Uk: Corbyn nuovo leader Labour

Uk: Corbyn nuovo leader Labour

Uk: Corbyn nuovo leader Labour
Jeremy Corbyn

Jeremy Corbyn, 66 anni, storico deputato della sinistra radicale interna, inviso ai blairiani, E’ il nuovo leader del Labour britannico. Ha vinto col sostegno dei sindacati e il ritrovato entusiasmo di molti giovani attivisti – da una piattaforma pacifista e soprattutto anti-austerità ed è stato eletto capo del maggior partito di opposizione in Gran Bretagna. Il nuovo leader ha lanciato un appello per “una società decente e migliore”, subito dopo la sua nomina durante il congresso straordinario del partito a Londra. Rivolgendosi “al partito e al movimento” laburista, Corbyn lo ha definito “appassionato, democratico, diverso, unito e assolutamente determinato nella ricerca di una società migliore e quanto più decente per tutti”.

Eletto a capo del Labour con una maggioranza del 59,5% dei voti, il socialista che vuole mettere tra parentesi il pensiero e le opere di Tony Blair ha un nemico feroce contro cui combattere: la previsione che alle prossime elezioni politiche (nel 2020) perderà di sicuro, consegnando la Gran Bretagna ancora in mano ai conservatori e il suo partito – il Labour – nell’angolo dell’opposizione, se non della pura testimonianza. Nel giro di pochi mesi, Jeremy Corbyn è stato in grado di inanellare una serie di primati: essere il primo candidato a scendere in campo senza minimamente pensare di poter battere i suoi tre rivali (l’ex ministro ombra della Salute Andy Burnham, il ministro ombra degli Interni Yvette Cooper, la candidata moderata Liz Kendall); diventare il capo più di sinistra che il Labour si sia mai dato; ed essere eletto leader con il più basso consenso da parte dei suoi colleghi deputati (solo 14). Dettaglio, questo, che indica quella che George Eaton su New Stetesman ha definito “la sfida epica” di Corbyn: cioè ricomporre la frattura che si aperta tra i membri del partito laburista e i suoi rappresentanti in parlamento.

Per Corbyn, trentadue anni di politica vissuta ostinatamente all’opposizione, il ruolo di leader è una shock culturale. Mediare, trovare le convergenze, rinunciare alla purezza delle idee: sarà la parte più difficile del suo lavoro. E il primo passaggio in cui si valuterà la sua disponibilità ad aprire le porte della sua guida alle anime del partito che sono state sconfitte sarà la formazione del governo ombra. Molti esponenti del vecchio shadow cabinet si sono già dichiarati indisponibili a collaborare con Corbyn, altri di loro, invece, hanno offerto la disponibilità a lavorare con lui. Ovvio che le due figure principali su cui si misurerà la volontà unitaria di Corbyn sono quelle dell’economia e della politica internazionale, i temi più importanti della politica britannica, ma anche quelli su cui Corbyn deve più rassicurare la parte del partito che non lo ha votato. Se sceglierà al Tesoro (come si è detto durante al campagna elettorale) un uomo come John McDonnell, il suo più fedele alleato parlamentare, è evidente che Corbyn opterà per una linea intransigente. Se deciderà di metterlo da parte, scegliendo personalità che non fanno parte della sua corrente politica e culturale, automaticamente si aprirà un’altra pagina.

Sull’uscita della Gran Bretagna dalla Nato, la sua posizione anti-monarchica, il suo scetticismo riguardo all’Unione Europea, Corbyn ha già mostrato di non voler insistere: tanto è alto il rischio di condurlo al margine della scena politica. E secondo Pietragnoli, il problema di unire il partito, “non dovrà essere solo un’esigenza sentita del nuovo leader, ma deve essere avvertita come necessaria anche dai leader che a lui si oppongono, che dovranno dichiararsi disponibili a dare una mano”. L’alta percentuale di voti con cui Corbyn è stato eletto (più del 57% con cui fu eletto Blair nel 1994) ha mostrato una debolezza del fronte che a lui si oppone: i centristi del Labour, l’aria di sinistra più moderata non ha una figura carismatica, un vero leader dietro al quale coagulare la sua diversità. Perciò molti analisti sono d’accordo nel dire che il vero avversario di Corbyn – più che i nemici interni – sono le urne.

 

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