Europa

Sei mesi in Europa – 2ndo semestre 2015

Elezioni Croazia: vincono i conservatori

Tomislav Karamarko

Elezioni legislative in Croazia. La coalizione guidata dall’Unione democratica croata (Hdz, conservatori) e Tomislav Karamarko ha ottenuto 59 deputati, su un totale di 151 che compongono il parlamento di Zagabria. I socialdemocratici del premier uscente, Zoran Milanovic, sono fermi a 56 mandati, ai quali però vanno sommati altri tre della Dieta democratica istriana (Ids, regionalisti) che tradizionalmente appoggiano il centrosinistra e che negli ultimi quattro anni hanno fatto parte del governo. In questo modo si arriva a una totale parità tra le due principali coalizioni che già ieri hanno fatto aperture al partito Most (Il Ponte) che con 19 deputati, a sorpresa, diviene l’ago della bilancia.

La Spagna vive una lunga campagna elettorale

In senso orario Mariano Rajoy, Albert Rivera, Pablo Inglesias e Pedro Sanchez.

Quello che sta accadendo adesso nella politica spagnola gira intorno alle prossime elezioni politiche. Al governo ci sono i conservatore del Partido Popular che hanno iniziato il risanamento dell’economia spagnola ed adesso sembrano arrivare i primi risultati. Il primo ministro Mariano Rajoy ha tutta l’intenzione di ricandidarsi e spera che come il caso di Cameron nel Regno Unito alla fine le riforme paghino. Nel frattempo ci sono state le amministrative in Catalogna e l’incubo di una secessione della Catalogna si fa più minaccioso stasera per Madrid dopo le elezioni regionali catalane i partiti indipendentisti mettono a segno una vittoria a metà, un quasi trionfo che fa dire a Artur Mas che “ha vinto il sì all’indipendenza”, anche se la maggioranza (scarna) dei catalani ha preferito votare partiti anti-secessione. Il fronte pro-indipendenza (Junts pel Sì + Cup) ottiene una netta maggioranza di seggi, 72 su 135 (maggioranza 68) ma arriva solo al 47,8% dei voti, non ottenendo quindi quella maggioranza assoluta che sarebbe valsa la legittimità politica completa, quasi un’investitura plebiscitaria, per chiedere la secessione da Madrid. Poi arriva anche il momento delle elezioni legislative. Fine del bipartitismo. I risultati del voto sanciscono quello che i sondaggi davano per certo: quando lo scrutinio è quasi concluso, il Partido Popular è primo con quasi il 29% dei consensi, il Psoe al 22% seguito da vicino dallo straordinario risultato di Podemos, oltre il 20% (dato che include anche le alleanze strette localmente dal partito). Ciudadanos – che fino a inizio mese era terzo e insidiava da vicino i socialisti, chiude solo quarto, sotto il 14%.

Polonia: vince l'estrema destra

Beata Szydlo

Tempo di elezioni in Polonia. Presidenziali e legislative. Andrzej Duda, 43 anni, ha vinto al ballottaggio delle presidenziali con il 51,55% dei voti, superando il suo rivale Bronislaw Komomorowski (l’attuale presidente). La seduta solenne di entrambe le camere del Parlamento polacco è iniziata alle ore 10:00 (ora europea). Andrzej Duda ha giurato sulla Costituzione, entrando in carica ufficialmente. In presenza dei deputati, senatori, membri del governo e ambasciatori di Stati stranieri, il nuovo presidente della Polonia ha promesso di essere fedele alla Costituzione e di impegnarsi costantemente per la tutela della dignità del popolo, dell’indipendenza e della sicurezza dello Stato. In Polonia trionfa, leader del partito di destra anti-Ue e anti-migranti ‘Diritto e giustizia’ (Pis), che con lo slogan “il paese ha bisogno del cambiamento” ha stravinto le elezioni politiche. La premier designata Beata Szydlo sarà dunque in grado di formare un governo da sola, senza cercare alleati. È la prima volta che accade dal 1989. Così come è la prima volta nella storia della Polonia post-comunista che nessuna forza di sinistra ha ottenuto abbastanza voti per entrare in parlamento; mentre ad entrare nel Sejm saranno cinque formazioni definibili di centro o destra. La candidata di PiS, la 52enne antropologa Beata Szydlo, avrebbe conquistato il 39,1 % dei voti, mentre l’attuale premier, la centrista di Piattaforma Civica Ewa Kopacz, che ha preso il posto ai vertici del partito e del governo quando il carismatico Donald Tusk è volato a Bruxelles da presidente del Consiglio europeo, si sarebbe fermata a 23,4%. Il PiS avrebbe dunque la maggioranza assoluta e quindi potrebbe governare senza bisogno di alcuna alleanza.

