Politica locale

Ballottaggi 2015. Unica vera vincitrice Lega Nord. Tonfo del Pd.

Ballottaggi 2015. Unica vera vincitrice Lega Nord. Tonfo del Pd.

LuigI Brugnaro e Maurizio Dipietro

C’è un sicuro perdente (il Pd), poi ci sono dei falsi vincitori (Forza Italia e M5s) e una sola vera vincitrice: la Lega Nord. Il Pd, ad esempio governava sette città, ma alla fine ne governa solo quattro. Il centrodestra recupera; ma solo quando la Lega guida la coalizione (Venezia eccezione). Il Movimento 5 Stelle vince quando riesce ad arrivare ai ballottaggi; ma lo fa solo nei piccoli centri e solo in cinque occasioni. Come è capitato in altre anate c’è stato in kolte realtà un ribaltamento dei risultati del primo turno. Se il centrosinistra era in vantaggio in undici delle dodici città, al ballottaggio il risultato è stato ben diverso.

Ad Arezzo, Chieti e Rovigo ha vinto il centrodestra. Un centrodestra più verde scuro, che blu. Solo a Chieti il centrodestra era in vantaggio già al primo turno. Ma a Venezia c’è stata la grande riscossa della destra e lì la Lega Nord si presentatava con un altro candidato e al ballottaggio ha deciso di non apparentarsi. Ha vinto Luigi Brugnaro appoggiato da Forza Italia, Area Popolare e liste civiche. Il grande sconfitto è Felice Casson che tra l’altro ci provava per la seconda volta (Nel 2005 fu sconfitto da Massimo Cacciari). Casson ha deciso che da sconfitto ritornerà al Senato; poichè non vuole affrontare la sfida da copo dell’opposizione nel capoluogo lagunare. Questo dimostra quanto il candidato non fosse molto giusto. Al contrario Alessandra Moretti resterà alla guida dell’opposizione in Regione Veneto.

L’affluenza alle urne è stata solo del 47% e se pure rappresenti l’ennessimo record negativo non fa più scalpore, asuefatti ormai all’andamento. C’è da notare, invece, la vittoria delle liste civiche. Hanno vinto in ben quattro comuni: Enna, Fermo, Matera e Nuoro. In due di questi comuni (Fermo e Nuoro) queste liste sono autonome rispetto ai partiti nazionali; mentre a Enna e a Matera in essi sono presenti esponenti di centrodestra; che però non hanno presentato i partiti nazionali. Sintomo questo della situazione di disaffezione generale. Caso particolare ad Enna dove un ex Pd Maurizio Dipietro era stato cacciato dal partito e riorganizzandosi e attirando verso se forze di centrodestra ha vinto contro quel Vladimiro Crisafulli che era stato messo nella lista degli impresentabili nel 2013 e quindi non candidato alle elezioni politiche; ma che ha vinto le primarie contro la volontà del partito centyrale che comunque gli ha negato il logo del partito (ufficialmente di prentava come Enna Democratica). Caso simile anche a Viareggio. Il Pd vince a Lecco e Macerata e riconquista Mantova e Trani. Il Movimento 5 Stelle vince  in tutti i ballottaggi, ma ci arriva solo nelle piccole realtà. 0 regioni vinte su 7. 6 comuni su 512. 1.953.000 voti persi. Cosa avrebbero vinto?

Matteo Renzi lo dice con chiarezza «Queste elezioni dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince. Devo tornare a fare il Renzi 1. Infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito». Dopo lo schiaffone di Venezia, che segue di poche settimane quello di Genova, Matteo Renzi non si sente un leader dimezzato. Semmai doppio. Renzi 1 il rinnovatore e Renzi 2 l’istituzionale, che non porta voti e va quindi archiviato al più presto per ritornare alla foga rottamatrice delle origini. Perché nelle urne si può anche perdere, ma perdere con dei candidati imposti e in qualche caso addirittura subiti è il segnale di una leadership distratta o confusa. «Una cosa è certa: le primarie sono in crisi. Dipendesse da me, la loro stagione sarebbe finita».  Continua il premier :  «A Venezia gli è venuto incontro un signore: “Salve, sono l’unico renziano della città…” Era Brugnaro, il candidato del centrodestra che ci ha battuto.». Nelle speranze di Renzi 1 (ma forse anche 2) lo strumento che lo ha lanciato nel firmamento della politica locale e poi nazionale doveva servire a selezionare una nuova classe dirigente in grado di intercettare l’elettorato in uscita dal berlusconismo. Non è andata così. «Casson, Paita, De Luca, Emiliano, Moretti. Io in quelle scelte non ho messo bocca.» E hai fatto male, sembra suggerirgli all’orecchio Renzi 1.  Prima di rottamarlo, Renzi 1 concede a Renzi 2 l’onore della armi: «Al governo abbiamo fatto cose tecnicamente straordinarie: lavoro, giustizia, legge elettorale, divorzio breve, diritti civili. Anche l’immagine all’esterno è molto migliorata. Non siamo più i malati di Europa e durante l’ultimo G7 gli elogi pubblici di Obama alle nostre riforme sono stati quasi imbarazzanti. E basterebbe dare uno sguardo alle pratiche che abbiamo ereditato per capire che non è affatto vero che Letta era più competente di me, come ha scritto qualcuno». Non è la prima volta che un premier si sente incompreso in patria. Il lamento perpetuo e le accuse ai «gufi» di remare contro fanno parte del Renzi 2. Renzi 1 promette di cambiare tono. E ritmo di marcia. «Da oggi le riforme sono più vicine, non più lontane. Adesso dovrò aumentare i giri, non diminuirli.» Ma per recuperare il consenso perduto sa che governare meglio l’Italia non gli basterà, se non comincerà a governare anche il Pd. «Devo tornare a fare il Renzi pure lì. E farlo davvero. Infischiandomene delle reazioni per aprire una discussione dentro il mio partito. Al governo non c’è mai stata un’infornata di persone in gamba come a questo giro. Penso alle nomine che abbiamo fatto: De Scalzi all’Eni, Starace all’Enel e Moretti a Finmeccanica. La vera accusa che mi si dovrebbe rivolgere non è di avere messo i miei al governo, ma di non averli messi nel partito». Restano da capire le ragioni di questa timidezza inattesa. Renzi, 1 o 2, del Pd è il segretario eletto. Ed è unicamente a quella elezione che deve la sua legittimità popolare. «Non ho messo bocca perché pensavo che astenermi fosse un presupposto per stare tutti insieme. E poi ci siamo dimenticati cosa scrivevano di me? L’arroganza al potere, la democratura… Ah, ma adesso basta, si cambia. Anche perché tra un anno si vota nelle grandi città. Torino, Milano, Bologna, Napoli, forse Roma.» Roma? «Se torna Renzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo.» Renzi 1 diceva «sereno» ma insomma, ci siamo capiti.

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