Europa

Sei mesi in Europa – 1mo semestre 2016

Elezioni legislative a Cipro. Il partito del presidente cipriota Nicos Anastasiades, il Raggruppamento Democratico (Disy) ha vinto le elezioni parlamentari che si sono svolte domenica a Cipro, ottenendo il 30,6% dei voti. Al secondo posto si è piazzato il Partito Progressista dei Lavoratori (Akel) dello sconffitto Dimitris Christofias, con il 25,6%. Ma entrambi i partiti hanno subito una battuta d’arresto rispetto alle precedenti elezioni del 2011. Disy, infatti, ha perso il 3,7% rispetto all’ultima tornata elettorale, e la sinistra di Akel addirittura il 7%.

Elezioni Irlanda: non vince nessuno

Enda Kenny

Elezioni legislative in Irlanda. Il maggiore partito di governo, il Fine Gael, ha perso molti seggi (fermandosi al 25,5 per cento) come anche il Partito Laburista (6,6 per cento), con cui è stato in coalizione dalle elezioni del 2011. L’alleanza tra questi due partiti era nata dalla sconfitta del Fianna Fáil – partito di centrodestra come il Fine Gael – che dopo aver governato ininterrottamente dal 1987 al 2011 – anche se quasi sempre in coalizione – non aveva saputo guidare il paese durante la crisi economica iniziata nel 2008, e anzi ne era stato considerato responsabile. Il Fianna Fáil è considerato politicamente una via di mezzo tra il Fine Gael, più di destra, e i laburisti e il Sinn Féin, più di sinistra; ha più che raddoppiato i suoi seggi dalle ultime elezioni, raccogliendo il 24,4 per cento dei voti, mentre il Sinn Féin ha ottenuto il 13,9 per cento. Il nuovo Dáil Éireann avrà meno seggi da queste elezioni perché una riforma del 2013 ha ridotto il numero dei deputati da 166 a 158. Se il Partito Laburista raggiungesse i 7 seggi otterrebbe nuovamente il diritto di parola automatico al Dáil Éireann, che le formazioni politiche minori non hanno.  Nessun partito ha raggiunto un risultato tale da permettergli di governare da solo. Probabilmente il Fine Gael e il Fianna Fáil cercheranno di formare un governo di minoranza: ma formare una nuova coalizione di governo potrebbe risultare difficile per entrambi.

Elezioni Slovacchia: boom del partito neonazista

Robert Fico

Elezioni legislative in Slovacchia. Suona l’allarme in Europa. L’ennesimo. Le elezioni in Slovacchia hanno legittimato l’estrema destra, indebolito il premier Robert Fico, reso difficile la formazione di un governo stabile. È il quadro che emerge nelle elezioni parlamentari, nelle quali i socialdemocratici dello Smer-Sd di Fico hanno perso un terzo dei voti in favore dei partiti euroscettici, populisti e neonazisti. La Slovacchia segue così le orme di altri partner europei, quali Ungheria e Polonia, ma anche Francia, Svezia e Austria, dove crescono le simpatie verso gli estremisti. Al premier uscente molti analisti rimproverano di aver giocato tutta la sua campagna elettorale sulla carta del rifiuto dei migranti, trascurando i problemi sociali ed economici. «Non siamo fascisti né neonazisti», ha rassicurato Milan Uhrik del partito di estrema destra Kotleba-Partito popolare Slovacchia nostra (LsNs), la cui entrata in Parlamento suscita legittime paure.

