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Governo Renzi: dodicesimo mese (pagelle)


Governo Renzi: dodicesimo mese (pagelle)

Matteo Renzi

Era il 22 febbraio 2014 quando Matteo Renzi giurava davanti all’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Si inaugura un nuovo corso della politica nazionale dopo un anno convulso. Cronaca dell’ultimo trimestre.

Matteo Renzi (7 1/2), presidente del Consiglio. Si passa dalla vittoria alle regionali in Emilia Romagna e in Calabria alla faticosa approvazione delle riforme costituzionali, che subisce un rallentamente quando Forza Italia rompe il Patto del nazareno a seguito dell’elezione del Nuovo Presidente della repubblica. Ma è proprio quest’ultima elezioni ad essere un ulteriore capolavoro politico di Renzi. Il segretario Pd è stato bravo anche a compattare il suo partito e a scegliere un candidato che andasse bene a tutti; questo anche ascoltando i consigli delle varie componenti. Molto utile a questo scopo è stato l’ex segretario Pierluigi Bersani che ha consigliato Renzi di non candidare nessun ex segretario (lui compreso) perchè sarebbe stato divisivo e non votato da tutto il partito. Allo stesso tempo, però Bersani ha ammesso che se Renzi non lo avesse ascoltato e avesse candidato un suo “uomo” il partito non lo avrebbe seguito e si sarebbe andati sicuramente ad elezioni anticipate con tutte le conseguenze negative del caso. In Europa, Renzi si pone come mediatore di tutte le crisi, anche tra Tsipras e la Comissione EuropeaMatteo Renzi ha parlato all’Europarlamento nel corso del discorso per la fine della presidenza italiana della Ue. Ecco i passaggi principali del suo discorso.
Maria Elena Boschi (7), ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento. Forza Italia ha rotto il Patto del Nazareno, ma Renzi e la Boschi hanno annunciato che le riforme vanno avanti lo stesso; ma in concreto sono fortemente rallentate. La seconda lettura delle riforme costituzionali e la riforma elettorale sono state discusse. Per entrambi manca solo il voto finale, che dovrebbe essere dato nel mese di marzo. 
Marianna Madia (7), ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione. Il ministro Marianna Madia ha dichiarato per i lavoratori della pubblica amministrazione sarà fatto appositamente il ddl Madia (approvato, ma mancano i soliti decreti attuativi).
Federica Guidi (6 1/2), ministro dello Sviluppo Economico. Federica Guidi si sta occupando delle liberlizzazioni da fare nei prossimi mesi: lotta tra l’altro per la liberalizzazione del mercato dei farmaci. Guidi inoltre è presente a tutti tavoli di trattativa delle aziende in crisi aperte con la mediazione dello Stato.
Giuliano Poletti (6 1/2), ministro del Lavoro. Jobs Act approvato in via definitiva. Circa 200.000 persone passeranno presto da contratti di collaborazione a un contratto di lavoro stabile. L’abolizione dei contratti a progetto e dell’associazione in partecipazione e la rimodulazione delle altre tipologie contrattuali dovrebbero andare in vigore dal 2016. Per quest’anno sarà ancora possibile stipulare questi contratti mentre anche dopo il 2016 sarà possibile stipulare co.co.pro con accordi sindacali.
Beatrice Lorenzin (6), ministro della Salute. Nulla di nuovo sotto l’orizzonte; se non l’opposizione personale alla liberalizzazione dei farmaci e cioè la “mancata” norma sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C: dunque i farmaci di fascia C continueranno ad essere venduti solo nelle farmacie.
Pier Carlo Padoan (6), ministro dell’Economia. Assieme a Renzi è stata presentata la legge di stabilità 2015 ed è partito l’iter per l’approvazione in parlamento. Ovviamente è impegnato anche più di Renzi nel perseguire politiche a Bruxelles di deroga dall’austerità. Avviata la riforma delle Popolari, per le bcc basterà l’autoriforma.
