Il finto autolesionismo di Berlusconi sul referendum ne rivela i veri intenti.

Il finto autolesionismo di Berlusconi sul referendum ne rivela i veri intenti.
Il finto autolesionismo di Berlusconi sul referendum ne rivela i veri intenti.
Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi ha spiegato (fin troppo) candidamente, che in caso di bocciatura della riforma costituzionale sarebbe auspicabile la costituzione di un governo di grande coalizione tra centrodestra e Partito democratico, per affrontare la situazione di stallo e di confusione che si creerebbe. La conseguenza logica di questa proposta è quella di spingere chi considera una ipotesi di governo di questo genere una sciagura, dai 5 stelle alla minoranza del Pd all’ala rissosa della destra, a domandarsi se sia proprio un buon affare mandare a casa Matteo Renzi bocciando la riforma, per poi cadere dalla padella nella brace.

E’ difficile credere che Berlusconi non si renda conto dell’effetto politico di quel che dice, soprattutto del fatto che la sua previsione coincida con quella di Renzi che sostiene che il No al referendum apra la strada a tutti gli “inciuci”. Naturalmente si può attribuire questa strana uscita a imprevidenza, ma è difficile credere davvero che chi ha saputo bene o male manovrare nella politica italiana in modo da restarne il principale interlocutore per un ventennio, all’improvviso abbia perso la capacità di capire come le posizioni assunte influenzino gli orientamenti politici e i comportamenti elettorali. Senza mettersi a fare gli psicologi da talk-show, viene comunque il dubbio che si sia trattato di una specie di lapsus freudiano, di un appoggio inconsapevole (sempre che sia effettivamente inconsapevole) al fronte opposto nel referendum.

Berlusconi si trova male nella compagnia che grida alla dittatura incipiente, anche perché non fa fatica a riconoscere nei principali esponenti di questa campagna le stesse persone e gli stessi argomenti che venivano sciorinati durante i “girotondi” organizzati contro di lui e contro le sue proposte di riforma istituzionale. E’ naturale che abbia voluto distinguersi, separarsi da questa sgradevole consorteria. Per farlo ha evocato una ipotesi politica che sembra destinata a far inferocire tutti i sostenitori più accaniti del no, a destra come a sinistra. Possibile, diciamo con un sorriso, che non abbia capito che in questo modo aiuti la campagna del sì? Domanda che non riceverà risposta ma che viene naturale porsi.

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