Italia 5 Stelle. Grillo vuole che il movimento sia messo alla prova.

Italia 5 Stelle. Grillo vuole che il mkovimento sia messo alla prova.
Italia 5 Stelle. Grillo vuole che il mkovimento sia messo alla prova.
Italia 5 Stelle. Grillo vuole che il movimento sia messo alla prova.

Governare l’Italia in nome dell’onestà. Questo è il mantra rimbalzato tra i gazebo e sul palco dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola dove si è tenuto “Italia 5 stelle”, raduno nazionale del Movimeno 5 stelle. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno parlato quasi con una sola voce, naturalmente nei modi diversi che caratterizzano i due. Il primo sempre pieno di metafore paradossali e pronto allo sberleffo, l’altro più chiaro e pragmatico. Il tempo delle espulsioni e dei diktat dall’alto sembra lontano anni luce. Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, gironzola orgoglioso con la figlia, appena nata. Federico Pizzarotti saluta gli attivisti. Non salirà sul palco. A lui non importa. «Fuori c’è più gente». E la sua gente distribuisce i volantini anche nell’area stampa. Sopra un titolo che non fuga dubbi: trenta successi dell’amministrazione Pizzarotti. «Sa com’è, magari rimangono un pò nell’ombra», spiega una volontaria. Alessandro Di Battista invece passeggia circondato da uno stuolo di persone. Allo stand del Parlamento italiano non si può entrare. Tutta colpa sua. «Come Di Maio – chiosa un ragazzo all’amico mentre ammira la ressa -. Non riesci a sentirlo, è impossibile parlarci». Il deputato (a differenza del seguitissimo Roberto Fico) è costretto a girare scortato dallo staff. Sembrano bodyguard ma in realtà sono membri della task force, che in queste ore impazzisce dietro ai parlamentari più in vista. Li aiutano a svicolare tra la folla, controlla che i collegamenti in diretta filino lisci, agisce laddove la densità dei fans diventa preoccupante.

L’umore tra i militanti è euforico, se paragonato allo scorso anno al Circo Massimo quando la batosta delle elezioni europee era ancora fresca. I sondaggi vanno bene, la gente lo sa. E in decine di migliaia – non i 200 mila attesi dagli organizzatori – hanno voluto partecipare a questa grande festa popolare. Perché di questo si è trattato. In una terra abituata ai pienoni delle feste dell’Unità, non era affatto scontato che, anche con la pioggia battente di domenica pomeriggio, giovani, signori di mezza età e tantissime famiglie arrivassero a Imola da tutta Italia. Alcuni si vedono per la prima volta e dopo pochi secondi si abbracciano e si battono il cinque. Nella tarda serata di sabato passando dalla zona camper e campeggio in molti sono ancora in piedi a confrontarsi e a cuocere da mangiare. In mezzo alla piazza circondata dai gazebo delle regioni c’è una sorta di muro di legno in cui si richiede di dare un contributo per raddrizzare l’Italia e di lasciare “un sogno a 5 stelle”. E in certi momenti si crea la fila come agli stand gastronomici e i militanti lasciano il proprio post-it: “M5s al governo” “Andiamo al governo” “Un’Italia onesta”. Il popolo a 5 stelle e i loro rappresentanti hanno un chiodo fisso adesso: governare, governare, governare.

Chi si aspettava l’investitura del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, come candidato premier, o la scelta di Alessandro Di Battista per fare il sindaco di Roma è rimasto deluso. Il primo comandamento di Casaleggio e Grillo è infatti molto chiaro ed è stato ripetuto più volte durante la due giorni: “Ci sono delle regole che vanno rispettate e saranno gli iscritti a scegliere attraverso una consultazione online la squadra di governo”. Grillo, forse anche per placare i mugugni tra chi non gradisce troppo il culto per i due che a Imola si è però potuto toccare con mano, con incessanti richieste di selfie e autografi da parte dei militanti, ha ribadito che governare “non è un problema tra Di Maio o Di Battista: ci sono decine di persone pronte, ogni tanto scopro una persona”. Ma lo stesso, i due parlamentari a chiudere la serata di sabato e di domenica prima dell’intervento conclusivo di Grillo sono loro. Qualcosa vorrò pur dire.

Rispetto al Circo Massimo deputati e senatori hanno più spazio, certo. Non sono offuscati da un Grillo che parla in cima a una gru. I due “padri” del Movimento intervengono solo a fine serata, preceduti da Dario Fo. Stanno dietro le quinte, chiusi nel quartier generale dell’evento. Le agorà con gli attivisti sono in disparte, dietro i gazebo, quasi nascoste. E non sembrano neanche più irruente come quelle di una volta. Dal palco si spiega cosa il Movimento ha fatto in questi ultimi mesi. Non c’è contrasto, manco meno la discussione, solita, che animava le assemblee regionali M5S. Anche se i selfie spopolano qualche deputato o consigliere viene sgridato dall’attivista criticone. «E’ ora di agire», sottolinea un signore, grillino, a un consigliere dell’Emilia Romagna. Da una parte c’è la base vuole vedere gli eletti al comando, dall’altra la struttura dell’evento impostata quasi totalmente sui successi raggiunti e sui lavori in corso. Una specie di open day del Movimento. Niente a che vedere con l’impostatura “politica” che qualcuno, tra camper e bandiere, sognava.

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