Attentato Turchia. 42 morti, 238 feriti. Nessun italiano.

Attentato Turchia. 42 morti, 238 feriti. Nessun italiano.
Attentato Turchia. 42 morti, 238 feriti. Nessun italiano.
Attentato Turchia. 42 morti, 238 feriti. Nessun italiano.

Non c’è luogo immune dal terrorismo in Turchia. Lo sanno i cittadini turchi e lo sanno i potenziali turisti messi in fuga dai vari attentati che hanno scosso il Paese negli ultimi mesi. La carneficina all’aeroporto internazionale Atatürk di Istanbul – 42 morti accertati e 238 feriti – dà il colpo di grazia a un settore che finora ha portato grandi quantità di valuta estera in Turchia, quasi 30 miliardi di euro l’anno. Rivendicazioni, per ora, non ne sono arrivate, ma il primo ministro turco Binali Yildirim ha subito puntato il dito contro lo Stato islamico: “Gli indizi convergono su Daesh”, ha detto, prima che il muro della censura presidenziale sigillasse ogni informazione e immagine della triplice esplosione, documentata soltanto dai video diffusi sui social network dagli utenti internazionali.

Dando per buoni gli “indizi” raccolti dalle autorità turche, e dunque assumendo che il commando sia davvero riconducibile all’Isis, è utile ricordare perché i fedelissimi del sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi ce l’hanno tanto con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che fino allo scorso anno aveva in vari modi garantito la sopravvivenza del Califfato nella vicina Siria. L’ultimo atto di quello che i jihadisti considerano “il tradimento” di Erdogan – assieme alla riconciliazione con Israele – è la mano tesa alla Russia, con le scuse formali inviate due giorni fa dal presidente turco a Vladimir Putin per la storia del jet russo abbattuto dall’aviazione turca al confine tra Siria e Turchia il 24 novembre scorso. Scuse che il leader del Cremlino ha accettato proprio oggi, esprimendo la propria condanna per l’attacco all’aeroporto di Istanbul.

Come riporta la Bbc, Erdogan e Putin hanno avuto oggi la prima conversazione telefonica dall’abbattimento del jet. Durante la telefonata, i due avrebbero concordato il primo faccia a faccia dopo la crisi diplomatica della fine dell’anno scorso: l’occasione potrebbe essere il G20 che si terrà in Cina tra il 4 e il 5 settembre. Intanto sono già state sbloccate le relazioni economiche tra i due Paesi, a cominciare dal turismo. “Voglio iniziare con la questione del turismo. Stiamo revocando le restrizioni amministrative in questo settore”, ha detto Putin ai ministri nel corso di una riunione trasmessa in televisione. “Io chiedo – ha aggiunto – che il governo russo inizi il processo di normalizzazione del commercio generale e dei rapporti economici con la Turchia”.

Per l’Isis, il riavvicinamento tra Ankara e Mosca rappresenta una pessima notizia, l’ennesima accanto alle battute d’arresto subite negli ultimi tempi sul campo: in Siria, Iraq e Libia. In Siria, in particolare, sono stati i bombardamenti russi a colpire più duramente le postazioni del Califfato, consentendo alle forze governative siriane di riconquistare luoghi altamente simbolici come l’antica città di Palmira. Il riavvicinamento con la Russia, poi, arriva quasi contemporaneamente alla ripresa dei rapporti con Israele, dopo sei anni di contenzioso provocato dal sanguinoso raid di un commando israeliano contro una nave turca noleggiata per portare aiuti alla Striscia di Gaza, sotto embargo dal 2006.

Le ultime mosse di Erdogan – unite a un impegno maggiore di Ankara nella coalizione anti Isis guidata dagli Stati Uniti – hanno scatenato la furia jihadista contro il Paese, già alle prese con il conflitto interno legato alla questione curda. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), considerato dalla Turchia come un’organizzazione terroristica, ha fatto sapere di non aver nulla a che fare con l’attacco all’aeroporto di Istanbul. “Hpg – il braccio armato del Pkk – non ha condotto attacchi terroristici contro i civili, soprattutto nei confronti di persone a caso, molte delle quali non sono di nazionalità turca e non hanno alcuna relazione con la lotta contro il Pkk e l’occupazione della Turchia. Lottiamo contro i militari turchi, Hpg non ha mai utilizzato kamikaze. Questo è il modus operandi dello Stato islamico o di altri gruppi jihadisti”, ha detto un portavoce della milizia curda.

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