Nel Centro si aspetta

Nel Centro si aspetta

Nel Centro si aspetta
Angelino Alfano e Dennis Verdini

Le cicliche affermazioni di Angelino Alfano, a volte riecheggiate da gualche collega di partito, sulla necessità di superare il Ncd, confermano una condizione negativa che si trascina: il partito, anche considerato insieme con l’Udc (ma l’unificazione si è arrestata alla prima tappa, cioè i gruppi parlamentari comuni), non riesce ad ampliare i propri consensi. Secondo non pochi osservatori e anche qualche sondaggio, sta anzi subendo una lenta erosione. Senz’altro, non guadagna spazio. I vertici del Ncd sono ben consapevoli di un fatto.

Non ha mai fatto un passo avanti l’auspicato soggetto politico costituito da formazioni centriste. Anzi, il cartello diretto da Mario Monti, a quell’epoca assiso in palazzo Chigi, non solo non si è mai tradotto in un nuovo partito, ma si è dissolto. Si continua a ripetere, a più voci e da più provenienze, che bisogna fornire uno strumento politico a milioni di elettori che si sentono (testualmente) distanti dalla Lega, dai populisti, dai lepenisti, dagli antieuropei ecc. ecc. e distinti dal Pd. Di fatto, si tratta di opporsi (distanti è un eufemismo) a un centro-destra che comprendesse Matteo Salvini e forse altresì Giorgia Meloni, per allearsi (distinti è un termine molto tenue) ai democratici, purché guidati da Renzi. L’obiettivo di avere di fronte un Pd depurato delle sinistre interne è avvertito come molto ipotetico. Quindi, non si parla di partito della nazione, bensì di un coagulo di coloro che, dal centro, vedono in Renzi il riformista, il possibile attuatore di quanto il Cav aveva promesso senza mantenere. Siccome i mesi passano e le fratture centriste non si ricompongono, Alfano ha da ultimo pensato bene di fissare una data: ottobre. Dopo il referendum si vedrà come agire. Se prevalesse il sì (obiettivo per il quale risultano impegnati un pò tutti, nel Ncd, nell’udc, in Ala, in Sc, nelle altre sigle sconosciute agli elettori e agli stessi cronisti politici), è chiaro che la vittoria di Renzi non lascerebbe dubbi sulla nascita di una formazione unitaria filo renziana.

Vigente l’italicum, sarebbe destinata a presentarsi per conto proprio, al fine di fornire un sostegno a Renzi presidente dopo le elezioni, per sottrarlo ai condizionamenti dei dissidenti interni. Se prevalesse il no, i giochi sarebbero aperti, cominciando dalla legge elettorale. Si potrebbero allora tratteggiare anche altre prospettive politiche. Intanto, maiora premunt. A parte le amministrative, bisognerà impegnarsi nel referendum. Così si placa la fretta, anche interna alle varie sigle, e si offre agli elettori un termine dopo il quale si farà un tagliando, come oggi usa dire, anche se c’è parecchia oscurità sui contenuti di quella che in termini antichi si sarebbe definita verifica.

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