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Patto per il Sud: L’Aquila e Bari

Patto per il Sud: L'Aquila e Bari

Luciano D’Alfonso, Matteo Renzi e Claudio De Vincenti

“Se passa il principio che il simbolo del futuro è il muro e non la piazza le nostre comunità sono finite. Il nostro modello di sviluppo è basato sul confronto, il dialogo, l’incontro. Il nostro compito è tornare ai valori fondanti delle nostre comunità”. Lo ha detto Matteo Renzi a Bari, dove si è recato dopo l’Aquila, per la firma del Patto per il capoluogo pugliese, con il sindaco Antonio Decaro. La terza tappa prevista, quella di Campobasso, è stata rinviata a causa del maltempo.

“La cultura, l’identità e l’appartenenza, questo è ciò che salverà l’Europa oggi, nel prossimo anno insisteremo su questo mix di tesi del prossimo G7 in Italia: cultura, educazione, capitale umano, orgoglio, identità”, ha detto Renzi. La parola “insieme è la base della discussione sull’Europa che verrà – ha aggiunto – è un’utopia? Qualcuno pensa di sì”. Il Patto di oggi “a mio giudizio non è solo un patto, è dire che vogliamo mettere tutti un tassello, a prescindere dalle appartenenze politiche”.

“Posso annunciare che nell’arco dei prossimi 15 giorni saremo in grado di firmare il Patto anche per la Regione Puglia – ha precisato il premier -, per cui ringrazio il presidente Emiliano, e il sottosegretario De Vincenti. E sono grato agli uffici della Regione per aver condiviso il percorso che ci ha permesso di superare le polemiche dei giorni scorsi”. La firma di oggi fra Governo e città Metropolitana dà il via libera al programma di finanziamenti destinati all’area vasta barese: sono 230 milioni di euro che serviranno per interventi strategici come il water front metropolitano, il paesaggio rurale, il polo della giustizia, il Sistema universitario e la zona Logistica produttiva Asi.

Per il presidente del Consiglio, “nei prossimi mesi, partendo proprio dal Mezzogiorno, dobbiamo tornare a formare la classe dirigente”. Per Renzi “c’è bisogno di tornare a scoprire la bellezza del valore educativo, di qualcuno che ti rimette in discussione. Anche in questo il Mezzogiorno deve essere protagonista, Bari deve essere protagonista”. “Questa straordinaria realtà del Mezzogiorno – ha rilevato – non deve essere il solito racconto di una ripartenza, ma anche della costruzione di una nuova classe dirigente”. “Già ce n’è tanta di classe dirigente che viene dal Sud – ha concluso – ma la raffigurazione politologica di quello che dobbiamo fare deve partire proprio da qui”.

“Noi abbiamo smesso di progettare perché dovevamo tagliare i soldi per il futuro” a causa della “filosofia dell’austerity fine a sé stessa. Per risbloccare l’Italia è necessario ripartire dalla voglia di tornare a progettare, con uno sguardo gettato sul futuro: è una delle grandi occasioni che abbiamo”. Lo ha sottolineato il premier, precisando che dobbiamo “farlo senza avere la preoccupazione di vivere un indistinto presente in cui ci raccontiamo sempre le stesse cose”.

“Ci sono 15 patti per il sud con centinaia di progetti, fondi europei fatti di tasse italiane, i soldi che possiamo riprendere spendiamoli tutti. Sono pronti e abbiamo iniziato a firmarli. Hanno un grande pregio: costringono reciprocamente a controllarci”. Lo dice il presidente del consiglio Matteo Renzi, parlando a L’Aquila alla firma del patto per l’Abruzzo, con il presidente della Regione Luciano D’Alfonso. In Abruzzo il Masterplan contempla 77 progetti. “Devono essere realizzati, i singoli cantieri devono essere veloci”, sottolinea Renzi. Che spiega: “Dobbiamo essere capaci di darci dei tempi e rispettarli”.

Per il premier, quello che “si sta affermando” è “il tempo della paura e non del coraggio”: “sullo scenario internazionale stiamo vivendo un tempo particolarissimo: se il 25 agosto scorso nella mia visita all’Aquila mi avessero detto che alle elezioni americane si sarebbe manifestato un fenomeno come Trump non avrei scommesso un euro”. “Anche in Europa sta succedendo qualcosa di non prevedibile – continua Renzi – infatti se mi avessero detto che alle elezioni austriache Popolari e Socialisti fossero arrivati quarto e quinto non avrei scommesso un euro”.

“Nelle prossime ore uscirà lo scambio di missive tra la commissione Ue e il ministro Padoan, che ha fatto un lavoro straordinario, e potremo vedere riconosciuto l’elemento della flessibilità che alla fine per l’Italia vale diversi soldi”, annuncia il primo ministro. “Se riusciamo a introdurre la questione della flessibilità sull’economia, e l’anno dopo a dire ‘basta con la paura sull’immigrazione’, l’anno dopo potremo fare cose importanti sulla cultura. Ma non servirà a niente se non riusciremo a riformare la cosa pubblica. Dobbiamo essere capaci di darci dei tempi e rispettarli. E’ inutile fare mille discorsi se poi un imprenditore ci deve mettere quattro anni ad aprire una azienda”.

“A me questa cosa del referendum sembra bellissima”. Renzi interviene ancora sulla consultazione per la riforma costituzionale del prossimo ottobre: “Piaccia o non piaccia saranno gli italiani a decidere. La gente dirà sì o no e noi rispetteremo il volere del popolo italiano, dicendo con chiarezza che ci sono due modelli diversi. Chi si accontenta della situazione che c’è adesso- dice il premier – si tenga questo modello qui. Si è detto per anni che la gente non vuole gli accordi di palazzo, la politica degli inciuci. Adesso può scegliere. Se alla fine la gente vuole la politica degli inciuci, se la prenda. Noi rispetteremo il volere degli italiani”.

“La cultura ti permette di non essere un numero ma di essere anche un cittadino, si deve essere comunità’ per combattere la paura”. “Il sindaco non è solo quello che mette a posto la buca. Io tutte le volte che sono andato a fare un’iniziativa in campagna elettorale da sindaco, partivo sempre da Firenze città universale, città di La Pira e finivo sempre con il cittadino che diceva ‘sì, tutto bene. Ma le buche?’ Ma la città- spiega- non è semplicemente un agglomerato di priorità amministrative, ma ha una dimensione spirituale. Non è semplicemente un insieme di codici fiscali o l’ufficio anagrafe. E’ qualcosa di più”.

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