La Spagna vive una lunga campagna elettorale

La Spagna vive una lunga campagna elettorale
La Spagna vive una lunga campagna elettorale
In senso orario Mariano Rajoy, Albert Rivera, Pablo Inglesias e Pedro Sanchez.

Quello che sta accadendo adesso nella politica spagnola gira intorno alle prossime elezioni politiche del prossimo novembre. Al governo ci sono i conservatore del Partido Popular che hanno iniziato il risanamento dell’economia spagnola ed adesso sembrano arrivare i primi risultati. Il primo mimistro Mariano Rajoy ha tuuta l’intenzione di ricandidarsi e spera che come il caso di Cameron nel Regno Unito alla fine le riforme paghino.

A scontrarsi con lui ci sono i trionfatori delle amministrative dello scorso maggio: Podemos. Questo movimento non è altro che la risposta politica del movimento degli Indignados del 2011 e quindi la sia evoluzione. A guidarla c’è Pablo Inglesias. Quest’ultimo è un giovane professore di Scienze politiche all’Università di Madrid, studioso di Gramsci, che ha ricevuto il battesimo alla politica tra le fila della Juventud Comunista (UJCE), l’organizzazione giovanile del Partito Comunista Spagnolo. Podemos non demonizza gli altri partiti, poichè le sue vittorie a Barcellona e a Madrid sono nate dalla costruzione di una coalizione guidata da loro.

Poi ci sono i storici socialisti del Psoe, guidati adesso da Pedro Sanchez. E’ dalla fine del governo Zapatero che non riesco più a guadagnare il centro della politica spagnola e la crescita esponenziale di Podemos alla loro sinistra rischia di prolungare questo stato di ombra. A meno di un anno dalla elezione come segretario arriva per Pedro Sanchez il momento dell’azione e dimostrare di poter puntare alla vittoria ricompattando il voto, non solo dei socialisti, su un progetto politico alternativo a quello del Pp, dopo la disastrosa parentesi della segreteria Rubalcaba.

Il quarto polo è formato da Albert Rivera che guida Ciudadanos. Rivera. 35 anni, catalano, avvocato ed ex campione di nuoto, ed è salito recentemente alla ribalta delle cronache politiche spagnole come leader e fondatore del nuovo partito emergente “Ciudadanos”. Un nome che letteralmente significa “cittadini”. Ma attenzione, guai a confondere i “cittadini” di Rivera con i più noti “cittadini” di Beppe Grillo. Già, perché il partito civico di Rivera parte da basi ideologiche esattamente opposte al fanatismo digitale degli attivisti del Movimento 5 Stelle. E ai loro epigoni spagnoli di Podemos, l’altra nuova forza della politica iberica. Infatti, rispetto al coetaneo Iglesias, che in linea con l’amico Alexis Tsipras si oppone duramente all’austerità europea, per la quale la Spagna ha pagato un prezzo salatissimo con un tasso di disoccupazione del 27%, Rivera, dopo aver lanciato il suo movimento per contrastare l’indipendentismo catalano, propone “più Europa”, più privatizzazioni e più mercato. Non a caso Ciudadanos fa parte dell’Alde, l’alleanza dei liberal democratici europei cui alle ultime consultazioni continentali si era richiamata anche l’italiana Scelta Civica, la lista fondata dall’ex premier Mario Monti.

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