Centrosinistra

Coalizione sociale anti-Renzi

Coalizione sociale anti-Renzi

Maurizio Landini e Susanna Camusso

La storia della sinistra italiana è stata sempre frastagliata. Quando la sinistra riesce ad arrivare al governo e agli ideali c’è da mettere in pratica soluzioni; c’è sempre una parte che si scopre dura e pura e tenta di tornare indietro. Stavolta tocca a Landini incarnarla. L’anno scorso è toccato a Tsipras. Prima era stato Bertinotti. Il fatto è che c’è una sinistra che ogni volta che si è di fronte alla realtà insorge e dice: “Vedete? Appena ci mettiamo a far cose concrete perdiamo verità, coerenza, forza. Torniamo alle origini!”.

La Fiom di Maurizio Landini apre ufficialmente il cantiere della “coalizione sociale, il tentativo di accorpare movimenti, reti e mondo dell’associazionismo per quella «domanda di giustizia sociale ora inascolta e senza rappresentanza». Una coalizione sociale che nasce, da una certezza, «che la politica non è proprietà privata» e da due assunti, «la fine del lavoro» e quello secondo cui «la società non esiste, esistono solo gli individui e il potere che li governa» con cui è stato creato «lo spettro di un futuro già presente con cui siamo chiamati a fare i conti in tutta Europa» e che sta scatenando «una guerra tra poveri». L’obiettivo è quello di ricalcare le esperienze delle due «coalizioni sociali» evidentemente sorelle: Syriza in Grecia e Podemos in Spagna.

La manifestazione della Fiom a piazza del Popolo, solo 25mila presenti, consacra la leadership del leader della Fiom. Piazza del popolo è gremita di bandiere rosse, dalla Fiom ai tanti partitini della sinistra radicale. E’ una sfida a 360 gradi al renzismo, una sfida tutta politica, “perchè bisogna andare oltre le frontiere classiche del sindacato”, avverte Landini, “se vogliamo fare davvero il nostro mestiere che è quello di cambiare la società”. “Il governo l’ha fatta la sua coalizione sociale con la Bce, Confindustria e la finanza, ora noi dobbiamo fare la nostra, unire quello che il governo sta dividendo”. “Lo possiamo fare solo noi”, grida Landini, e sembrano credergli i politici che si sono uniti all’appuntamento, da Sel a Rifondazione, più tante altre sigle (si fa vedere anche Ingroia). Ci sono anche Fassina, Civati, Bindi e Pollastrini della minoranza Pd, e poi alcuni ex grillini. Una galassia di sinistra che per ora viaggia in mondi distanti e neppure paralleli, ma che riconosce alla Fiom la forza di interpretare un pezzo di paese. “Dobbiamo costruire ponti”, avverte Pollastrini. “Renzi sbaglia a trattare questa piazza come la solita parata”, dice Fassina.

Ma nemmeno tutta la Cgil è con lui. Susanna Camusso accetta di andare alla manifestazione, autorizzando anche la Cgil; ma sempre gurdinga rispetto a quello che Landini dice in piazza; infatti non ha mai digerito il partito anti-Renzi che Landini vuol costruire pur restando nel sindacato. Camusso continua a stare lì, nelle retrovie del palco, ha già deciso che non parlerà, ma freme, pur sorridente, sempre nei dintorni della scaletta: che faccio vado o resto? Vado. Lo fa negli ultimi dieci minuti dell’intervento del segretario Fiom, quando Landini abbandona i temi sindacali sviscerati per quasi un’ora e vira decisamente verso “l’allargamento della nostra rappresentanza”, verso la sua “coalizione sociale”, verso il sindacato che rivendica il diritto di fare “politica”. E anzi, dice Landini, “il problema è la scarsa autonomia che i sindacati hanno avuto negli ultimi anni dai partiti e dai governi…”. E’ troppo. Camusso agisce felpata, imbocca la scaletta e se ne va.Manca ai saluti finali con Landini: acclamato dai suoi, assediato dalle tv.

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