Presidenziali Lettonia. Il ministro della difesa Raimonds Vejonis, del partito ecologista, è stato eletto dal parlamento presidente della Lettonia. Ha ottenuto le preferenze di 55 deputati su cento. Vejonis, 48 anni, è il primo capo di stato dei verdi dell’Unione europea. Prenderà il posto dell’uscente Andris Bērziņš, eletto nel 2011, che ha scelto di non candidarsi a un secondo mandato. Come ministro della difesa, Vejonis ha preso una posizione ferma nei confronti della Russia, le cui ingerenze nell’est dell’Ucraina hanno sollevato un’ondata di inquietudine in tutta la regione. Prima di essere nominato ministro della difesa nel gennaio del 2014, aveva ricoperto l’incarico di ministro dell’ambiente.

Elezioni in Portogallo: vince il centrodestra, ma è senza maggioranza

Pedro Passos Coelho

Semestre bollente in Portogallo. Il governo conservatore uscente come ultima mossa prima dello scioglimento del parlamento per indire nuove elezioni ha fatto approvare una legge molto restrittiva sull’aborto. La nuova legge è stata proposta dal Partito Socialdemocratico ed è stata criticata da tutti i partiti di opposizione. Prevede l’introduzione di una “tassa” da pagare per l’interruzione volontaria della gravidanza – mentre in precedenza l’operazione veniva compiuta gratuitamente – e l’obbligo da parte della donna di consultare psicologi e assistenti sociali prima di decidere di abortire. La legge è stata fortemente contestata dalle associazioni per i diritti delle donne: secondo la parlamentare dei Verdi portoghesi Heloisa Apolonia, la nuova legge ha come scopo quello di «umiliare le donne portoghesi», mentre alcune attiviste hanno interrotto la sessione parlamentare durante la quale è stata approvata la legge urlando ripetutamente «vergogna». Le elezioni vengono rivinte della destra (Psd); che si conferma la prima lista, ma che non ha la maggioranza per governare. Un successo impensabile, fino a pochi mesi fa con il 38,6% dei voti contro il 32,3% del Partito socialista all’opposizione, guidato dall’ex sindaco di Lisbona António Costa che, nonostante la sconfitta, non si dimetterà e ha annunciato che non farà coalizioni con i vincitori. Dietro ai due grandi partiti tradizionali, il Bloco de Esquerda, sostenuto dagli spagnoli di Podemos e dai greci di Syriza, ottieneil 10,2% e supera a sorpresa la coalizione di comunisti e verdi (8,2%), ma non sfonda. Da record l’astensionismo: 43,08%.

Portogallo: governo a sinistra

Antonio Costa

Il presidente della Repubblica portoghese Aníbal Cavaco Silva ha reincaricato il premier conservatore Passos Coelho alla guida del Paese, bloccando così il primo governo appoggiato dalla sinistra radicale. Una mossa definita ai limiti della democrazia dal premier socialista Antonio Costa, che aveva trovato un’intesa con due formazioni di estrema sinistra per formare un nuovo governo progressista. Crisi politica in Portogallo, dove l’opposizione socialista e i partiti di sinistra (Blocco di sinistra, Comunisti e Verdi), hanno tolto la fiducia al governo di centro-destra di Pedro Passos Coelho, provocandone la caduta. Con 123 voti contrari su un totale di 230 seggi i deputati delle tre formazioni di sinistra hanno respinto il programma dell’attuale esecutivo pro austerità, uscito vincente alle ultime elezioni di ottobre. Il governo conservatore è rimasto in carica solamente 11 giorni.  Il leader del partito Socialista portoghese, Antonio Costa, ha ricevuto l’incarico di formare il governo dal presidente Anibal Cavaco Silva, dopo il voto di sfiducia che ha bocciato l’esecutivo guidato dal conservatore Pedro Passos Coelho. Successivamente alle elezioni politiche, il presidente Anibal Cavaco Silva si era rifiutato di conferire l’incarico alla coalizione di sinistra. Queste le motivazioni addotte dal presidente: “In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è mai dipeso dall’appoggio di forze politiche antieuropeiste, di forze politiche che chiedono di abrogare il Trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Patto di crescita e di stabilità, lo smantellamento dell’unione monetaria e di portare il Portogallo fuori dall’Euro, oltre alla fuoriuscita dalla Nato.” Antonio Costa ha quindi vinto il lungo braccio di ferro con Cavaco Silva: il Presidente — che appartiene allo stesso partito di Passos Coelho — aveva fin qui difeso a spada tratta l’ipotesi di un governo di grande coalizione e si era attirato molte critiche per aver scelto la strada di un governo di minoranza condannato in partenza piuttosto che incaricare subito il leader socialista.

