Storia di un cagnino buono

Storia di un cagnino buono
Storia di un cagnino buono
Storia di un cagnino buono

C’era una volta un cagnino nato in una busta della spazzatura. O almeno è quello il posto che lui ricorda quando si svegliò per la prima volta e si ritrovò in quei pochi centimetri di plastica in mezzo a un bidone dei rifiuti. Cercò di farsi sentire perchè non voleva stare lì e presto si aggiunse un’altra voce alla sua: quella di un suo fratellino. Quando si accorsero di loro, si scoprì che otto dei suoi fratellini erano morti. Erano solo in due i sopravissuti e così giovani vennero affidati in canile che provvide ad affidarli a famiglie. Il cagnino buono venne, quindi, separato per sempre da suo fratello e conobbe la sua nuova famiglia.

Il suo padroncino era anche lui buono ed era molto legato a lui tanto che lo ha portato con se fin dai primi giorni e lo ha anche allattato fino al compimento dei quaranta giorni. I due hanno passato così giorni, mesi, anni e tutto quello che succedeva al padroncino vedeva partecipe anche il cagnino, che lo difendeva da tutti. Il padroncino aveva infatti passato periodi brutti e spesso non voleva uscire di casa per paura di incontrare persone che gli facevano paura e a volte aveva paura anche di qualcuno che era in casa. Ma il cagnino aveva deciso di difendere il suo padroncino da tutti e i due sembravano inseparabili: ma non è stato così …

Al compimento di sette anni insieme padroncino e cagnino vivevano in una casa grande immersa nel verde. Ma la situazione non era bella, perchè c’erano dei vicini che avevano paura del cagnino. Il cagnino non aveva fatto nulla di male; ma un giorno venne bastonato da alcuni signori cattivi che non volevano vivesse vicino a loro e successivamente vennero a prenderlo polizia, carabinieri, vigili urbani e ogni tipo di forza dell’ordine. Il cagnino era stupito e non capiva come mai tutta quella gente ce l’avesse con lui. In fondo non aveva fatto del male a nessuno. Lui voleva solo stare accanto al suo padroncino. Da quell’episodio in poi vide il suo padroncino sempre più triste quando gli era vicino. Poi un triste giorno il padroncino lo portò in canile e li passo tre anni. Il cagnino non capì cosa fosse successo e fu pronto a scommettere che il suo padroncino, no, non l’avesse tradito e aspettò trepidante il suo ritorno.

Passarono tre anni e la vita del padroncino cambiò molto. E anche quella del cagnino. Il cagnino in tutto quel periodo restò in canile e per molto tempò fu trattato male e separato da tutti gli altri cani. Non capiva proprio perchè a lui era riservato quel trattamento e che male avesse fatto. Il suo padroncino arrivava una volta alla settimana e lui ne era molto felice; ma poi quando il padroncino andava via il cagnino sprofondava nella disperazione e guaiva per almeno tre giorni e così ogni volta. Dopo un pò notò che il suo padroncino non arrivò proprio e disperato iniziò a non mangiare e arrivò a pesare solo 8 kg. Il cagnino perse tre quarti del suo peso. Ma poi il cagnino penso che non voleva morire e ebbe fiducia nel suo padroncino: prima o poi sarebbe tornato: doveva solo darsi trovare pronto. Fu così bravo che diventò buono anche per quelli che lo avevano isolato e presto diventò il cocco di tutti e fu spostato dove si trovano i cagnini buoni. Così passarono altre settimane ed altri mesi fino a quando al cagnino fu fatta una sorpresa: il padroncino era finalmente tornato a trovarlo.

