatore rappresentava invece una storia di privilegi personali che gli elettori hanno rifiutato.

Una battutaccia sul nuovo sindaco di Londra, Sadiq Khan, di origini pachistane e religione musulmana: Beppe Grillo prima sottolinea come un fatto straordinario e positivo che “un bangladesciano” sia stato votato con tanto entusiasmo come primo cittadino della capitale britannica, lo indica come esempio delle impensabili sorprese che la vita può riservare a chiunque, dimostrazione che non si deve smettere mai di sognare e che la storia può avere svolte incredibili e spiazzanti. Poi però non resiste alla tentazione della satira dissacrante e conclude “voglio poi vedere quando si fa saltare in aria a Westminster…”.

La deputata laburista britannica Jo Cox è morta dopo essere rimasta vittima di una aggressione da parte di un uomo che le ha sparato 3 colpi di pistola e l’ha accoltellata. Il fatto è accaduto a Birstall, nel West Yorkshire, durante un incontro elettorale della parlamentare anti-Brexit in una biblioteca. L’aggressore è stato arrestato subito dopo. Si chiama Tommy Mair, 52 anni, e ora è indagato. “Crediamo si sia trattato di un incidente isolato, effettuato da un lupo solitario”. Così il capo della polizia del West Yorkshire, Dee Collins. In seguito all’agguato, i promotori della campagna pro e contro la Brexit hanno deciso di sospendere le attività.

È stato un testa a testa costante, con continui ribaltamenti di fronte: alla fine ha vinto il Leave sul Remain e la Gran Bretagna è fuori dalla Ue. Il premier britanico, David Cameron, ha annunciato le sue dimissioni: rimarrà a Downing Street altri tre mesi, ma poi è necessario che per la guida dei negoziati con l’Ue ci sia una nuova leadership. Alta l’affluenza alle urne: ha votato il 72,2% dei cittadini. Il voto, oltre a far precipitare il Regno Unito nell’incertezza, rappresenta la sconfitta più netta per i fautori di una maggiore integrazione europea dopo la Seconda Guerra Mondiale e rischia di innescare un effetto domino in altri Paesi.

La concessione del referendum doveva servire essenzialmente a ricompattare i conservatori, a neutralizzare la minaccia rappresentata dai populisti dell’Ukip e a garantire al primo ministro altri quattro anni di governo in totale serenità. È stata invece una mossa del tutto improvvida, presa sull’onda lunga di una vittoria elettorale ampia e forse inattesa. E si è rivelata disastrosa sotto il profilo strategico: una volta fatto uscire dalla lampada, il genietto maligno del nazionalismo inglese non ci è più voluto rientrare. E settimana dopo settimana Cameron stesso ha capito che la situazione gli stava sfuggendo di mano. L’accordo negoziato a febbraio con l’Unione europea, che sarebbe dovuto entrare in vigore se i britannici avessero votato per il remain, non è bastato ad accontentare il fronte euroscettico. Al contrario, ha alimentato le accuse a David Cameron di aver ottenuto solo insignificanti concessioni di facciata, da usare per ingannare i cittadini britannici e convincerli a rimanere in Europa.

Theresa May sarà primo ministro da mercoledì, al posto del dimissionario David Cameron. Ventiquattr’ore di accelerazione per il governo conservatore in Gran Bretagna. La svolta si è avuta dopo il ritiro di Andrea Leadsom, titolare dell’Energia, alla gara per la leadership dei Tories. L’unica altra contendente, un’altra donna, la May, 59 anni, ministra degli Interni e finora la favorita in base alle prime due votazioni, (in cui aveva raccolto la maggioranza dei consensi tra i deputati dei Tories, e ai sondaggi) è quindi diventata erede designata come leader conservatore e automaticamente primo ministro. E già da mercoledì prossimo, come annunciato dallo stesso Cameron, entrerà a Downing Street al suo posto, molto prima del 9 settembre, la data originariamente prevista per annunciare il vincitore delle primarie dei Tories e il cambio della guardia al vertice del partito e del governo. E’ la seconda donna premier conservatrice dopo la Thatcher. E su Brexit ha subito dichiarato: “Sarà un successo”.

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