Il premier romeno Victor Ponta e l’intero governo romeno si sono dimessi dopo le proteste di massa seguite alla tragedia di venerdì sera nella discoteca di Bucarest dove in un incendio sono morte almeno 32 persone e altre 180 sono rimaste ferite. Lo ha annunciato Liviu Dragnea, il leader del partito socialdemocratico, la formazione politica del capo del governo. La strage era avvenuta per un incendio nella discoteca Colectiv, nel centro di Bucarest: i morti erano stati più di 30. Tra i 130 ricoverati per ferite e ustioni c’è anche Tullia Ciotola, una studentessa italiana di 27 anni. Al momento dell’esplosione era in corso un concerto del gruppo rock romeno Goodbye to Graviti, che stava lanciando il suo nuovo album con uno spettacolo di luci e giochi pirotecnici. E i fuochi d’artificio sono esplosi all’interno del locale provocando l’incendio. Erano presenti almeno 400 persone.

Uk: Corbyn nuovo leader Labour

Jeremy Corbyn

Jeremy Corbyn, 66 anni, storico deputato della sinistra radicale interna, inviso ai blairiani, E’ il nuovo leader del Labour britannico. Ha vinto col sostegno dei sindacati e il ritrovato entusiasmo di molti giovani attivisti – da una piattaforma pacifista e soprattutto anti-austerità ed è stato eletto capo del maggior partito di opposizione in Gran Bretagna. Il nuovo leader ha lanciato un appello per “una società decente e migliore”, subito dopo la sua nomina durante il congresso straordinario del partito a Londra. Rivolgendosi “al partito e al movimento” laburista, Corbyn lo ha definito “appassionato, democratico, diverso, unito e assolutamente determinato nella ricerca di una società migliore e quanto più decente per tutti”.

In Grecia vince il no ad una Europa germano-centrica

Risultati definitivo referendum greco

Semestre intenso per la storia della Grecia. Tutto ha inizio con il referendum che ha chiesto ai greci l’approvazione sul patto con l’Europa di risanamento. La diatriba è stata sull’imporre alla Grecia una eccessiva austerità (contro cui Syriza aveva vinto le elezioni) con conseguente taglio di stipendi e pensioni per onorare la restituzione del debito. A tre giorni dallo scadere del debito il premier Tsipras ha fatto un discorso in tv in cui indiceva un referendum per chiedere ai suoi concittadini se approvavano la richiesta fatta dall’ex trojka (Fmi- Bce-Ue). Per la verità Jean Claude Junker gli ha fatto il favore di pubblicare la bozza di accordi, in modo che i greci sappiano esattamente su cosa votare. Se poi, pur nella gravità, il tutto è tenuto sotto controllo è grazie a Mario Draghi, che controlla il fondo salva stati. In realtà è stata proprio la convocazione del referendum a fare imbufalire i leader europei, convinti che in questo modo non sarà possibile arrivare a un accordo. Ha vinto il no (Oxi) con il 61,3%. Una vittoria del si (Nai) avrebbe provocato le dimissioni dell’intero governo in carica poichè Tsipras aveva già dichiarato che non si sarebbe sentito di accettare quella tesi economica; ma accettando la volontà del popolo greco sarebbe rimasto in campo per la normale amministrazione fino a nuove elezioni (visto che la sua è l’unica maggioranza possibile nell’attuale parlamento greco) e sarebbe andato a Bruxelles a riallacciarei i ponti. Il no, invece, ha voluto dire non solo la riconferma del governo e che il popolo è dalla sua parte; ma anche un grosso smacco per chi decide a Bruxelles; oltre al fatto che in Europa è ufficialmente nato un nuovo leader Alexis Tsipras e una nuova sinistra che archivia definitivamente l’esperienza dei comunisti dello scorso secolo e si sostituisce ad essa; scavalca i verdi e sopratutto è alternativa ai socialisti. Referendum a cui è seguito il vero accordo. I vertici dell’Euro hanno trovato un’intesa sulle condizioni per poter negoziare con Atene l’erogazione di 82-86 miliardi di euro. Le prime delle quali, ma non le sole, sono l’approvazione a tempo di record delle riforme chieste dall’Ue: Iva, pensioni, Istituto nazionale di statistica, codice di procedura civile e recepimento della direttiva comunitaria sul nuovo sistema europeo di salvataggio delle banche in caso di fallimento. Seguono la garanzia con il conferimento di beni pubblici per 50 miliardi di euro in un fondo gestito dai greci sotto la supervisione dei creditori; il ritorno della Troika ad Atene e la subordinazione dell’attività legislativa “sensibile al placet delle “istituzioni” internazionali.