Il padroncino si disperò per la perdita del suo cagnino e non lo rasserenò il fatto che lo aveva lasciato al canile solo perchè non riusciva a provvedere a lui e decise che un giorno avrebbe tentato di riportarlo a vivere con sè.  I cattivi che avevano bastonato il cagnino avevano vinto e lui decise di non voler vivere in quella città. Passarono tanti mesi e il padroncino si trasferì in una grande città dove trovò la sua metà. Non passò molto che il padroncino confessò alla sua metà il suo più grande desiderio: quello di ricongiungersi con il cagnino. Quindi i due si impegnarono per cercare di portare il cagnino da loro nella grande città; ma veniva risposto loro che no, non potevano vivere con cagnino perchè non era adatto a vivere in una città dove avrebbe potuto seminare il panico e mordere tutti. Ma il padroncino e la sua metà sapevano che questo non era vero e si impegnarono finchè non riuscirono a riavere il cagnino con loro.

L’incontro fu bello e i tre iniziarono a vivere nella grande città. Tutto, inizialmente, andò bene e il padroncino e la sua metà credettero che il lieto fine fosse arrivato. Ma si sbagliavano. E di molto. Il cagnino, infatti, in quei tre anni in canile aveva vissuto in condizioni pessime. Il freddo aveva indebolito le sue ossa e anche il modo in cui venivano pulite le gabbie non era ottimale. Infatti, gli adetti del canile erano soliti pulire la casa del cagnino e degli altri cani con una pompa alla presenza stessa dei cagnini che si bagnavano tutti e restavano per ore in quelle condizioni prima di asciugarsi al sole. Ma anche il suo pasto non era migliore: infatti, aveva solo pane duro da mangiare e anno dopo anno i suoi denti si erano consumati. Al momento dell’incontro con il suo padrone il cagnino era tutto dolorante alle ossa con un’artrite forte e faceva fatica a camminare. Non riusciva nemmeno a saltare come un tempo e aveva un lievissimo zoppicamento che però mascherava facilmente dal suo andamento fiero. Aveva problemi a mangiare e purtroppo molte cose di cui un tempo andava ghiotto iniziò a rifiutarle e questo creò un problema con il padroncino e la sua metà perchè loro non avevano capito i suoi problemi.

Il padroncino e la sua metà però di una cosa si erano accorti. Il cagnino era stato così poco curato che aveva ormai pelo in eccesso e non si trattava certo di muta; ma di anni e anni in cui nessuno curava il suo manto. Il padroncino e la sua metà passarono giorni e giorni a accarezzarlo e spazzolarlo finche il suo manto ritornò soffice e chiaro. E quando gli fu fatto il primo bagnetto il cagnino fu molto felice perchè diventò anche molto profumato e privo di quella terra di cui ormai era coperto da quando era in canile. Si sentiva finalmente leggerlo e pulito. Era felice. Quasi felice.

Il cagnino, infatti, era molto dolorante e anche se non lo faceva vedere ormai l’artrosi si era impadronita di lui. Anche se aveva abbandonato quel canile, era sempre legato ad esso e portava nelle proprie ossa il ricordo dell’esperienza che aveva così minato la sua salute. Ma il cagnino era fiero e camminava talmente a testa alta che non faceva accorgere al suo padroncino e alla sua metà i suoi problemi di salute. Il cagnino era fiero delle due persone che si prendevano cura di lui ed era contento di tutte le volte che con loro usciva e di quello che gli facevano fare. Delle uscite al parco e per le strade della grande città. Una volta lo avevano portato persino in bus e lui sedutosi come un normale passeggero era ammirato e coccolato da tutti. Il cagnino era contento e si lasciava accarezzare da tutti.

Il padroncino e la sua metà non avevano capito quanto stesse male il cagnino, ma consapevoli di quanto potesse essere stato male in canile volevano escludere che avesse preso qualche malattia. Così presero appuntamento con una veterinaria. Ce n’era una che la metà del padroncino vedeva tutti i giorni nel percorso che faceva per tornare a casa. E quindi fiducioso che tutti i veterinari fossero competenti propose di prendere appuntamento lì. In fondo di trattava solo di escludere che il cagnino avesse preso filaria e lesmaniosi. Due semplici test. Ma il padroncino e la sua metà non erano consapevoli che con quella scelta avevano derminato la stessa sopravvivenza del loro dolce cagnino.

