Casini esce dall’Udc

Casini lascia l'Udc
Casini lascia l'Udc
PierFerdinando Casini

Per non addentrarci molto in un intricatissimo albero geneaologico, che risale nientepopodimeno che a un celebre avo, la Balena democristiana, basti ricordare che fratello maggiore ne era stato il Ccd (Casini con Mastella), fratellastro il Cdu di Buttiglione, cugini «avvelenati» l’Udr di Cossiga e l’Udeur di Mastella, fratellino in provetta una lista Biancofiore.

Ieri, in un triste epilogo che si trascinava da tempo e quindi indifferente ai più, il partito, giunto alle soglie della maggiore età, è stato ufficialmente ripudiato da papà Casini. Che ha rifiutato di prenderne la tessera, in un moto repulsivo alla Groucho Marx; «Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me». Raggiunto al telefono dal Giornale, mentre era in procinto di parlare all’ambasciata giordana nelle vesti di presidente della commissione Esteri del Senato che ormai lo assorbono del tutto, Casini ha liquidato in poche battute un abbandono che sembra analogo a quello dei genitori giapponesi nei confronti del bimbo lasciato nel bosco per punizione. «Non è una novità – cadeva dal pero – Dopo tanti anni è giusto che ognuno vada avanti con i piedi suoi, io poi ormai mi sono tutto concentrato sulla politica estera…».

E siccome la notizia di ieri, assieme alla mancata tessera del fondatore, era anche che la Direzione di ciò che resta dell’Udc (Cesa, D’Alia, De Poli, Adornato, Buttiglione, Binetti, De Mita jr) ha decretato all’unanimità che «la proposta di Angelino Alfano di un nuovo soggetto politico a ottobre, dopo il referendum costituzionale, è fuori dal tempo», e che non si aderirà ai «comitati per il Sì», se ne desume che il partito vira la prua un po’ verso destra, pronto a verificare dopo le Amministrative se completare il giro di vento e dire di «No» alle riforme, oppure «ni», o tornare a dormire in acque più placidamente governative con il «Sì» tiepido. Se ne occuperà un’apposita Assemblea aperta al «contributo di esterni», dunque non escluso un repechage dello stesso Casini. Il quale, ancora in esclusiva al Giornale, ci pare aver confermato tutti i suoi dubbi sulla linea politica attuale. «Ma scusi, se ognuno deve camminare con le sue gambe, ognuno si sceglie la sua strada – ripeteva – Non voglio dare sentenze di qua o di là…». Pur non avendo voluto solennizzare il mesto disconoscimento, una sentenza pensiamo Casini l’abbia già pronunciata. In nome del popolo renziano.

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