Tsipras si dimette. si rivota il 20 settembre

Tsipras si dimette. si rivota il 20 settembre

La sinistra di Syriza ha annunciato che non voterà la prossima fiducia all’esecutivo. E l’incertezza politcia sul futuro ha spaventato i mercato tanto che la Borsa di Atene ha chiuso in calo dell’1,85%. Il voto decisivo è arrivato in mattinata dopo una maratona iniziata nella notte con il dibattito sul disegno di legge che contiene l’accordo raggiunto martedì tra il governo di Atene ed i creditori internazionali per il terzo piano di salvataggio del Paese. Decisivo l’intervento di Tsipras che ha usato parole drammatiche: “Il sì al piano di salvataggio è fondamentale per la Grecia, con un prestito ponte si tornerebbe a una crisi senza fine”. L’accordo è stato approvato con 222 voti a favore, 64 contrari e 11 astenuti. L’ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, però, ha votato “no” preparando la nascita di una nuova formazione politica. Questo ha provocato le dimissioni di Tsipras e nuove elezioni anticipate. Durante il suo discorso in tv Tsipras ha ringraziato gli elettori che sono andati a votare no al referendum sul piano proposto dai creditori ad Atene. “Se gli elettori non si fossero espressi in questo modo, sarebbe stata una catastrofe”, ha detto Tsipras. “Sono sicuro che abbiamo fatto un passo in avanti decisivo, che metterà fine a una situazione difficile”, ha detto il premier dimissionario. Tsipras ha dichiarato che i creditori hanno chiesto nuovi tagli alle pensioni e nuove privatizzazioni e che il governo non ha accettato queste condizioni. “Non siamo disposti ad accettare altri tagli e a fare dei passi indietro”, ha detto. “Non siamo riusciti a concludere l’accordo che avremmo voluto, ma quello che abbiamo siglato era il migliore possibile”. Syriza, lievemente favorita alla vigilia ma sulla quale pesava la disillusione di molti elettori e l’incertezza economica, si è aggiudicata uno straordinario 35,5% dei voti e 145 seggi. La festa della folla di Syriza, come nelle scorse vittorie di gennaio e al referendum di luglio, andrà avanti tutta la notte. Ma Tsipras è già al lavoro per il nuovo governo: “Avremo un governo entro tre giorni“, ha assicurato un alto funzionario. “Sarà la prima volta che un partito che ha firmato un accordo molto duro ottiene la fiducia del popolo”, ha detto l’ex ministro dell’Energia Panos Skurletis. Il partito conservatore Nea Dimokratia ottiene 75 seggi con il 28% dei voti e Alba dorata firma un nuovo exploit, conquistando 19 seggi confermandosi terza forza politica del Paese con il 7%. Il partito nazionalista Greci indipendenti (Anel) di Panos Kammenos ottiene 10 seggi con il 3,68% dei voti: Anel e Syriza daranno vita alla stessa coalizione di governo nata all’indomani della vittoria del 25 gennaio, quando Syriza aveva trionfato ottenendo il 36,34% dei consensi e fermandosi così a soli due seggi dalla maggioranza assoluta in aula, con 149 deputati sui 300 da cui è composto il Parlamento. “Voglio ringraziare Kammenos, che unisce le sue forze oggi con noi sotto la bandiera dell’onestà. Da domani continueremo insieme la lotta cominciata sette mesi fa”, ha detto Tsipras in piazza. Il nuovo governo greco guidato da Alexis Tsipras, formato in coalizione con il partito nazionalista Greci indipendenti (Anel), ha prestato giuramento di fronte al presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos. La cerimonia si è svolta due giorni dopo il giuramento prestato dal leader di Syriza, che ha vinto le elezioni del 20 settembre, e poche ore dopo l’annuncio della squadra che formerà l’esecutivo, che include 16 ministri, tre in più rispetto al precedente esecutivo. La maggior parte dei ministri ha mantenuto il proprio incarico, altri hanno cambiato il loro ruolo. Alcuni ministeri hanno nomi nuovi e altri sono stati divisi in vari dipartimenti, ma i cambiamenti sono stati in realtà minimi.

