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Spagna ancora senza governo

Spagna ancora senza governo

Spagna ancora senza governo

L’incubo di una secessione della Catalogna si fa più minaccioso stasera per Madrid dopo le elezioni regionali catalane i partiti indipendentisti mettono a segno una vittoria a metà, un quasi trionfo che fa dire a Artur Mas che “ha vinto il sì all’indipendenza”, anche se la maggioranza (scarna) dei catalani ha preferito votare partiti anti-secessione. Il fronte pro-indipendenza (Junts pel Sì +Cup) ottiene una netta maggioranza di seggi, 72 su 135 (maggioranza 68) ma arriva solo al 47,8% dei voti, non ottenendo quindi quella maggioranza assoluta che sarebbe valsa la legittimità politica completa, quasi un’investitura plebiscitaria, per chiedere la secessione da Madrid. Quando tutto sembrava perduto, con la Catalogna ormai destinata alla convocazione di nuove elezioni anticipate per il prossimo 6 marzo, Artur Mas ha deciso di fare un passo indietro per favorire la formazione di un nuovo governo regionale. L’uscita di scena dell’attuale presidente era la condizione posta dalla sinistra radicale della Cup (Candidatura d’Unitat Popular) per non abbandonare la maggioranza parlamentare indipendentista nata dal voto. In base all’accordo raggiunto oggi dopo una serie di riunioni frenetiche del fronte separatista, sarà l’attuale sindaco di Girona, Carles Puigdemont (appartenente allo stesso partito di Mas, Convergència democràtica de Catalunya) ad assumere le redini della Generalitat per rilanciare il “procés” secessionista che dovrebbe portare nel giro di diciotto mesi alla rottura definitiva con lo Stato centrale.

Ieri mattina, dopo un colloquio fra il candidato nominato dal capo dello stato, Pedro Sanchez, e il presidente del Congresso Patxi Lopez, quest’ultimo ha messo il primo paletto. Il dibattito di investitura avverrà il giorno 2 marzo. In modo tale che, verosimilmente, la prima votazione avverrà il giorno dopo, e dato che certamente Sanchez non riceverà la maggioranza assoluta dei voti, la seconda votazione – in cui saranno solo necessari più sì che no – avverrà il giorno 5. In questo modo i socialisti avrebbero modo di consultare la base a fine mese, come ha promesso Sanchez per aggirare i veti dell’apparato a un eventuale accordo. Questo metterà finalmente in moto il conto alla rovescia. Infatti se il 3 maggio ancora non ci sarà un governo, si andrà automaticamente al voto il 26 giugno.

Ultimo round di consultazioni finito nel nulla, “non esiste un candidato che abbia il sostegno necessario per avere la fiducia in Parlamento”. Così, con un comunicato rilanciato dalla stampa spagnola, re Felipe VI di Spagna ha riferito del fallimento dei colloqui con i leader dei partiti per tentare di formare un nuovo governo. E di fatto il accelera verso un nuovo voto. Il primo ministro uscente, Mariano Rajoy, è stato l’ultimo tra i leader politici ad incontrare il re alla Zarzuela, annunciando per la terza volta consecutiva, di non avere i voti necessari per fare un governo, anche se il suo partito aveva vinto le elezioni a dicembre. In precedenza, il monarca aveva incontrato il leader del Psoe, Pedro Sanchez, che lo aveva informato che anche di una proposta in extremis fatta questa mattina non aveva raccolto il sostegno necessario. E ancora una volta il socialista ha accusato in particolare il leader della formazione post-indignados Podemos, Pablo Iglesias, e il premier uscente Rajoy, di non avere voluto formare un governo di coalizione, per la loro mancanza di volontà.

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