Spagna, gli Indignados avanzano

Spagna, gli Indignados avanzano
Spagna, gli Indignados avanzano
Mariano Rajoy, Pedro Sanchez e Pablo Inglesias

Mariano Rajoy governa la Spagna dal 2011 quando ha vinto le elezioni battendo il candidato socialista del Pose Alfredo Pérez Rubalcaba. Ora sono cambiate un pò di cose. Inanzitutto la Spagna sembra stia uscendo dalla crisi che imperversa in tutta europa e questo grazie alle politiche economiche del governo Rajoy. Il competitor storico del Pp ha cambiato segretario dopo l’ennesima sconfitta alle europee dello scorso maggio. A guidare il Psoe c’è Pedro Sanchez, a cui toccherà cercare di sconfiggere Rojoy alle prossime politiche nel 2017. Ha dichiarato che si ispira all’ex premier spagnolo Felice Gonzales e a Matteo Renzi.

Ma i sondaggi sono però avari con entrambe le storiche formazioni. In testa c’è Podemos. Questo movimento non è altro che la risposta politica del movimento degli Indignados del 2011 e quindi la sia evoluzione. A guidarla c’è Pablo Inglesias. Quest’ultimo è un giovane professore di Scienze politiche all’Università di Madrid, studioso di Gramsci, che ha ricevuto il battesimo alla politica tra le fila della Juventud Comunista (UJCE), l’organizzazione giovanile del Partito Comunista Spagnolo. Si sono fatti molti paragoni in Spagna tra questo movimento e l’italiano Movimento 5 Stelle. Ma le differenze tra i due movimenti sono tante, a cominciare dalla collocazione europea. I deputati di Podemos al parlamento di Strasburgo hanno scelto di stare nel gruppo del Gue, insieme ad Alexis Tsipras, alla Linke tedesca, all’italiana L’Altra Europa. Sopratutto, poi, non demonizzano i partiti e la politica in quanto tali, sebbene ne fustighino severamente gli aspetti degenerativi e la deriva oligarchica (anche loro parlano di «casta»).

Ma il fatto più importante degli ultimi mesi successo in spagna è il referendum per l’indipendenza della Catalogna, su imitazione dell’analogo referendum scozzese. Una differenza basilare tra i due: quello scozzese era legale, quello catalano no. Per il referendum sull’indipendenza della Catalogna solo un terzo dei votanti si è recato alle urne: circa due milioni di persone. Dall’altra il 80,72% di chi ha votato ha scelto pr l’indipendenza della Catalogna. Per l’esattezza le domande poste erano due: la prima riguardava l’ipotesi di dare alla Catalogna lo statuto di nazione, la seconda se concederle l’indipendenza. L’alta percentuale di sì si spiega con il fatto che a mobilitarsi sono stati quasi esclusivamente gli indipendentisti. I recenti sondaggi danno indipendentisti e lealisti sul filo del rasoio, intorno al 50% ciascuno.

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