Yanis Varoufakis e Matteo Renzi

Querelle tra il destituito ministro delle finanze greco Varoufakis e il premier italiano Renzi. “Caro Matteo Renzi, ho un messaggio per te”. Yanis Varoufakis non ci sta. E dopo l’attacco del premier italiano (“Ce semo liberati di lui, chi di scissione ferisce, di elezioni perisce“), risponde sparando a zero. Ieri sera il primo tweet – “Non ti sei liberato di me ma della democrazia nel momento in cui hai ricattato Alexis Tsipras”. Oggi il raddoppio in un cinguettio molto più elaborato in cui accusa Renzi di aver giocato il ruolo del “poliziotto buono” nel pressing che all’alba del 13 luglio ha convinto il presidente del Consiglio greco a cedere alle pressioni della Troika e firmare il memorandum. “Il messaggio per Mr. Renzi è questo – scrive Varoufakis – Giocando un ruolo in quella imboscata da vigliacchi contro Tsipras hai perso la tua integrità di democratico europeo. Forse pure l’anima. Per fortuna non si tratta di un processo irreversibile. Ma devi fare delle serie riflessioni e correggerti. Spero di vederti tornare presto tra i ranghi dei democratici”. La lunga lettera di Varoufakis descrive tra l’altro il ruolo del premier italiano nella lunga notte di trattative dopo il referendum di Atene che ha portato alla capitolazione del governo ellenico. “Cosa è successo? Tra il 12 e il 13 luglio il mio Primo ministro Alexis Tsipras è stato sottoposto a insopportabili aggressioni, veri e propri ricatti e pressioni disumane dai leader europei, compreso Matteo Renzi che si è rifiutato di discutere le nostre ragionevoli proposte”, scrive. Il premier tricolore “ha recitato un ruolo centrale nell’aiutare a piegare Tsipras, con la sua tattica del poliziotto buono basata sulla narrativa del “Se non ti pieghi questi ti distruggono, per piacere digli di sì”.

Il Front National (FN), partito di estrema destra guidato da Marine Le Pen, ha vinto il primo turno di elezioni regionali in Francia, arrivando primo in sei regioni su tredici. Les Républicains (LR, nuovo nome del partito UMP di Nicolas Sarkozy) è in testa in quattro regioni e il Partito Socialista (PS), quello del presidente François Hollande, ha vinto per ora in sole due regioni metropolitane, mentre in Corsica è in vantaggio una lista di sinistra. A livello nazionale, a dati quasi definitivi, il FN si è confermato il primo partito del paese, come alle scorse europee, ottenendo il 27,96 per cento dei voti; le liste Union de la Droite (coalizione della destra che comprende LR e altri partiti) sono al secondo posto con il 26,89 per cento e le liste Union de la Gauche (coalizione di sinistra con il PS e altri partiti) sono al terzo posto con il 23,33 per cento. L’astensione, secondo i dati del ministero francese dell’Interno, è stata del 50,02 per cento, inferiore alle regionali del 2010 (53,6 per cento).