Pp rivince elezioni, ma la Spagna è ancora ingovernabile

Pp rivince elezioni, ma la Spagna è ancora ingovernabile

A seguito delle elezioni dello scorso anno in Spagna non si è riusciti a trovare una maggioranza. Il Pp, partito di maggioranza relativa, contatava in una grande coalizione con il Psoe; ma il segretario di quest’ultimo Pedro Sanchez si è dichiarato indisponibile. All’interno del Psoe, in realtà c’è stato un conflitto con il segretario che puntava ad un alleanza con Podemos e Ciudadanos e il grosso della dirigenza che voleva una grande coalizione con il Pp. Questo ha portato all’immobilità del secondo partito spagnolo e quindi a nuove elezioni. Ma anche le nuove elezioni non hanno costruito una maggioranza certa, con risultati quasi invariati rispetto a prima. Pp primo partito ma senza maggioranza assoluta (anche se rafforzato con 14 deputati in più), davanti a Psoe, Podemos e Ciudadanos. Un voto che ha visto tramontare il ‘sogno’ di Podemos di diventare il primo partito della sinistra, superando i socialisti, e candidarsi alla guida del governo. Dopo la pubblicazione di un disastroso exit-poll che dava il partito post-indignados davanti allo Psoe e il suo leader Pablo Iglesias in buona posizione per candidarsi a premier di un governo di sinistra, i risultati reali mano a mano hanno rovesciato il quadro politico. Così l’inaffondabile Mariano Rajoy sopravvive ad un’altra elezione e, anzi, è il vincitore relativo delle politiche spagnole.

A oltre due mesi dalle dimissioni in Lettonia di Laimdota Straujuma (Vienotība), la Saeima ha votato la fiducia (con 60 voti sui 100 disponibili in parlamento, e 32 contrari) al nuovo governo lettone formato da Māris Kučinskis (ZZS). Viene confermata la coalizione di centrodestra che ha guidato il paese negli ultimi anni, ma Zzs, il partito dei verdi e contadini, in questo nuovo esecutivo diventa il partito di riferimento e con maggiore influenza. E’ il secondo esecutivo della storia della Repubblica lettone ad essere guidato da un esponente di ZZS, il partito che èlegato ad uno degli oligarchi più discussi del paese, Aivars Lembergs, sindaco di Ventspils.

Francia: si arriva al Valls III°

Manuel Valls

Rimpasto della compagine ministeriale in Francia prima della volata che porta dritta alle presidenziali 2017. Sono due le grandi sorprese del “remaniement”: il rientro nell’equipe di governo dell’ex primo ministro JeanMarc Ayrault, nominato ministro degli Esteri (a discapito di Ségolène Royal, che tutti alla vigilia segnalavano come futuro capo della diplomazia francese), e l’uscita di scena di Fleur Pellerin, la ministra della Cultura. Per il resto il rimpasto ha confermato le indiscrezioni degli ultimi giorni, a partire dal ritorno in pompa magna degli ecologisti, dopo l’addio di Cécile Duflotnel 2014, allora ministro per le Politiche abitative. Ad assumere il posto che fu di Duflot, è l’attuale segretaria di Eelv (Europe EcologieLes Verts), Emmanuelle Cosse. Barbara Pompili, ex Eelv, è stata invece chiamata a ricoprire il ruolo di segretario di Stato per le relazioni internazionali sul clima. JeanVincent Placé, altro pezzo da novanta dei verdi francesi, è stato invece promosso segretario di Stato con delega alla Riforma dello stato. A Bercy, il giovane ministro dell’Economia Emmanuel Macron mantiene i suoi portafogli, Economia, Industria e Digitale, e non sfila, come sperava, le Finanze a Michel Sapin, con il quale continuerà dunque a coabitare, nonostante i numerosi dissapori. Tornando a Ségolène, sul cui ruolo in seno al governo Valls III sono circolati i più disparati rumors, certamente aveva creduto fino all’ultimo di poter diventare ministero degli Esteri, aveva detto “oui” al suo ex compagno quando le aveva proposto il grande salto, il riscatto della vita dopo tante delusioni (presidenziali del 2007 perse contro Sarkozy, primarie perse in lacrime nel 2011 e la rivalità tutta al femminile con Valérie Trierweiler, che le ha portato via il compagno), ma a far cambiare idea al presidente della Repubblica e al premier Valls, pare sia stato il secco rifiuto di Nicolas Hulot, leader ecologista, dato fino a una settimana fa come perfetto titolare di un superministero dell’Ecologia al posto di Segò. Tuttavia, quest’ultima, si è vista conferire un ulteriore portafoglio, ed è ora ministra dell’Ambiente, dell’Energia, per le politiche Marittime, nonché incaricata delle relazioni internazionali sul clima.