Appena vide il cane, la veterinaria appari terrorizzata dal cagnino e iniziò a dire che il cagnino potesse essere mordace e che andava tranquillizzato dai padroni. Ma il cagnino era fino a quel momento tranquillo; ma poi la veterinaria disse al padroncino e alla sua metà di mettere il cagnino sul tavolo di acciaio per provvedere i test. Il cagnino fu immediatamente terrorizzato e visse quella situazione come un affronto a se stesso ritenendo responsabili inanzitutto il padroncino e la sua metà. La veterinaria con una mano traballante si accosto alla zampa anteriore del cagnino cercando di rasare abbastanza pelo per poi procedere al prelievo. Ma da quei gesti violenti il cagnino, fino a quel momento pacifico, si ribellò. A tutto e a tutti. La veterinaria rinunciò presto ad eseguire l’esame e rifissò l’appuntamento alcuni giorni dopo quando si ripromise di riprovarci assieme alla sua collega. Ma alla veterinaria non venì nemmeno in mente che il cagnino potesse essere terrorizzato e che prima di procedere all’esame fosse meglio un tranquillante e che non per tutte le razze è possibile procedere immediatamente. La veterinaria non pensò nemmeno ad usare un rasoio elettrico; ma si racapezzò con una lametta. Il padroncino e la sua metà non capirono subito il punto di non ritorno in cui si trovavano; ma capirono subito che quella non era una buona veterinaria e decisero di cercarne altri. Ma ormai era troppo tardi. Il nuovo veterinario serviva si; ma per qualcos’altro. Purtroppo!

Il cagnino si sentiva tradito e ormai non si fidava più del suo padroncino e nemmeno della metà di quest’ultimo. Il cagnino debole di corpo, ma non di spirito non poteva credere che le due perosne che voleva più bene lo avessero tradito e lo avessero immobilizzato e messo nelle mani di un’incompetente. Erano due traditori anche loro: stavano dalla parte del nemico e quindi non ci si poteva fidare più di loro! Il cagnino non si sentiva più a casa sua e credeva sempre che il padroncino e la sua metà potessero fargli qualcosa di male. Quindi mentre continuava ad accettare cibo da loro per il bene che voleva loro; allo stesso tempo scattava ad ogni movimento che loro facevano sentendosi minacciato da quello che presumeva che loro gli volessero fare. Poi il cagnino iniziò anche a rifiutarsi di mangiare e sopratutto a fare i bisogni. Ma da cagnino educato qual’era si rifiutava allo stesso tempo di fare i propri bisogni in casa; visto che non lo aveva mai fatto. Ma era la notte che dava il peggio di se. Convinto che il padroncino e la sua metà stesso tramando qualcosa anche quando stavano riposando continuava a girare tutta la casa sbuffando e digrigando i denti. Quando la metà del padroncino decise di non volerlo più in stanza e lo cacciò via, il cagnino si senti ancora più tradito e passò l’intera notte a sbattere la zampa incessantemente contro la porta della stanza da letto dei due e a  continuare a digrignare i denti. Non importa se fosse tutto dolorante: questo era un affronto che non poteva sopportare. E più passavano le ore più il vigore e la rabbia del cagnino salirono. Come avevano potuto i due a tradirlo così? La mattina dopo quando i due si svegliarono tutto sembrò tornare alla normalità con il cagnino che ricominciò a farsi accarrezzare di nuovo; ma presto i sospetti tornarno nel cagnino e l’atteggiamento dei due gli sembrò equivoco. Quindi il cagnino prestò torno a digrignare i denti, a rifiutarsi di mangiare e di uscire per fare i bisogni. Con il passare della giornata tornò ancora la sera e il cagnino ormai completamente sfiduciato ringhiò al suo padroncino quando lo vide con una scopa in mano. Anche la metà, che era seduto al computer si alzò improvvisamente. Il cagnino era sicuro che voleva rubargli il pasto. Non importa se il cagnino non voleva mangiare: quel pasto era suo! Di quei due non si poteva proprio fidare. Tornando la sera il cagnino ritornò a digrignare i denti e il padroncino e la sua metà lo chiuserò dentro a una stanza privandogli l’acceso a tutto il resto della casa. Inoltre gli riuscirono a mettere la museruola e non gliela tolsero più. Era segno che anche loro avevano perso fuducia nel cagnino. E perchè mai pensò il cagnino indignato: era lui ad avere subito un torto! Passò quindi un’altra notte, ancora zampe sbattute su una porta e stavolta molto meno spazio per correre su e giù. Ancora più rabbia e indignazione verso i due traditori!