Amministritive in Francia. Il Front National (FN), partito di estrema destra guidato da Marine Le Pen, ha vinto il primo turno di elezioni regionali in Francia, arrivando primo in sei regioni su tredici. Les Républicains (LR, nuovo nome del partito UMP di Nicolas Sarkozy) è in testa in quattro regioni e il Partito Socialista (PS), quello del presidente François Hollande, ha vinto per ora in sole due regioni metropolitane, mentre in Corsica è in vantaggio una lista di sinistra. A livello nazionale, a dati quasi definitivi, il FN si è confermato il primo partito del paese, come alle scorse europee, ottenendo il 27,96 per cento dei voti; le liste Union de la Droite (coalizione della destra che comprende LR e altri partiti) sono al secondo posto con il 26,89 per cento e le liste Union de la Gauche (coalizione di sinistra con il PS e altri partiti) sono al terzo posto con il 23,33 per cento. L’astensione, secondo i dati del ministero francese dell’Interno, è stata del 50,02 per cento, inferiore alle regionali del 2010 (53,6 per cento). Regge il mito dell’Union Sacrée e la diga alzata contro il Front National tiene ancora una volta. Nessuna regione al partito di Marine Le Pen. Neppure l’Alsazia, dove il mancato ritiro del candidato socialista aveva fatto sperare nella vittoria di Florian Philippot, numero due dei lepenisti. Alla fine i Repubblicani delle quattro regioni in cui erano in vantaggio al primo turno ne conquistano sette; aiutati dall’elettorato socialista che va a votare in massa nelle tre regioni in cui erano candidati i tre esponenti più importanti del Fn: Marine Le Pen, Florian Philippot e Marion Le Pen. I socialisti salgono da due a cinque. Il Fn da sei a zero. Caso a parte la regione Corsica dove gareggiano partiti diversi che hnel resto della Francia e infatti vince una lista regionalista.

La Grecia estende le unioni civili agli omosessuali

La Grecia estende le unioni civili agli omosessuali

In Grecia è stata approvata una legge che introduce le unioni civili tra persone dello stesso sesso, nonostante l’opposizione di alcuni partiti politici e della chiesa ortodossa. Il primo ministro greco Alexis Tsipras, che aveva promesso riforme sociali per mitigare le riforme economiche imposte dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale dopo il salvataggio, ha detto che la nuova legge mette fine a “una serie di imbarazzi per lo stato”. La parlamentare Vasiliki Katrivanou di Syriza ha detto: “Questo è un grande momento, non solo per la comunità lgbt, ma anche per l’uguaglianza in Grecia”. La legge non permette alla coppie omosessuali di sposarsi o di adottare bambini, e secondo gli attivisti non garantisce gli stessi diritti delle coppie sposate relativamente a pensioni, tasse e cure mediche. Due persone si amano e vogliono stare insieme, ma devono continuamente scontrarsi con degli ostacoli”.Il disegno di legge ha ricevuto il sostegno dei socialisti del Pasok, dei centristi del To Potami (Il Fiume) e di numerosi deputati conservatori, mentre non è stato votato dagli alleati di destra di Syriza, i Greci indipendenti (Anel), che fanno parte della coalizione di governo. Panos Kammenos, ministro della difesa e leader di Anel, non ha partecipato al voto, che si è protratto oltre mezzanotte.

Unioni civili anche a Cipro. Il Parlamento di Cipro, non senza polemiche, ha approvato il disegno di legge sulle Unioni Civili, lasciando l’Italia sempre più indietro nell’Unione Europea su questo fronte. Il Ddl ha ottenuto una maggioranza di 39 voti, mentre 12 persone hanno votato contro e 3 hanno preferito astenersi. Il percorso non è stato veloce né semplice, ma è finalmente arrivato alla sua conclusione: Nicos Anastasiades, presidente della Repubblica, a giorno dovrebbe firmare la legge e renderla così esecutiva, dando di fatto pari diritti a tutte le coppie indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale. La legge che diventerà effettiva non includerà alcuna forma di stepchild adoption – argomento molto dibattuto anche in Italia – ma il primo grande passo è stato fatto e ormai la strada è senza dubbio in discesa.