Il Portogallo si avvia verso una difficile fase di coabitazione dopo la vittoria alle presidenziali del candidato del centrodestra, il noto commentatore politico televisivo Marcelo Rebelo de Sousa, con il 53% dei voti, contro il 22% del candidato di area socialista Antonio Sampaio da Novoa. Rebelo de Sousa, 67 anni, subentrerà il 9 marzo al capo dello stato uscente, suo ex-compagno di partito nel conservatore Psd, Anibal Cavaco Silva, ma con le mani più libere con il governo del premier socialista Antonio Costa, arrivato al potere benché sconfitto nelle urne in ottobre dal premier uscente conservatore Pedro Passos Coalho. Costa ha realizzato un `ribaltone´ grazie all’appoggio della sinistra radicale del Bloco de Esquerda dell’attrice Caterina Martins, vicino a Podemos e a Syriza – la cui candidata Marisa Matias oggi è arrivata terza con il 10% – e dei comunisti-verdi del Cda.

Elezioni Austria: vincono i Verdi a sorpresa

Alexander Van der Bellen

La campagna elettorale in Austria per le presidenziali è stata molto accesa e si è combattuta quasi totalmente sull’immigrazione. Questo ha provocato dissidi prima con la Grecia e poi con l’Italia; ma sopratutto è stato un buon trampolino di lancio per l’ottima affermazione del partito filo-nazista, Norbert Hofer, che è riuscito ad andare al ballottaggio presidenziale. Assieme a lui va al ballottaggio il verde Alexander Van der Bellen. A sorpresa nessuno dei rappresentanti dei due maggiori partiti è riuscito ad arrivare al ballottaggio. Prima del turno di ballottaggio si dimette il Cancelliere “moderato” Werner Faymann, che però aveva dato il via libera al “muro anti-migranti al Brennero“. Il suo partito, il socialdemocratico, aveva subito una pesante sconfitta elettorale alle ultime presidenziali. Per questo Faymann ha anche annunciato le sue dimissioni da leader del partito socialdemocratico. L’annuncio delle dimissioni è arrivato durante una conferenza stampa convocata frettolosamente, in cui il Cancelliere ha sottolineato anche che “avere la maggioranza (nel partito) non è abbastanza”. A tempi da record è stato anche nominato il suo successoreChristian Kern, designato dai socialdemocratici. Il nuovo esecutivo dell’ex capo delle Ferrovie austriache (Oebb) vedrà anche un rimpasto: con la sostituzione di tre ministri e un sottosegretario. Mosse che i socialdemocratici hanno fatto velocemente, per evitare che il Paese arrivasse al delicato ballottaggio, per le presidenziali, senza una guida politica. Alla fine, il ballottaggio è stato vinto dal verde Alexander Van der Bellen. Al fotofinish si è imposto con il 50,3% dei consensi, ovvero con un vantaggio di 31.000 voti. Uno scarto minimo, ma ben più ampio dei 3.000 voti previsti dagli exit polls. «Da presidente mi metterò al servizio di tutti gli austriaci. Inizierò da subito a riconquistare la fiducia degli elettori di Norbert Hofer, al quale va il mio rispetto», ha detto il presidente designato, che, in perfetto stile americano, si è presentato alle telecamere su un prato verde davanti allo storico palais Schonburg.

Amministrative in Germania. Angela Merkel perde. E la destra anti-rifugiati di Alternative für Deutschland (AfD) si fa strada, soprattutto nell’Est ex socialista della Germania. I primi exit poll delle elezioni in tre Länder tedeschi raccontano di un risultato con qualche punto chiaro e molto da studiare nei dettagli: AfD trionfa, con il 23%, nella Sassonia-Anhalt e nel Baden-Württemberg il verde Winfried Kretschmann raccoglie un notevole successo personale. Nel complesso, se i sondaggi ai seggi verranno confermati, i tedeschi hanno votato tra l’11 e il 23% contro la politica di apertura ai profughi della cancelliera; il resto per partiti che, in gradazioni diverse, sono per garantire l’asilo a chi fugge da guerre e pericoli.