Dario Franceschini (6), ministro dei Beni Culturali. Fa sapere la posizione del governo in merito al presunto acquisto di Rcs Libri da parte di Mondadori: “Troppo rischioso che una sola azienda controlli metà del mercato”. Il nuovo polo editoriale, infatti, stando alle stime, potrebbe coprire una quota nel settore pari al 40 per cento. E ancora, rincara Franceschini: “E’ legittimo chiedersi con preoccupazione come funzionerebbero le cose in un paese con un’unica azienda che controlla la metà del mercato, con l’altro metà frammentata in piccole e piccolissime case editrice”.
Paolo Gentiloni (6), ministro degli Esteri. Man mano che la crisi in Libia si fa sempre più evidente, il ministro guida la diplomazia italiana sostenendo che serve una soluzione politica e in tempi ristretti.
Maria Carmela Lanzetta (6), ex ministro degli Affari Regionali. Lascia gli Affari regionali e ritorna in Calabria per assumere l’incarico di assessore, il governatore Mario Oliverio le ha assegnato le deleghe—Riforme istituzionali e Semplificazione, Cultura, Pubblica istruzione e Pari opportunità — nella giunta formata da 4 soli assessori, che diventeranno 7 dopo il varo del nuovo Statuto regionale.Alla fine, però rinuncia a diventare assessore regionale, non condividendo la nomina di Nino De Gaetano, reo di essere sfiorato da un’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso.
Graziano Delrio (5 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. E’ stato tra i papabili per diventare nuovo presidente della Repubblic; anche se per poco. Troppo renziano per essere eletto e garantire tutti.
Andrea Orlando (5 1/2), ministro della Giustizia. Sta ancora lavorando sulla riforma della Giustizia. E le critiche della magistratura, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, non si sono fatte attendere. Replica anche il ministro: “Quelle dell’Anm sono critiche ingenerose. Dispiace che l’Anm non colga il passaggio solenne dell’inaugurazione dell’anno giudiziario per recuperare obiettività. Con una certa distrazione, infatti, si continuano a sollecitare cose che il governo sta facendo, come il reclutamento del personale amministrativo o posizioni già assunte come il sostegno all’emendamento che prevede sconti di pena a chi collabora nelle inchieste di corruzione. Ma la distrazione riguarda anche provvedimenti che sono il frutto dello sforzo di tutti i soggetti della giurisdizione come il significativo miglioramento delle condizioni carcerarie o l’avvio del processo civile telematico”.
Maurizio Lupi (5 1/2), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti. Nulla di nuovo sul fronte ministeriale; ma fa ballare il governo per la sua voglia di candidarsi nel 2016 a sindaco di Milano e quindi tesse alleanze col centrodestra.
Stefania Giannini (5  1/2), ministro dell’Istruzione. Uscita da Scelta Civica, di cui era stata anche segretario, è entrata assieme d altri suoi colleghi senatori nel Partito Democratico. Si attende la riforma della scuola.
Maurizio Martina (5), ministro dell’Agricoltura. Si è mosso per valutare la situazione del comparto e degli agricoltori delle zone interessate dall’alluvione in contante contatto con gli assessori regionali all’agricoltura. A parte questo niente di nota.
Roberta Pinotti (4 1/2), ministro della Difesa. Impegnata nella trattativa per la liberazione dei due marò. Ancor nessun passo avanti. La Pinotti, poi si spende sia per la campagna elettorale di Raffaella Paita nelle primarie per diventare governatrice della Regione Liguria, sia quando le vince difendendola dalle critiche dello sconfitto Cofferati.
Angelino Alfano (4), ministro degli Interni. Continua a dar pessima prova di se come ministro; ma si fa notare di più come segretario di partito. Perennemente in bilico tra il voler mantenere l’alleanza di governo con Renzi e il voler ricorstruire un futuro del centrodestra con Berlusconi; raggiunge il punto più basso durante l’elzione di Mattarella.
Gianluca Galletti (4), ministro dell’Ambiente. Anonimato più assoluto.

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