Ambiente

Referendum trivelle: le posizioni nel Pd

Referendum trivelle: le posizioni nel Pd

Pierluigi Bersani

La posizione ufficiale del Partito Democratico è per l’astensione. Perché sia considerato valido, il referendum ha bisogno di raggiungere il quorum, cioè serve che vadano a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto. I vicesegretari del PD Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani hanno spiegato: «Questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più restrittiva di tutta Europa), non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Serve solo a dare un segnale politico, come hanno spiegato i promotori. E costerà 300 milioni agli italiani», aggiungendo che se il referendum passerà «l’Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all’estero più gas e più petrolio».

Il segretario del PD Matteo Renzi ha detto: «Chi oggi è favorevole a che si blocchino le concessioni voterà sì, chi non è favorevole ha tutto il diritto di non andare a votare sperando che il quorum non si raggiunga. La posizione dell’astensione al referendum è una posizione sacrosanta e legittima». Matteo Renzi torna sulla consultazione referendaria riguardante il proseguimento dell’attività di estrazione in mare fino al termine delle concessioni o fino all’esaurimento dei giacimenti. “Non andare a votare è una posizione legittima. Il referendum si deve fare, anche se in tanti avrebbero preferito di no. Non è un referendum trivelle sì o trivelle no. Capirei una polemica su nuove trivellazioni, ma rispetto alla quantità di petrolio e gas che c’è lì dire ‘no grazie’ è una cosa che non capisco. Ce lo facciamo portare da arabi e russi con le petroliere che inquinano di più?”.

Nel giorno in cui la minoranza del Pd esce definitivamente allo scoperto e, assieme a un nugolo di governatori dem, spacca il partito muovendo in direzione contraria rispetto alla linea dell’astensione. Ricordando il duro scontro con Gianni Cuperlo durante la recente direzione del Pd, Renzi si dice anche “orgoglioso” di un partito in cui si può discutere: “Trovatemi un altro partito che sta quattro ore a discutere nel merito delle trivelle e delle energie rinnovabili e del Sud. Trovatemi un altro partito che permette alle persone di esprimersi. Preferite un partito che decide in una villa, un partito in cui un blog ratifica le decisioni e se non piace le cambia?”.

Ha ragione Renzi, nel Pd si può discutere. E si può anche restare su posizioni diametralmente opposte rispetto alla leadership. Perché nelle ore della visita di Renzi a Napoli, all’interno del Pd arrivano due importanti manifestazioni di non allineamento sul referendum del 17 aprile. Il candidato sindaco a Roma, Roberto Giachetti, annuncia che andrà a votare. Mentre l’esponente della minoranza dem Roberto Speranza fa sapere che non solo andrà alle urne, ma voterà sì, dopo averlo lasciato intendere nei giorni scorsi e con lui anche i deputati dem Roberta Agostini, Enzo Lattuca, Gianna Malisani e Nico Stumpo e il senatore Miguel Gotor, dicendosi pronti a lavorare per il raggiungimento del quorum nell’urna. “Sarà un referendum molto importante – dice Speranza – e mi auguro che un numero significativo di italiani decida di partecipare. Io ho scelto personalmente di andare a votare e di votare sì, perché penso sia l’occasione per lanciare un messaggio su un nuovo modello di sviluppo in cui il fossile venga superato e si provi a puntare su rinnovabili e energia verdi”.

L’ex segretario Pierluigi Bersani ha detto che per lui «invitare gli italiani a non andare a votare un referendum proposto da otto consigli regionali dove il Pd è maggioranza sarebbe una cosa incredibile». Bersani quindi andrà a votare ma voterà no, spiegando che «fra gli amici dell’ambiente ci vuole qualcuno che voti no. Nei prossimi 30 anni abbiamo una sola possibilità, le nozze tra efficienza energetica, gas e rinnovabili».

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