Economia

Renzi dirotta Cottarelli al Fmi

Renzi dirotta Cottarelli al Fmi

Carlo Cottarelli

Il 1° novembre 2014, su nomina del Governo Renzi, è diventato direttore esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale. Per questo motivo il 30 ottobre del 2014 ha lasciato l’incarico di commissario alla revisione della spesa. In un’intervista rilasciata poco prima del termine dell’incarico ha parlato della difficoltà a relazionarsi, prima ancora che con il sistema politico, con quello burocratico, a suo dire chiuso ed estremamente impermeabile ad ogni azione finalizzata a modernizzarne l’attività.

La sua spending review serve come il pane per dare copertura alle riforme, ma rischia di avere il gusto amaro dello sciroppo per la tosse. Per capire meglio i cinque mesi di lavoro affrontati dal supercommissario Carlo Cottarelli è necessario fare qualche passo indietro. Il curriculum è quello del top player italiano all’estero. Economista classe 1954, nato a Cremona e laureato a Siena, poi un master alla London School of Economics. Per Cottarelli la carriera esplode a Washington dove dal 1988 scala il Fondo Monetario Internazionale, diventando direttore del dipartimento Affari Fiscali. Negli States c’è anche la famiglia: una moglie che lavora alla Banca Mondiale e due figli sul sentiero universitario, il maschio a Princeton e la femmina a Ucla. Amico di Ignazio Visco con cui ha lavorato alla Banca d’Italia, per l’attuale commissario alla spending review c’è stato anche un passaggio all’Eni dove ha diretto l’ufficio studi. Collaboratore dell’Huffington Post americano, la sua biblioteca è impreziosita da decine di saggi su politiche fiscali, monetarie e inflazione. Poi la grande chiamata in Italia, nominato da Enrico Letta e fortemente voluto da Saccomanni per fare il revisore della spesa pubblica. Oltreoceano la chiusura delle valigie è accompagnata dal commiato di madame Christine Lagarde, direttrice generale dell’Fmi: «I colleghi di Carlo e molti amici del Fondo saranno molto tristi di vederlo lasciare ma la sua nomina a un posto di rilievo nel governo italiano è testimonianza delle superbe qualità che hanno contraddistinto il suo lavoro in questi anni».

Capelli brizzolati, erre moscia, fede calcistica rigorosamente interista. Sbarcato a Roma, ad attenderlo non c’era il comitato di benvenuto ma uno scetticissimo direttamente proporzionale al logoramento della formula spending review, italicamente sbandierata e inattuata. «Curriculum ineccepibile, ottimo nome ma rimarrà bloccato nei soliti meccanismi», sussurravano gli insider di Palazzo, mentre Renato Brunetta chiosava alla luce del sole: «È stato messo a fare una cosa impossibile, nei suoi panni mi sentirei male». Il diretto interessato rispondeva pacato, ma ottimista: «Non vedo una sola ragione per essere refrattari». Il 23 ottobre assume le funzioni di commissario con un incarico di tre anni e un compenso di 258.000 euro lordi annui «senza altri benefit» (niente autoblu), al di sotto del tetto fissato dal governo Monti. Per il suo incarico la legge 98/2013 prevede infatti un «limite massimo di 150.000 euro per l’anno 2013, di 300.000 euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015 e di 200.000 euro per l’anno 2016». Soglia ampiamente rispettata, con buona pace dei quotidiani Il Tempo e Libero che diffondono la leggenda, presto diventata virale, di un Cottarelli «che guadagna 2.200 euro al giorno».

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