Risultati elezioni in Regno Unito

Sadiq Khan

Due eventi ci sono stati in questo semestre nel Regno Unito. Inanzitutto le amministrative, che danno la tendenza della volontà del popolo e poi il referendum per l’uscita del regno dall’Unione Europea. Prima ancora che arrivassero i risultati definitivi delle elezioni locali per il rinnovo dei parlamenti in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, per 124 amministrazioni locali in Inghilterra e per i sindaci di Londra, Bristol e Liverpool, i coltelli venivano affilati per giustificare altre campagne piene di colpi bassi. A Londra è stato eletto sindaco con il 57 % dei voti Sadiq Khan, ma i media internazionali hanno sottolineato il fatto che sia un musulmano, figlio di un autista di autobus pakistano, piuttosto che la sua appartenenza al Partito Laburista e la sua intenzione di intensificare la lotta contro le disuguaglianze, l’austerity e l’ingiustizia. Prima di diventare parlamentare ha lavorato come avvocato per i diritti umani. Il suo avversario conservatore rappresentava invece una storia di privilegi personali che gli elettori hanno rifiutato. A proposito del nuovo sindaco londinese, ha suscitato scalpore in tutta Europa la battuta che ha fatto il leader populista italiano Beppe Grillo su questa elezione. Una battutaccia sul nuovo sindaco di LondraSadiq Khan, di origini pachistane e religione musulmana: Beppe Grillo prima sottolinea come un fatto straordinario e positivo che “un bangladesciano” sia stato votato con tanto entusiasmo come primo cittadino della capitale britannica, lo indica come esempio delle impensabili sorprese che la vita può riservare a chiunque, dimostrazione che non si deve smettere mai di sognare e che la storia può avere svolte incredibili e spiazzanti. Poi però non resiste alla tentazione della satira dissacrante e conclude “voglio poi vedere quando si fa saltare in aria a Westminster…”.

Cameron e la Brexit

Cameron e la Brexit

Ma è la campagna elettorale per il referendum che infuoca davvero gli animi; tanto che a pochi giorni dal voto un fanatico uccide una deputata laburista, rea di sostenete le tesi a lui avverse. La deputata laburista britannica Jo Cox è morta dopo essere rimasta vittima di una aggressione da parte di un uomo che le ha sparato 3 colpi di pistola e l’ha accoltellata. Il fatto è accaduto a Birstall, nel West Yorkshire, durante un incontro elettorale della parlamentare anti-Brexit in una biblioteca. L’aggressore è stato arrestato subito dopo. Si chiama Tommy Mair, 52 anni, e ora è indagato. “Crediamo si sia trattato di un incidente isolato, effettuato da un lupo solitario”. Così il capo della polizia del West Yorkshire, Dee Collins. In seguito all’agguato, i promotori della campagna pro e contro la Brexit hanno deciso di sospendere le attività. I risultati del referendum danno sorprendentemente la vittoria alla Brexit; data per sconfitto dopo l’assassinio della parlamentare laburista. È stato un testa a testa costante, con continui ribaltamenti di fronte: alla fine ha vinto il Leave sul Remain e la Gran Bretagna è fuori dalla Ue. Il premier britanico, David Cameron, ha annunciato le sue dimissioni: rimarrà a Downing Street altri tre mesi, ma poi è necessario che per la guida dei negoziati con l’Ue ci sia una nuova leadership. Alta l’affluenza alle urne: ha votato il 72,2% dei cittadini. Il voto, oltre a far precipitare il Regno Unito nell’incertezza, rappresenta la sconfitta più netta per i fautori di una maggiore integrazione europea dopo la Seconda Guerra Mondiale e rischia di innescare un effetto domino in altri Paesi. La concessione del referendum doveva servire essenzialmente a ricompattare i conservatori, a neutralizzare la minaccia rappresentata dai populisti dell’Ukip e a garantire al primo ministro altri quattro anni di governo in totale serenità. È stata invece una mossa del tutto improvvida, presa sull’onda lunga di una vittoria elettorale ampia e forse inattesa. E si è rivelata disastrosa sotto il profilo strategico: una volta fatto uscire dalla lampada, il genietto maligno del nazionalismo inglese non ci è più voluto rientrare. E settimana dopo settimana Cameron stesso ha capito che la situazione gli stava sfuggendo di mano. L’accordo negoziato a febbraio con l’Unione europea, che sarebbe dovuto entrare in vigore se i britannici avessero votato per il remain, non è bastato ad accontentare il fronte euroscettico. Al contrario, ha alimentato le accuse a David Cameron di aver ottenuto solo insignificanti concessioni di facciata, da usare per ingannare i cittadini britannici e convincerli a rimanere in Europa.

