Il centro guarda al referendum di ottobre

Il centro guarda al referendum di ottobre
Il centro guarda al referendum di ottobre
Maurizio Lupi, Angelino Alfano e Renato Schifani

La linea filo governativa portata avanti dal leader Angelino Alfano, secondo diversi esponenti centristi, non è vincente per chi punta a ricostruire una coalizione modello Milano con il Centrodestra. Una verifica delle stato delle cose va fatta e non si può più rimandare. Troppo tardi per aspettare il referendum di ottobre. Ancora non si è tenuta una riunione dei gruppi ma c’è chi la caldeggia fortemente. Possibile si faccia anche la prossima settimana: bisogna fare il punto e chiedere una verifica con Renzi che i centristi, viene ripetuto, hanno lealmente sostenuto sulle riforme, anche sacrificandosi. Posizioni distanti si registrerebbero fra chi pensa sia bene uscire dal governo, per un appoggio esterno che consenta di avere maggiormente mani libere e chi ritiene di dover continuare l’esperienza con l’esecutivo. Certo Renzi ha la maggioranza, anche in Senato, che già esponenti di Ala di Verdini hanno supportato. Ma a Palazzo Madama se i senatori decidessero di prendere le distanze dalla politica del governo si aprirebbe una questione politica di non poco conto, viene fatto notare. E sul tavolo ci sono già i distinguo con il Pd sulla prescrizione e le intercettazioni.

 

E non serena è di certo l’aria in Ap. Una riunione tra Angelino Alfano, gli esponenti governativi e i capigruppo Renato Schifani e Maurizio Lupi, ha messo ‘nero’ su bianco le distanze crescenti tra i centristi. Con Alfano che non intende modificare gli assetti di governo fino al referendum ma che avrebbe in qualche modo ‘avvertito’ Renzi sulla necessità di ‘spersonalizzare’ la campagna per il sì e sulle conseguenze traumatiche di un eventuale ‘Nazareno 2’ con la nuova ‘ala’ filo-governativa rappresentata dai verdiniani. “Con il referendum finisce il governo istituzionale delle riforme”, rilancia Lupi invitando Ap a lavorare su un progetto popolare che abbia il modello di Milano come stella polare. Un modello di centrodestra, quindi, che non prevede alcun dialogo con il Pd e verso il quale in Ap sono in tanti a guardare, a cominciare da chi vorrebbe un’uscita dal governo ben prima di ottobre. Perche’, e’ la protesta dei malpancisti, non si puo’ cambiar casacca un giorno prima del referendum.

II più netto è l’ex ministro Maurizio Lupi, oggi capogruppo alla camera del partitino di Angelino Alfano: «Dopo il referendum costituzionale dichiara – si chiude il capitolo del governo istituzionale che sosteniamo, sarà la sua fine naturale». C’è dunque un termine, eppure Lupi è persino più prudente del suo collega capogruppo al senato Renato Schifani, secondo il quale i centristi già bertusconiani (che a palazzo Madama si riconoscono nella sigla Area popolare) dovrebbero scaricare Renzi anche prima. Lupi aggiunge che «per il futuro ritengo che il modello Milano sia quello da seguire». Quello cioè dove i centristi di Alfano hanno fatto da spalla al candidato di centrodestra (e della Lega) Stefano Parisi. Malgrado proprio Lupi si sia presentato come capolista di Milano popolare, ottenendo un ben scarso risultato. Ma le tensioni in Ncd sono destinate a venire fuori in una prossima riunione dei gruppi, già sofferenti per la concorrenza «in casa» dei parlamentari di Verdini, anche loro ex berlusconiani diventati decisivi per il governo. La linea filo governativa del ministro dell’interno è criticata da chi ritiene che le ragioni dei centristi siano state messe da parte sulla giustizia (intercettazioni e prescrizioni) e sui diritti civili (stepchild adoption).

Poi sopratutto se il prossimko referendum verrà bocciato il governo Renzi cadrà r ognuno si riposizionerà come crede; ma se il quesito referendario dovesse diventare legge allora si creerebbe una forza centroifuga che farebbe in modo che le forze di centro (Scelta Civica, Udc, Nuovo centro Destra e Ala) si semplifichino in un unico partito. Questo perchè la soglia del 3% attualmente così come sono messi nessuno di loro la supererebbe.

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