Centrodestra

La via stretta del Nuovo Centrodestra

La via stretta del Nuovo Centrodestra

Angelino Alfano, Nunzio De Girolamo e Maurizio Lupi

Anche per il Nuovo Centrodestra l’elezione del presidente Mattarella ha portato scompiglio. Aldilà della figura del presidente che è stimata da tutti i menbri del partito; a non essere andato giù è il metodo con il quale Renzi lo ha proposto e lo ha fatto eleggere. Ncd è il partito che più è rimasto impigliato nella tenaglia tra il dixtat di Renzi (o votate o fuiori dalla maggioranza) e la ricerca di un accordo con Forza Italia in vista delle prossime regionali di primavera. Il risultato è che l’appena ritrovato accordo con Forza Italia sembra subito svanito e che nei rapporti con Renzi, Ncd sembra sempre più sucube e poco incisivo. La nascita di Area Popolare, assieme all’Udc doveva proprio integrare i due partiti e far nascere un nuovo contenitore capace di attrarre i moderati del centrodestra e magari sostituirsi a Forza Italia. Per ora la missione è persa. Ancora una volta.

Il mini-terremoto all’interno del partito di Alfano, per ora non ha provocato altri scossoni (Barbara Saltamartini ha lasciato il partito, Maurizio Sacconi solo la caprica di capogruppo al Senato). Maurizio Sacconi ha comunque assicurato che «non è in discussione la mia leale amicizia e collaborazione con Angelino Alfano, quanto piuttosto il nostro rapporto con il presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico ed il suo metodo cinico dei rapporti politici variabili». L’unica che prende coraggio è l’ex portavoce Barbara Saltamartini: “La linea di continuare a sostenere questo governo, che oggi mi ha riconfermato Alfano, per quanto mi riguarda non è più sostenibile”.

Il partito è ingovernabile. Nel caos del partito ognuno dice la sua senza che si riesca a stabilire una linea comune. Maurizio Lupi sbotta: “Non siamo attaccati alle poltrone ma neanche abituati a fare i tappetini”. La dichiarazione di Gaetano Quagliariello è quasi una provocazione: “Il Nuovo Centrodestra è a un bivio: deve decidere se restare al governo oppure se perseguire da subito una ricomposizione di un centrodestra, oggi balcanizzato, che superi la leadership di Berlusconi”. Nunzia De Girolamo: “Noi maggiordomi di Renzi… E invece dovremmo fare come la Lega con Berlusconi”. Non è l’unica nell’area popolare a pensarla così. Tra loro, lo chiamano «l’incubo di diventare Scelta civica», la paura cioè di precipitare allo zero virgola, fagocitati da Renzi. E sono soprattutto quattro a voler arrivare in fondo alla questione, pronti se necessario a fare le valigie. Il tempo si incaricherà di dimostrare se si tratti solo di un gioco delle parti o l’inizio di una resistenza interna che porterà all’uscita dal partito.

Angelino Alfano e Silvio Berlusconi si trovano così tra gli sconfitti (con il solo primo che è riuscito per lo meno a salvare la faccia) e con gravi problemi di tenuta dei rispettivi partiti. Forza Italia e Nuovo Centrodestra, d’altronde, per certi versi, sono nella stessa posizione, rannicchiati in un angolo: hanno voglia di far casino perché così rischiano di restare all’opposizione altri trent’anni, ma di Renzi hanno bisogno per restare in vita in attesa di tempi migliori. Dentro Ncd si critica Alfano perchè non cura abbastanza il partito e lo si invita a scegliere  tra il ruolo di segretario e quello di ministro dell’interno. Lui per ora resiste. Ma presto, se le cose peggiorano potrebbe dover far spazio a Maurizio Lupi. E nel governo, a quieol punto potrebbe esserci un walzer di poltrone.

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