Riforma costituzionale approvata

Riforma costituzionale approvata

Due provvedimenti legislativi in Italia hanno fatto eco in tutta Europa per la loro approvazione: le unioni civili e la riforma costiruzionale. La legge sulle unioni civili inserisce nel diritto di famiglia un nuovo istituto specifico per le coppie omosessuali, chiamandolo unione civile, diverso dal matrimonio regolato dall’articolo 29 della costituzione. Per stipulare un’unione civile, le due persone devono essere maggiorenni e recarsi con due testimoni da un ufficiale di stato civile. L’ufficiale provvede alla registrazione. Non possono contrarre l’unione civile persone già sposate o che hanno già contratto un’unione civile; persone a cui è stata riconosciuta un’infermità mentale o persone che tra loro sono parenti. Il disegno di legge prevede il riconoscimento delle convivenze, sia tra omosessuali sia tra eterosessuali. Il ddl Boschi sulla riforma costituzionale è stato approvato dalla Camera con 361 voti a favore e 7 contrari. Con la sesta e ultima votazione il provvedimento, secondo quanto previsto dall’articolo 138 della costituzione, non avendo ottenuto la maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna Camera, può essere sottoposto a referendum popolare. L’ultima parola quindi spetterà ai cittadini. Con l’approvazione del ddl finisce di fatto il bicameralismo paritario su cui si basa la nostra Costituzione. In concomitanza con la seduta della Camera per il voto finale è sceso in piazza davanti a Montecitorio il Comitato per il “No a al referendum costituzionale” che accusa il governo Renzi di voler stravolgere la Costituzione così come era stata concepita dai padri costituenti, con la divisione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. “Con la discussione generale è un iniziato ieri alla Camera il percorso che porterà all’approvazione definitiva della riforma Renzi-Boschi che stravolge la Costituzione nata dalla Resistenza. Una riforma voluta, anzi imposta al parlamento dal governo, che ora vuole utilizzare il referendum a fini plebiscitari. Il combinato disposto delle pretese riforme della Costituzione e della legge elettorale cambiano la sostanza della nostra Repubblica, fondata sulla centralità del Parlamento e avviano un processo che punta alla instaurazione di una sorta di premierato assoluto”.

