Europa

Romania, il presidente è il “tedesco” Iohannis

Romania, il presidente è il “tedesco” Iohannis

Klaus Iohannis

Sarà a sorpresa Klaus Iohannis, il candidato conservatore di origini tedesche, il nuovo presidente della Romania. In tarda serata infatti, nel pieno dello scrutinio delle schede del ballottaggio, il premier socialdemocratico Victor Ponta, dato favorito alla vigilia, ha ammesso la sconfitta, quando tutti gli exit poll – dopo un serrato testa a testa – lo davano ormai perdente di almeno un punto e mezzo.

«Ho chiamato il signor Iohannis per congratularmi della sua vittoria. Il popolo ha sempre ragione», ha detto inaspettatamente Ponta, citato dai media a Bucarest. L’annuncio ha destato una certa sorpresa, considerando che la commissione elettorale non ha ancora diffuso dati ufficiali sullo scrutinio reale delle schede. Ma evidentemente il premier si è subito reso conto della piega negativa che aveva preso per lui la serata elettorale. Senza poi tener conto dei tanti voti dei romeni all’estero, che tradizionalmente vanno a beneficio dei candidati conservatori. Così era avvenuto nelle presidenziali di cinque anni fa, quando era stato proprio il voto della diaspora a garantire il secondo mandato di Traian Basescu, il capo di stato uscente che non si poteva più candidare dopo due mandati consecutivi.

Il vincitore Iohannis, un fisico 55enne appartenente alla minoranza tedesca della Transilvania che da anni è con successo sindaco di Sibiu (tra le capitali europee della cultura nel 2007), in tarda serata ha raggiunto i suoi sostenitori nel centro di Bucarest, dove le proteste per i disguidi e la cattiva organizzazione del voto all’estero, si sono trasformate in festeggiamenti. A scendere in piazza, nella capitale e in altre città, erano stati infatti elettori di centro-destra, convinti dello “zampino” del governo di sinistra nella cattiva gestione anche al secondo turno del voto all’estero, serbatoio pressoché certo di voti favorevoli al fronte moderato.

Ad ammettere la sconfitta di Ponta, un ex giudice con lontane origini siciliane, è stata anche la dirigenza del suo Partito socialdemocratico. Il vicepresidente Liviu Dragnea, parlando ai giornalisti, ha aggiunto che Ponta non intende comunque dimettersi da primo ministro. Si continuerà pertanto con la scomoda “coabitazione” che ha caratterizzato gli ultimi anni di vita politica in Romania, con una “guerra” continua e latente fra Ponta e il presidente uscente Traian Basescu.
Un successo di Ponta avrebbe garantito presumibilmente maggiore stabilità al paese balcanico, fra i più poveri e arretrati della Ue e segnato dall’urgente bisogno di riforme dell’apparato statale e della pubblica amministrazione. La vittoria dell’outsider Iohannis – un accademico di fede protestante, in una nazione al 90% ortodossa, appoggiato apertamente dalla cancelliera tedesca Angela Merkel – può invece far sperare in una lotta più incisiva alla corruzione finora dilagante, anche nella alte sfere del potere politico.

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