Centrosinistra

Civati, niente referendum

Niente da fare. Il referendum di Possibile, lanciato da Pippo Civati non andrà in Cassazione. «La raccolta firme è stata un’esperienza straordinaria, con un coinvolgimento clamoroso. Abbiamo raccolto le firme da soli e ora c’è una rete in tutta Italia che sta crescendo. Stiamo ancora contando, arrivano moduli da tutte le parti d’Italia. Ma non riusciremo ad andare in Cassazione soprattutto perché le spedizioni continuano e perché non abbiamo i certificati sufficienti».

Civati, niente referendum

I referendum proposti da Possibile

Il problema è che, anche considerando questo assordante silenzio, anche la mobilitazione delle forze è frastagliata a dire poco. C’è stata qualche significativa adesione, per esempio Aldo Giannuli, che ha a lungo collaborato con il M5S e in particolare con GianRoberto Casaleggio e il blog, ha scritto che li sottoscriverà, pur tra mille riserve, e che «Civati mi sembra l’unico che può ancora avere qualche credibilità in tutta la banda che si muove (piuttosto scompostamente, in verità) nell’area fra Pd e M5s. Non ho ancora capito se “Possibile” fa parte o no del cantiere Vendola-Ferrero-Fassina-Campanella o no e come si pone verso la coalizione sociale di Landini». Domanda sensata, perché Landini, per ora, aspetta che il direttivo Cgil decida «come avviare un coerente percorso referendario abrogativo» (campa cavallo). La Cgil aveva votato per farli, ma poi ha cambiato idea. Il movimento della scuola è diviso (Lip e comunisti contrari, insegnanti favorevoli). Sel di fatto non aiuta, anzi, Fratoianni vorrebbe usare l’estate per un dibattito, ma così, se mai arrivassero le firme, si voterebbe nel 2017 (buonanotte). Solo i verdi firmano i quesiti ambientali (e i presidenti di alcune regioni, tra cui Michele Emiliano). Insomma, appena c’è un’iniziativa a sinistra si spacca subito il capello. Un grande classico. Bisogna fare a meno di queste agenzie del passato.

C’è poi un gigantesco problema: Casaleggio ordina da sempre al M5S, una forza che oggi varrebbe intorno al venti per cento, di non aderire a iniziative altrui. Nei giorni scorsi Toninelli ha spiegato «penso che sia più utile lavorare sul referendum confermativo della riforma del Senato dove non è previsto il quorum». L’Italicum non veste così male addosso al M5S.

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