Attentato in Belgio: l'Isis rivendica

Attentato in Belgio: l’Isis rivendica

L’Isis fa sentire il suo eco anche in Europa. È di 26 morti e oltre 130 feriti il bilancio provvisorio degli attacchi terroristici che hanno scosso Bruxelles: le due esplosioni all’aeroporto della capitale e quella nella metropolitana di Maalbeek – a due passi dalla sede della Commissione europea – hanno fatto scattare il massimo livello di allerta nel cuore dell’Europa e indotto le autorità a rafforzare le misure di sicurezza negli aeroporti delle principali capitali del mondo, incluso quello di Fiumicino. Il ministro belga della Sanità, Maggie de Block, ha detto che all’aeroporto sono rimaste uccise 11 persone e ferite 81. Mentre per quanto riguarda la metro Malbeek, la società dei trasporti della città (Stib) ha detto che ci sono 15 morti e 55 feriti. Gli attentati sono stati rivendicati dall’Isis. In Medio Oriente ormai la parola guerra non è più un tabù, ma la realtà di tutti i giorni. Stati come la Siria e l’Iraq non esistono più; altri come il Libano sono in crisi; altri ancora come Quatar, Arabia Saudita e Turchia viaggiano su due fronti dicendo di parteggiare per l’Occidente, ma comprando di nascosto petrolio all’Isis e quindi finanziando la loro guerra contro l’Occidente stesso.

Attentato anche in Francia. Notte di terrore a Parigi, dove un uomo ha ucciso un poliziotto e sua moglie in un sobborgo della Capitale, prima di essere ucciso dalle forze speciali francesi. Sano e salvo, invece, il figlio di tre anni preso in ostaggio dall’uomo. L’episodio à avvenuto nel quartiere nord-occidentale di Magnanville. L’assassino era un vicino di casa del poliziotto. Il presidente francese, Francois Hollande, ha confermato: “È un atto incontestabilmente terrorista”. “La vigilanza, ha aggiunto il capo dell’Eliseo, verrà portata “al livello massimo” con “mezzi supplementari”. Hollande ha messo apertamente in relazione “terrorismo e traffico esseri umani, droga e armi”. “Sono le stesse filiere che trovano finanziamenti riconducibili ai terroristi”, ha sostenuto. Il premier Manuel Valls annuncia “espulsioni, certi individui – spiega – non possono più restare sul territorio nazionale. La Francia viene attaccata per i suoi valori e la sua democrazia”. Il killer, Larossi Abballa, jihadista, è stato poi ucciso dalle teste di cuoio. Il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, ha autorizzato gli uomini delle forze dell’ordine a girare armati anche fuori servizio.

Violenze a Colonia

Violenze a Colonia

Disordini in Germania. È come se un meteorite si fosse abbattuto su Colonia. Come se fosse successo qualcosa di inaudito. Dopo che oltre novanta donne sono state aggredite durante i festeggiamenti per il capodanno da uomini ubriachi e apparentemente di origine nordafricana e mediorientale, molti tedeschi ritengono che nel paese le donne siano alla mercé di orde di immigrati. Il ministro della giustizia Heiko Maas ha parlato di una “dimensione completamente nuova per la criminalità organizzata”. Ma non è così semplice. L’obiettivo delle aggressioni era il furto, le violenze sessuali erano solo un diversivo. Questo non rende meno grave l’episodio: si è pur sempre trattato di violazioni dell’integrità fisica delle donne. Ma le molestie sessuali su vasta scala non sono una novità. Anche se molti non se ne vogliono rendere conto, in tutte le grandi manifestazioni in cui l’alcol abbonda le donne devono affrontare una triste realtà: essere toccate contro la loro volontà. Nell’Unione europea una donna su due è stata vittima di violenze fisiche o sessuali. La Germania si è anche fatta notare anche per la presa di posizione contro il genocidio turco degli armeni. Il Parlamento tedesco ha votato – in modo quasi unanime, un no e un astenuto – la mozione presentata dalla Cdu, dall’Spd e dai Verdi che definisce “genocidio” l’uccisione di un milione e mezzo di armeni da parte dei turchi ottomani nel 1915. La Turchia ha immediatamente richiamato il suo ambasciatore in Germania, come aveva fatto anche quando, anni fa, fu la Francia a votare una mozione simile. Il Financial Times ha scritto che la Turchia è “ipersensibile” alla questione del genocidio. Lunedì il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva dichiarato: “Se la Germania insiste su questa questione, i legami bilaterali, diplomatici, economici, politici e militari, visto che siamo entrambi membri della Nato, saranno danneggiati”.

