Cinquestelle in stand by

Cinquestelle in stand by

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Cinquestelle in stand by

Il Movimento 5 stelle rimane saldamente il secondo partito politico italiano, anche se in realtà è uscito dalle cronache. Che forse è anche un fatto positivo visto che negli altri partiti non si fa altro che litigare. Certo, però, non si possono dimenticare i numerosi casi di parlamentai esplulsi nel movimento di Grillo.

Nell’ultimo periodo Grillo ha cambiato strategia dichiarandosi “stanchino” e cercando di sviare dalla polemica che vedeva lui e Casaleggio sempre al centro delle decisioni del movimento. E via web ha chiesto alla sua base: “Sei d’accordo con la decisione di formare una struttura di rappresentanza più ampia di quella attuale?”. Il referendum ha finito col promuovere il cambio di rotta. Una lista bloccata: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia. Quattro campani su cinque. Tutti insieme, su Facebook, ringraziano. Ovviamente la decisione è stata ratificata dal web, come tradizione del Movimento: hanno partecipato alla votazione 37.127 iscritti certificati. Ha votato sì il 91,7%, pari a 34.050 Voti. Di contro, ha votato no l’8,3%, pari a 3.077 voti.

Di certo nel movimento c’è una persona che per il momento non possono mandare via: è il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, almeno finchè rimarrà tale. Pizzarotti ha coagulato intorno a se tutti quelli che contestano la chiusura totale e per questo ha organizzato un convegno. Erano presenti amministratori locali del Movimento, molti parlamentari e sopratutto tutti gli espulsi. Invitati anche i cinque del direttorio, che però non si sono presentati. Sono rimaste le cinque sedie vuote in prima fila a sottolinearne l’assenza.

A fine gennaio alle grandi purghe si sostituiscono una serie di parlamentari che decide di fare una scissione autonomamente, non trovandosi più bene con le politiche del movimento. Dieci parlamentari (nove deputati e un senatore) hanno lasciato ufficialmente il Movimento, in blocco e con tanto di conferenza stampa: non lasciano la politica (“resteremo qua”), anzi parteciperanno alle consultazioni al Pd perché vogliono “contribuire” all’elezione del presidente della Repubblica. (in realtà poi i loro numerti non sono serviti). Tra loro, ci sono dissidenti storici, gente che ha camminato per lungo tempo sul filo, facendo sentire il proprio dissenso: il capofila Walter Rizzetto, Mara Mucci, Tancredi Turco, Aris Prodani, Samuele Segoni, Eleonora  Bechis, Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato. Tutti deputati, più il senatore Francesco Molinari. Hanno creato Alternativa libera.

Pur non partecipando all’elezione del nuovo presidente della Repubblica; il partito (almeno finora) ha avuto un buon rapporto con Mattarella; facendo più volte a lui appelli contro le politiche del governo Renzi che più non condivideva.

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