Il giorno dopo il padroncino e la sua metà uscirono presto e tornarono solo dopo parecchie ore. Il cagnino guardava i due e sapeva che era arrivata la sua ora. Profondamente offeso nell’animo e indebolito nelle ossa decise di arrivare fieramente fino alla fine della sua vita. Doveva far vedere ai due come lui riusciva ad essere fiero fino alla fine e come a differenza loro non avrebbe mai tradito le persone care. Lui, infatti, non li aveva mai traditi; gridava solo la sua rabbia di essere stato trattato come quei bastonatori anni prima. Ma la delusione fu profonda; perchè non si sarebbe mai aspettato che anche il suo padroncino fosse arruolato dai cattivi. Tutti quei mesi ad aspettare che il suo padroncino tornasse  e poi questa cocente delusione. Ma il cagnino sapeva di non poter sfuggire al suo destino e vi andrò incontro. I due padroncini iniziarono ad accarezzarlo e a piangere. Fiumi e fiumi grondavano sul suo manto pulito. Il cagnino non capiva il perchè del loro dispiacere. Perchè piangono se lo hanno tradito? Passarono le ore e i due padroncini riuscirono. Il cagnino si fece avanti, per la prima volta da giorni, convinto che fosse arrivata al sua ora. Ma il padroncino gli disse che no, che quella volta non era invitato e usci con la sua metà lasciando il cagnino solo in casa. Quando i due tornarono il padroncino venne subito verso di lui, mentre la metà andò in un’altra stanza quasi evitando l’incontro con il cagnino. Il padroncino gli offri subito del formaggio. Il cagnino sapeva che non era come le altre volte; sapeva che quel formaggio non avrebbe avuto lo stesso gusto e che in qualche modo lo avrebbe portato verso la sua fine. Non si sbagliava; ma lui sempre fiero raccolse tutte le sue forze e si fece vedere sempre fiero e in piene forze e quando finalmente uscirono di casa salutò quella che per l’ultima volta era stata la sua oasi di coccole e pace; il suo focolare in cui potersi sentire al sicuro e mangiare del vero cibo, non come il pastone del canile.

I traditori erano tutti in combutta tra loro per decidere il destino del cagnino. Il poveretto aveva subito bastonate gratuite, poi messo in canile aveva subito maltrattamenti e aveva perso quasi del tutto i denti consumati da quel duro pastone che tutti i giorni doveva mangiare e dovuto vivere al freddo e immerso nell’acqua per giorni e giorni guadagnando un’artitre galoppante. E poi anche il padroncino lo aveva tradito portandolo da quella veterinaria: ma non lo sa che lui li odia i veterinari? Effettivamente il padroncino quando uscì per la prima volta da casa, telefonò al canile annunciandone la fine ed elecando i motivi secondo lui giusti. Ma non certo per il cagnino! Poco dopo sempre dal canile il padroncino riceve una risposta indignata. Il senso era più o meno questo. Ma quale eutanasia. Il cane deve vivere e deve soffrire; non si ammazza un cagnino perchè è diventato un pericolo pubblico e perchè ha definitivamente perso la fiducia nei suoi padroni. Meglio che se ne resti in canile a perdere denti e ossa, così almeno il povero cagnino avrà il merito di far guadagnare 5€ al giorno al proprio ente che lo ospita. Ma il cagnino di tutto questo non sapeva niente e c’è da scommettere che non era d’accordo con nessuna delle due tesi. Per lui erano tutti traditori e tutti complici della sua fine.