Grecia, via libera a tranche da 10,3 miliardi e alla ristrutturazione del debito

Euclid Tsakalotos e Alexis Tsipras

C’è voluta una riunione che durasse 11 ore proseguisse fino a tarda notte, ma alla fine i creditori e la Grecia hanno trovato finalmente un accordo sulla revisione del programma di aiuti al Paese, e al conseguente esborso di una nuova tranche da 10,3 miliardi di euro del prestito da 86 miliardi concordato l’estate scorsa, nonché sulle misure da intraprendere, ma solo a partire dal 2018, per ristrutturare il debito ellenico. “Abbiamo fatto un importante passo avanti sulla Grecia, che ci permette di entrare in una nuova fase del programma di assistenza finanziaria”, ha dichiarato al termine dell’Eurogruppo il presidente Jeroen Dijsselbloem, e “questo va oltre quello che pensavo sarebbe stato possibile non molto tempo fa”. Per ristabilire a Bruxelles il “clima di fiducia” richiesto, il governo di Alexis Tsipras ha dovuto approvare negli ultimi mesi diverse misure di austerità, l’ultimo pacchetto proprio domenica scorsa per mettere in piedi un fondo per le privatizzazioni dei maggiori asset pubblici del Paese e acconsentire alla clausola di salvaguardia che farà scattare tagli di bilancio nel caso in cui gli obiettivi di surplus primario (che dal 2018 deve essere del 3,5%) non dovessero essere rispettati.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha eletto, con 179 voti, l’Italia per l’ultimo posto al Consiglio di Sicurezza per il 2017, approvando l’accordo raggiunto con l’Olanda per la spartizione dei due anni. Roma ha promesso di rinunciare, alla fine del 2017, permettendo, così, il cambio della guardia con L’Aia per l’anno successivo. I due Paesi hanno promesso di lavorare insieme in modo stretto durante il mandato. Si è chiuso così, con un salomonico compromesso tra le parti, lo stallo politico che si era protratto in Assemblea fino a notte fonda, dopo cinque fumate nere in cui nessuno dei due candidati, entrambi Paesi fondatori dell’Unione europea, era riuscito a raggiungere il quorum di 128 voti necessario per l’assegnazione.

Lo scandalo inglese sull’aumento degli aborti selettivi si è sgonfiato non appena si è passati dalla teoria alla pratica. Cioè quando il deputato Tory Fiona Bruce ha proposto un emendamento all’Abortion Act del 1967 per esplicitare che abortire un bambino solo perché non si gradisce il suo sesso è proibito: il provvedimento legislativo, votato alla Camera dei Comuni, è stato bocciato da 292 parlamentari contro 201. Sembra che sia ancora politicamente scorretto non indignarsi di fronte al femminicidio, ma proteggere le bambine dall’aborto sarebbe troppo pericoloso: il mito dell’autodeterminazione femminile subirebbe un colpo. A quel punto, infatti, bisognerebbe difendere anche i maschi, i malati, i figli dello stupro e tutti i concepiti in generale. Il Congresso dei sindacati inglese la vede così: «Costringere una donna a partorire solo perché non ci piacciono le ragioni per cui lei vorrebbe abortire sarebbe un significativo passo indietro».

Eurofestival 2016: il mio editoriale

Jamala

Eurofestival 2016. Promossa a pieni voti (o quasi) l’intera produzione dell’Eurovision, finale in primis. Questa volta gli svedesi hanno fatto un ottimo lavoro, decisamente migliore rispetto all’edizione del 2013 tenutasi a Malmo, non senza stupirci con qualche sorpresa: dall’ospite internazionale – Justin Timberlake – allo sketch regalatoci da Ian McKellen(Magneto nella saga X MEN e Gandalf ne Il Signore degli Anelli) e Derek Jacobi (Hamlet, Il discorso del Re), star della serie Vicious, in onda su ITV (canale concorrente della BBC, che in UK trasmette l’Eurovision). Peccato per gli sketch di grande qualità creati in questa edizione e tagliati nella diretta italiana.

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