Il Parlamento del Portogallo ha approvato una legge che permette alle coppie gay di adottare bambini e permette alle coppie formate da due donne di beneficiare della procreazione medicalmente assistita, nota in Italia come PMA: quella che, in breve, permette di ricorrere a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi. La legge è stata approvata grazie al voto favorevole dei tre partiti di sinistra, che hanno la maggioranza: il partito socialista, quello comunista e il partito BE, acronimo di “blocco di sinistra”. I tre partiti avevano parlato della volontà di votare questa legge durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni politiche di inizio ottobre.

Passo indietro invece per la Slovenia, che con un referendum abroga il matrimonio egualitario, ripristinando le precedenti unioni civili. I “no” alla legge hanno prevalso sui “si” (63% per l’abrogazione della legge contro il 37% dei sostenitori con il 93% dei voti conteggiati dalla Commissione elettorale. I voti contrari hanno inoltre raggiunto il quorum dei 20% della popolazione slovena avente diritto di voto, seconda condizione necessaria perché il referendum abrogativo fosse valido. Per raggiungere il quorum sarebbero stati necessari 342 mila voti contrari, ma la quota è stata superata e, dopo lo scrutinio del 93% delle schede, i voti contrari, secondo i dati della Commissione elettorale dello Stato, sono più di 354 mila.

Quote immigrazioni Ue

Quote immigrazioni Ue

La Germania stanzia sei miliardi di euro per l’accoglienza dei migranti e assieme alla Francia si prepara ad accettare circa metà dei 120 mila richiedenti asilo del nuovo schema di ricollocamenti che il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker lancerà dopodomani al Parlamento europeo. Angela Merkel ha ringraziato i suoi concittadini: mobilitandosi per aiutare i profughi hanno dato un’immagine del Paese che “rende orgogliosi”. Insomma, mentre l’Ungheria invoca la chiusura delle frontiere e mostra il volto duro dell’Europa, Berlino incarna quello più solidale. Stando agli ultimi numeri del piano Ue – che tuttavia non tengono conto della partecipazione dell’Irlanda – alla Germania saranno assegnati 31 mila richiedenti protezione internazionale, mentre Parigi ne accoglierà 24 mila e la Spagna 15 mila (i tre Paesi assieme totalizzeranno circa il 60%). Durante l’incontro Italia-Francia tenutosi a Modena i due leader hanno fatto il punto sulla situazione immigratoria. “L’Italia è pronta a fare la sua parte nella creazione di una politica europea di gestione dell’immigrazione”. “L’Europa non è solo una comunità di regole, ma soprattutto di valori, ideali, iniziative da fare insieme. Se oggi ci sono Paesi che fanno parte dell’Ue è perché qualcuno ha abbattuto un muro e dato la possibilità di benessere, libertà e futuro“. Il chiaro riferimento alla situazione ungherese (ma anche a Slovacchia e Repubblica Ceca) è tutt’altro che casuale. Il vertice bilaterale Francia-Italia si è tenuto all’Accademia militare ospitata presso il Palazzo Ducale di Modena. Gli accordi di Schengen e Dublino consentono una stretta cooperazione intraeuropea nel combattere la criminalità e nel gestire le domande di asilo. Nato nel 1985, l’accordo di Schengen ha comportato l’abolizione dei controlli delle persone alle frontiere interne, agevolando i viaggi nello spazio Schengen. In compenso sono stati intensificati i controlli alle frontiere esterne e i meccanismi di ricerca e di controllo nazionali, specialmente grazie al Sistema elettronico di ricerca SIS. All’accordo di Dublino del 1990 è nel frattempo subentrato il regolamento Dublino II nel 2003. La cooperazione secondo questo accordo mira a garantire che una determinata domanda di asilo è esaminata da un solo Paese nello spazio Dublino. In particolare grazie alla banca dati dattiloscopica Eurodac, è possibile identificare le persone che depositano più domande d’asilo e indirizzarle verso il Paese competente per il loro trattamento. Non vi è entrata nel merito se la domanda è evidentemente abusiva. Londra chiude le frontiere ai cittadini dell’Unione europea. Il Ministro dell’Interno britannico Theresa May ha annunciato, in una lettera scritta al Sunday Times, che il governo inglese approverà nuove regole contro l’immigrazione. Le nuove restrizioni che Downing Street intende adottare prevedono lo stop allo sbarco di cittadini europei alla ricerca di un posto di lavoro. L’Ungheria ha deciso di inviare circa 3.500 militari al confine sud del Paese per aiutare la polizia nel bloccare gli ingressi dei profughi. Lo ha annunciato in Parlamento il ministro della Difesa, Csaba Hende, precisando però che “i militari non avranno ordine di aprire il fuoco per mandare via la gente”. I flussi migratori nel Paese stanno aumentando fortemente nell’ultimo periodo, dall’inizio dell’anno in Ungheria sono giunti 156 mila profughi di cui, secondo quanto riferito dal ministero dell’Interno, 142 mila hanno presentato domanda di asilo, compresi 45 mila siriani.