Quando il cagnino uscì da casa con il padroncino e la sua metà era sicuro che quella sarebbe stata la sua ultima passeggiata. I due accompagnatori lo portavano in giro grondando una pioggia incessante dagli occhi e dalle guance: mentre il padroncino lo teneva al guindaglio e gli faceva fare il suo ultimo percorso; la metà riprendeva entrambi, forse in ricordo di questo gesto. Ma cosa c’era da ricordare e perchè piangevano ora: ora è troppo tardi e se anche i due avessero cambiato idea il cagnino non si sarebbe comportato diversamente perchè non solo non si fidava di loro, ma anche perchè orgoglioso e fiero com’era non avrebbe accettato di ammettere che anche lui forse avrebbe dovuto comnportardi meglio di lì in poi. Ma questo era impossible: in fondo tutti e tre lo sapevano.

Quando il viaggio terminò la metà entrò in una porta verde e ne uscì subito dopo facendo entrare il cagnino e il suo padroncino. Ecco che il veterinario usci da una grossa porta e subito l’indignazione del cagnino venne indirizzata tutta su di lui. Poi il veterinario sparì portando con se anche la metà. Il cagnino sapeva che qualcosa dentro di sè era cambiato e che aveva ancora meno forze di un tempo; ma non lo voleva mostrare. Lui era orgoglioso e lo sarebbe stato fino al suo ultimo respiro! Il padroncino restò accanto al cagnino quasi a consolarlo. Erano gli ultimi minuti e il cagnino in fondo sapeva che il padroncino gli voleva bene e che avevano passato tanti bei momenti. Ma perchè gli aveva fatto questo?! Mentre le forze iniziavano a mancargli, nella mente del cagnino scorrevano tutti i ricordi che aveva trascorso con lui. Poi veterinario e metà uscirono e il padroncino si prestò a un altro ingnobile atto. Lui lo teneva per la testa; mentre il veterinario gli fece una prima iniezione. Com’era cambiato il padroncino: il cagnino non poteva crederci. Ma chi si credevano di essere poi: il cagnino resistette con tutte le sue forze e nonostante il padroncino ricominciò a appoggiarsi sconsolato sul suo manto, lui non credeva più che era la stessa persona con cui aveva vissuto tante belle giornate insieme; ma lo perdonava. Gli perdonava anche quello che gli stava facendo adesso. Già da parecchie ore prima di uscire da quella che era stata la sua ultima casa, daltronde il cagnino aveva capito che era arrivata la sua fine. Ma neanche il tempo di ricordare tutto che l’ignobile atto di ripetè: veterinario e metà uscirono ancora e il padroncino ancora si prestò a tenergli la testa tra le gambe e per la seconda volta il veterinario conficcò nella sua coscia posteriore una siringa. Ma come aveva fatto il padroncino ad essere così traviato: loro che avevano passato tutti quei momenti insieme? C’era da rassegnarsi e da andarsene fieri: quello che gli teneva la testa non poteva essere più la stessa persona che aveva difeso quando il genitore lo voleva investire o quando lo aveva difeso da lui dai vicini invadenti. Era proprio un’altra persona. Le forze cominciavano a mancargli, ma il cagnino fiero ormai riusciva solo a simulare una certa rettitudine. Passavano altri minuti. Ormai era più di un’ora che erano entrati in quel posto e ancora il cagnino resisteva fiero. Poi il terzo round e ancora la stessa procedura. Il veterinario e la metà uscirono per la terza volta dalla stanza e ancora il padroncino gli tenne la testa tra le gambe e il veterinario affondò il colpo. Questa terza sostanza però era molto più potente perchè veniva usata solo in caso di interventi chirurgici e il cagnino non potè fare nulla se non accasciarsi al suolo dopo solo pochi minuti dalla terza iniezione. E pensare che molti cagnini della sua stessa stazza e anche di superiori avrebbero spirato anche solo dopo il primo atto.

