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La banda degli onesti

La banda degli onesti

La banda degli onesti

Il Movimento 5 Stelle è quel partito che spesso e volentieri viene criticato per le sue procedure d’espulsione. Come è stato ribadito da più parti ogni partito ha il diritto di darsi delle regole sulle modalità con cui espellere i propri iscritti, regole che generalmente sono volutamente poco chiare per poter lasciare un certo margine di discrezionalità agli organi competenti. All’interno del Movimento questo compito spetta al Direttorio, il collegio dei garanti che è composto da Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. È il Direttorio che ha il compito di risolvere le questioni interne, soprattutto quelle che più potrebbero danneggiare l’immagine del partito.

Dopo il caso Quarto, conclusosi malamente con l’espulsione prima del consigliere Giovanni De Robbio e poi della Sindaco Rosa Capuozzo (che alla fine si è dimessa), Di Battista aveva detto che il Direttorio si sarebbe dovuto muovere più rapidamente per evitare che la situazione esplodesse in tutta la sua drammaticità. Non c’è dubbio infatti che alcuni componenti dell’organo del partito (Di Maio e lo stesso Fico) abbiano tenuto nella vicenda – e soprattutto nei confronti della Capuozzo – un atteggiamento ambiguo e poco chiaro. Al contrario di altri partiti politici però al Movimento 5 Stelle questa ambiguità non è concessa, perché si sono sempre accreditati presso l’opinione pubblica come il partito degli onesti, quelli sempre pronti a chiedere dal primo minuto le dimissioni degli esponenti dei partiti altrui. Ma più gli eletti del M5S si “sporcano le mani” nell’amministrazione della cosa pubblica più questa narrativa dei duri e puri inizia a mostrare le prime crepe. Se pensavamo che i Cinque Stelle avessero imparato qualcosa dal caso di Quarto è bastato solo che esplodesse la vicenda Tempa Rossa per far dimenticare ai pentastellati la “lezione” campana. Nel merito della vicenda dell’inchiesta Total Di Maio&co. poche ore dopo la pubblicazione delle intercettazioni erano già in Basilicata a chiedere le dimissioni della Ministro Guidi (che non era nemmeno indagata). Ed infatti quando è arrivato l’avviso di garanzia all’assessore al bilancio di Livorno Gianni Lemmetti il Movimento e il Direttorio hanno preso tempo dicendo che dovevano studiare le carte prima di procedere con l’espulsione. Il Movimento si scopriva improvvisamente garantista e gli esponenti del Pd non hanno certo perso l’occasione per criticare e ironizzare sul doppio standard del M5S. Del resto anche in un intervento di Filippo Nogarin ospitato sul Blog di Grillo viene ribadito che “prima di emettere sentenze bisogna conoscere per bene le accuse che vengono mosse al nostro assessore“.

E poi ancora durante i funerali di Casaleggio tutti i pentastellati a gridare “Onestà, onestà”, ma volutamente ignorando che un partito come il loro che è di fatto cresciuto sulla promessa di redincondazione dei loro guadagni e che aveva promesso il fatto di trattenersi solo €2500 di stipendio da parlamentare e restituire tutto il resto; non può permettersi delle leggerezze sui casi giudiziari delle loro ammistrazioni locali. C’è poi da aggiungere che solo l’1,4 delle amministrazioni del Pd hanno qualche problema con la legge e considerato il gran numero delle giunte questa è da considerare ancora di più un buon risultato. Il Movimento 5 stelle invece ha solo tre capoluoghi di provincia (Livorno, Parma e Ragusa) più una manciata di cittadine minori e di queste ben il 12,5% ha problemi con la giustizia. Mi sembra un risultato un pò scarso. E come detto su, loro hanno anche l’aggravante della presunta onestà!

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