Attentati Isis a Parigi

Attentati Isis a Parigi

Ancora attentati in Francia. Sono 192 i feriti, di cui 80 in modo grave. Si tratta di un bilancio terribile che fa dell’attentato il più grave mai messo in atto in Francia. In tutto sono otto i terroristi morti negli attacchi, secondo i dati forniti dal procuratore Francois Molins e dai suoi servizi. Quattro sono morti durante l’irruzione della polizia al Bataclan, tre si sono fatti saltare con la cintura esplosiva, uno è stato ucciso dagli agenti. Altre tre kamikaze si sono fatti saltare davanti allo Stade de France, provocando la morte di tre passanti e numerosi feriti gravi. Un ottavo terrorista, secondo la procura, è stato ucciso a boulevard Voltaire, nei pressi del Bataclan. Il procuratore Molins parla di altri terroristi probabilmente in fuga, al momento se ne ignora il numero. Il gruppo di terroristi che ha seminato terrore e morte a Parigi è probabilmente appartenente all’Isis, l’organizzazione criminale che ha già rivendicato l’attentato definendolo l’«11 settembre francese». Hanno sferrato la loro azione in sei luoghi diversi, partendo dal X arrondissement e poi scendendo fino ai quartieri limitrofi. Sulla loro strada hanno lasciato sangue e vittime, oltre 120 innocenti trucidati in strada, al ristorante e ad un concerto. Gli attentati più gravi sono stati portati allo Stade de France – dove un’esplosione si è sentita nitidamente anche durante il match Francia-Germania – e alla sala concerti Bataclan, dove si stava esibendo un gruppo rock americano. Qui i terroristi, probabilmente quattro, hanno preso in ostaggio centinaia di ragazzi e poi hanno aperto il fuoco, uccidendone almeno 80. Poi il blitz delle teste di cuoio francesi.

Ben 19 Paesi UE dicono no agli Ogm. Infatti insieme all’Italia altri 18 Stati europei hanno deciso di notificare alla Commissione UE la richiesta di vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio entro i termini stabiliti dalla Direttiva 412/2015. Il totale dei 19 Stati membri è composto da Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Slovenia, e Ungheria, mentre la Gran Bretagna ha presentato domanda per Scozia, Galles e Irlanda del Nord ed il Belgio per la Vallonia.

Accordo su nucleare iraniano e fine embargo

Accordo su nucleare iraniano e fine embargo

Limate dai negoziatori del “5+1” le ultime asperità nel corso di una lunga, ultima notte di trattative, lo “storico” accordo tra Teheran e le potenze mondiali sul futuro del programma nucleare iraniano è raggiunto. E Federica Mogherini, aprendo a Vienna la riunione plenaria finale che condurrà alla ufficializzazione del trattato, avendo accanto il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, può finalmente annunciare: “L’accordo è formalmente concluso. Si apre un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali. E’ il risultato di un lavoro molto duro di tutti noi (l’accordo doveva essere concluso a Vienna entro il 30 giugno, scadenza poi slittata al 7 luglio, e ancora al 10 e poi alla mezzanotte del 13 luglio, ndr), ringrazio tutti coloro che siedono a questo tavolo e anche chi sta dietro e ha lavorato per mesi e anni per raggiungere questo punto. Un segnale di speranza lanciato al mondo”. Zarif da parte sua definisce “non perfetto” l’accordo ma “storico” il momento perché, appunto, apre il capitolo della “speranza”. “Non è solo un accordo, ma è buon accordo, per tutti” ribatte più tardi l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue in conferenza stampa, “contribuirà in modo positivo alla pace e sicurezza regionale e internazionale”.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.