Gli ultimi minuti furono i più intensi e, anche se pochi, passarono come fossero infiniti. Il padroncino era ormai pieno di sensi di colpa e se pur consapevole che non poteva fare altrimenti; allo stesso tempo era sconvolto per la perdita del caro amico. Il cagnino non la pensava così e in un ultimo sussulto di superiorità si sentiva fiero di essere rimasto tutto di un pezzo fino alla fine. Lui sempre fedele e tradito da chi meno se lo aspettava. Lui fiero e retto fino alla fine nonostante il veleno che gli avevano iniettato. Passarono altri minuti e veterinario e metà entrarono ancora nella stanza; ma stavolta dicendo al padroncino che era venuto il momento dell’atto finale e che avrebbe dovuto soccorrere il cagnino e portarlo dentro per metterlo sul lettino. Ma al cagnino questo non andava bene. Pur sapendo che su quel lettino avrebbe tirato gli ultimi sospiri della sua vita, si recò con le sue forze al suo patiboolo e non permise a nessuno di portarlo. Solo a piedi del lettino si fece sollevare dal padroncino e sistenare sul lettino. In tempi migliori non avrebbe permesso neanche questo: non gli era mai piaciuto essere sollevato. A quel punto il piano era arrivato a conclusione. I traditori avevano avuto la meglio e lui fiero poteva spirare avendo dimostrato di essere retto fino alla fine. Il padroncino lo tenne per la testa e per le zampe anteriori; la metà fece da assitente al veterinario e tenne ferme le gambe posteriori; il verinario, infine, gli fece altre due inziezioni a distanza di pochi minuti. Il cagnino capì immediatamente che erano questi i veri veleni; non i precedenti che servivono solo per abbattrere le sue forze. Al termine del secondo il cagnino sussultò e andò nel ponte dell’arcobaleno. Il padrone e la sua metà a stento trattennero le lacrime, per non farsi vedere dal veterinario e presero per ricordo il guinzaglio, la pettorina e il bavaglio. Il cagnino non li poteva vedere più ormai; ma chissà cosa avrebbe pensato. Se lo avevano tradito perchè mai avranno voluto ricordarlo? Il veterinario che si era allontanato, si riavvicinò quasi subito con un grosso sacco nero e chiese al padroncino e alla metà di aiutarlo a mettere il corpo del cagnino ormai senza vita dentro. Questo colpì molto i due, ma fecero finta di niente, quasi che un pò della forza e dell’incredibile fierezza del cagnino si fosse trasferita in loro. Mentre il veterinario e il padroncino reggevano la parte posteriore del cagnino la metà piano piano lo fece scivolare nel sacco nero fino a che all’improvviso non si senti un piccolo sussulto. L’ormai carcassa era entrata completamente nel sacco e il veterinario si apprestava a chiuderlo. Le esequie sarebbero avvenute solo un giorno dopo per cremazione e il povero cagnino sarebbe definitivamente entrato nei ricordi di chi lo aveva amato. Che fossero realmente traditori come pensava il cagnino o meno …

ps. Questa è la storia come è andata, senza nessuna reticenza; ma dal punto di vista del cagnino. Chi legge attentamente capirà senza problema chi sono i veri traditori del cagnino e gli solo persone che hanno sbagliato…

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