Europa

Spagna, si torna a elezioni

Spagna, si torna a elezioni

Il re Felipe e il leader del Psoe spagnolo Pedro Sanchez

Ultimo round di consultazioni finito nel nulla, “non esiste un candidato che abbia il sostegno necessario per avere la fiducia in Parlamento”. Così, con un comunicato rilanciato dalla stampa spagnola, re Felipe VI di Spagna ha riferito del fallimento dei colloqui con i leader dei partiti per tentare di formare un nuovo governo. E di fatto il accelera verso un nuovo voto.

Il primo ministro uscente, Mariano Rajoy, è stato l’ultimo tra i leader politici ad incontrare il re alla Zarzuela, annunciando per la terza volta consecutiva, di non avere i voti necessari per fare un governo, anche se il suo partito aveva vinto le elezioni a dicembre. In precedenza, il monarca aveva incontrato il leader del Psoe, Pedro Sanchez, che lo aveva informato che anche di una proposta in extremis fatta questa mattina non aveva raccolto il sostegno necessario. E ancora una volta il socialista ha accusato in particolare il leader della formazione post-indignados Podemos, Pablo Iglesias, e il premier uscente Rajoy, di non avere voluto formare un governo di coalizione, per la loro mancanza di volontà.

Alle ultime elezioni, lo scorso 20 dicembre, il partito Popolare di Rajoy era uscito vincitore ma indebolito e senza maggioranza, seguito dai socialisti di Pedro Sanchez e con Podemos terzo partito. Inutili, fino a oggi tutte le strade per tentare di formare una maggioranza di coalizione allargata. Lo scorso 12 aprile il re aveva deciso di ricevere nelle giornate di ieri e oggi i vari rappresentanti politici del Parlamento per vedere se poteva trovare un candidato premier in grado di ottenere il sostegno del Congresso oppure passare inevitabilmente allo scioglimento del Parlamento e indire dunque nuove elezioni.

Secondo la legge spagnola i partiti avevano tempo fino al 2 maggio per formare un governo. Tentativi finora tutti falliti, con l’ultima clamorosa bocciatura, lo scorso 4 marzo, della fiducia al nuovo premier designato, il socialista Sanchez, appoggiato alla seconda votazione solo dal suo partito e da Ciudadanos che avevano stretto un accordo con il suo leader Albert Rivera. Dal patto socialisti-centristi si era subito sfilato Podemos e il suo leader Pablo Iglesias. Il nuovo voto dovrà essere indetto per legge il 26 giugno.

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