Centrodestra

Il centrodestra non esiste più.

Il centrodestra non esiste più

Silvio Berlusconi

Rilanciare Fi è da anni l’obiettivo dichiarato di Silvio Berlusconi. Una volta preso atto del doloroso sfaldamento del Pdl (che aveva conseguito una rilevante vittoria alle politiche del 2008), il Cav ha seguito alcune costanti per ricostruire il partito col quale era trionfalmente sceso in campo. Sia le più recenti interviste, sia i suoi ultimi interventi pubblici, confermano le sue antiche e recenti prospettive. Organizzativamente, ha tentato di rifare gli antichi club. Voleva e vorrebbe uno sterminato esercito con infinite pattuglie di militanti, operativi perifericamente, senza troppi problemi di tesseramenti, evitando detestati organigrammi, soprattutto avendo di mira un rapporto diretto fra il capo e la base. Ha cercato di limitare i disprezzati professionisti della politica, prediligendo, sia per candidarli sia per chiamarli nel movimento, personaggi com’era lui in origine: affermati esponenti della società civile. Alla propria eredità non ha quasi mai pensato, perché ha sempre creduto nella propria immortalità e insostituibilità sia personale sia politica. In sintesi, continua a comportarsi negli stessi termini del 1994, come se il mondo fosse ancora quello. Ha marmorizzato la politica. Ovviamente non si può proficuamente ripercorrere dopo vent’anni la medesima strada. Eppure, se si guarda alle proposte ricorrentemente lanciate dal Cav nel corso degli anni, siamo sempre lì: esercito di Silvio, difensori del voto, circoli, attivismo militante, immissione di esterni. I fallimenti, però, si avvertono, e li avverte lui stesso. La ricerca dei candidati alle comunali Fha amareggiato. Il candidato per lui ideale, modello per tutti i possibili aspiranti alla poltrona di primo cittadino, era Alfio Marchini, in cui vedeva una specie di giovane Berlusconi (un aspirante Berlusconi, beninteso). Una professionista della politica come Giorgia Meloni l’ha bloccato (Matteo Salvini in origine era favorevole). A Torino e a Bologna lui stesso ha riconosciuto di non essere riuscito a trovare le persone che pure ha cercato. Anzi, i rifiuti oppostigli gli hanno sentire la distanza dal ’94, quando gli aspiranti candidati in Fi erano, per usare l’espressione di un suo uomo Fininvest di allora, «come a san Babila nell’ora di punta della metro». Se a Milano è stato soddisfatto (ma ha vissuto come un tradimento la candidatura di Giuseppe Sala nel fronte renziano), a Napoli ha riproposto Giovanni Lettieri. Non si comprende perché, visto che cinque anni addietro ottenne il 5% in meno rispetto alle liste che l’appoggiavano, e al ballottaggio perse quasi 40mila dei ISOmila voti che aveva ottenuto al primo. Berlusconi ha tutte le ragioni quando predica che il centro-destra deve recuperare fra chi non va a votare (metà del corpo elettorale). Però la sua offerta politica non riesce a vincere la concorrenza della destra e del grillismo, e ancor meno a scuotere i delusi che si astengono. Ha il torto di credere ancora vincente la propria figura, ritenendosi capace di incrementare di percentuali addirittura folli i dati, sconfortanti, di partenza.

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