Giustizia

Mafia Capitale, atto secondo

Mafia Capitale, atto secondo

Luca Gramazio, Mirko Coratti e Daniele Ozzimo

Nuovo blitz dei Ros con 44 arresti in corso di esecuzione in Sicilia, Lazio e Abruzzo per associazione per delinquere, corruzione ed altri reati, nell’ambito della seconda tranche dell’inchiesta Mondo di mezzo, che ha svelato il volto di Mafia capitale, l’organizzazione mafiosa cresciuta attorno all’ex Nar Massimo Carminati. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip di Roma Flavia Costantini su richiesta del procuratore aggiunto Michele Prestipino e dei pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli. Sarebbero 21 gli indagati a piede libero. Sullo sfondo il business legato ai flussi migratori e alla gestione dei campi di accoglienza per migranti. Il blitz dei carabinieri è scattato nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Catania ed Enna. Nell’ordinanza di custodia cautelare vengono ipotizzati a vario titolo i reati di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori ed altro. I provvedimenti riguardano gli sviluppi delle indagini condotte dal Ros nei confronti di “Mafia Capitale”, il gruppo mafioso riconducibile a Massimo Carminati, ora in carcere. Secondo le indagini per le elezioni al Parlamento europeo del maggio 2014, Gianni Alemanno chiese l’appoggio a Salvatore Buzzi. Quest’ultimo si sarebbe mosso per ottenere il sostegno alla candidatura anche con gli uomini della cosca ‘ndranghetista dei Mancuso di Limbadi. “Bisogna finirla con questa balla della ‘Ndrahgheta”, è la replica di Alemanno, che sottolinea il “numero ridicolo di preferenze” da lui registrato nei due comuni calabresi dove il clan Mancuso è più radicato.

Ma le intercettazioni chiamano in causa anche molti consiglieri comunali a Roma dell’attuale legislatura. Salvatore Buzzi parla con Massimo Carminati e gli dice che i consiglieri comunali dovevano stare ai loro ordini poiché vengono pagati e, pertanto, devono rispettare gli accordi. Perché “se non rispetti gli accordi, lo sai da dove vengo”. In un video diffuso dal Ros sulle intercettazioni condotte su Mafia Capitale. In un altro video Buzzi, ex presidente della Cooperativa 29 giugno, parla con Emilio Gammuto (già in carcere) dei lavori ottenuti grazie all’intervento di Massimo Carminati. In una conversazione si parla di Luca Gramazio. “Avevamo un lavoro da due milioni di euro sui centri di prenotazione della Asl, come formula sociale”, dice Salvatore Buzzi, spiegando che in un secondo momento è uscita la gara regionale. “Allora non abbiamo detto: scusa, facciamola insieme. Ce li lasci due milioni anche a noi, no?”. A questo punto l’interlocutore, racconta sempre Buzzi, si sarebbe irrigidito. “Mi ha detto, ‘ah no, a me me lo devono dire’. Ma come? E chi te lo deve dire? E insomma, non ce lo ha voluti lasciare” dice Buzzi, che, visto l’intoppo, chiama subito Massimo Carminati. “Massimo è andato subito da Gramazio” conclude Buzzi, pronunciando, per precauzione, il nome del leader dell’organizzazione malavitosa a bassa voce.

Non solo Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl in Campidoglio ai tempi di Alemanno sindaco e figlio di Domenico, detto “pinguino” (colui che portò in Aula la mortadella per festeggiare la caduta di Romano Prodi). Luca Gramazio, secondo gli atti dell’inchiesta, partecipò anche con il padre (non indagato) a incontri con Carminati. Tra gli arrestati ci sono tanti nomi di esponenti politici. Di destra e di sinistra, senza distinzioni. Tutti abitanti della “Terra di mezzo” di Massimo Carminati: Mirko Coratti (Pd); l’ex assessore alla Casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo; Massimo Caprari (Centro democratico) e Giordano Tredicine (consigliere comunale e vice coordinatore di Forza Italia nel Lazio). E poi Pierpaolo Pedetti (consigliere Pd e presidente della commissione Patrimonio e politiche abitative.E ancora, Andrea Tassone l’ex presidente del X municipio, quello di Ostia. Con loro anche tanti dirigenti del comune e della regione Lazio: Daniele Magrini nella veste di responsabile del dipartimento Politiche Sociali; in manette anche Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio, Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti e posto ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini. Ultimo, ma non meno importante c’è anche il sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione (Ncd), tra i sei indagati per turbativa d’asta nell’inchiesta della Procura di Catania sull’appalto per la gestione del Cara di Mineo. Castiglione è uno degli uomini più vicini al ministro dell’Interno Angelino Alfano. Per cui si attendono anche sviluppo da parte del governo e all’interno di Ncd.

Il presidente del Pd Matteo Orfini, anche commissario del Pd romano proprio non ci stà: “È Curioso che una persona come Carminati abbia potuto costruire un sistema criminale di tale entità. Nei prossimi giorni chiederò al Copasir di occuparsi di questa vicenda per capire come i servizi segreti non si siano accorti di cosa stesse facendo una persona a loro evidentemente nota”.”La Procura ha sempre avuto il Pd al suo fianco e ha trovato in noi una sponda. Va ricostruita la vicenda”. “Le amministrazioni di Marino e Zingaretti sono state un baluardo della legalità, e quanto sta è anche dovuto alle loro denunce e delle azioni che loro hanno messo in campo”. I servizi segreti sono chiamati in causa perché Massimo Carminati, il boss intorno al quale ruota gran parte dell’inchiesta della procura di Roma sul sistema di corruzione e criminalità della capitale, “era un uomo legato ai servizi, secondo varie ricostruzioni, anche giornalistiche”, ci spiega Orfini. “Dunque chiediamo ad un organo istituzionale di indagare sul perché le attività di Carminati siano state coperte dai servizi fino all’inchiesta della procura…”. La mossa di Orfini sottintende una critica all’operato del Copasir, presieduto per l’appunto dal leghista Stucchi e rimasto pressoché immobile rispetto alle notizie sui legami tra Carminati e i servizi segreti deviati emerse già con la prima ondata di arresti a dicembre scorso, quando Renzi commissariò il Pd di Roma con Orfini.

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