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Leopolda 2014. Il futuro è solo l’inizio.

Leopolda 2014. Il futuro è solo l'inizio.

Leopolda 2014. Il futuro è solo l’inizio.

La Leopolda è alla quinta edizione e non è mai stata e mai sarà una manifestazione del Pd (quelle si chiamano Feste dell’Unità); ma uno spazio per discutere dei problemi reali e per aggregare forze e persone che non votatono Pd e non andrebbero in nessun spazio organizzato dal partito. Anche in questo modo si è arrivati al 40,8%. E’ anche adesso che gli organizzatori della Leopolda sono in maggioranza nel Pd (nonchè al governo) la storia non cambia. E questo qualcuno anche dentro il Pd vuole continuare a non capirlo.

Per la verità Matteo Renzi e tutti i presenti alla Leopolda glissano sulla manifestazione della Cgil, dicendo che non sono incompatibili; o al massimo che “A Firenze si propone e a Roma si protesta”.  Altri come Rosy Bindi presi dall’astio partecipano alla manifestazione di Roma solo per poter contrastare la dirigenza del proprio partito che vivono come usurpatrice. Lo scontro frontale si infiamma ulteriormente quando Bindi e Debora Serracchiani compaiono entrambe in collegamento con SkyTg24. “Penso che più imbarazzante della contro manifestazione della Leopolda non ci sia niente”.  Rosy Bindi ha scelto di scendere in piazza a San Giovanni, e sente fortissima la contrapposizione “con la dirigenza del mio partito che si è riunita senza usare il simbolo del Partito democratico per parlare di questioni fondamentali, in un meeting finanziato dagli imprenditori che inevitabilmente influenzeranno l’orientamento politico del governo”. Ancora la Bindi: “Se fate parlare Serra e non qualcuno che rappresenta i lavoratori allora possiamo dire che la Leopolda è la prima manifestazione post-Pd”. Debora Serracchiani non ci sta. Appesa all’auricolare, difende con foga la scelta della kermesse fiorentina: “Qui nessuno è imbarazzante o imbarazzato. Questa non è una contromanifestazione ed è normale che il partito di governo incontri gli imprenditori, così come incontra tutti. Le manifestazioni con la sigla Pd esistono, si chiamano Feste dell’Unità, forse Rosy non hai partecipato ma ti faccio vedere la mia agenda, è piena di appuntamenti alle iniziative democratiche”. E sottolinea che “il Pd non sta cambiando nome e non lo cambierà. Stiamo interpretando gli umori del Paese, abbiamo la fortuna di rappresentare la maggioranza degli italiani, c’è una azione di governo forte e chiara, io e Rosy ce le siamo sempre dette con chiarezza, è normale che vi siano dissensi ma la nostra è una discussione tranquilla e serena”.

La Leopolda è stata una serie di tavoli di discussione in cui si è fatto anche il punto su quanto discusso nelle precedenti edizioni e su cosa è diventato provvedimento di governo.  Matteo Renzi la presenta così: “Ci siamo un pò tutti montati la testa noi del Pd, ora si guardano i sondaggi: quanto siamo 40,8 per cento, uhmm…oh ma noi in parlamento siamo stati maggioranza per il rotto della cuffia…”. Renzi sottolinea che la Leopolda è “un insieme di nomi e non di cognomi”. “Siamo partiti da zero, le cose che abbiamo detto che volevamo fare le stiamo facendo. Non serve a niente, ce ne è ancora uno da sconfiggere: quello che l’Italia non si possa riformare. La sfida di questa Leopolda non è guardare chi c’è e chi non c’è più. E’ una sfida difficilissima: siamo arrivati dove non pensavamo di arrivare, se siamo qui oggi non è per dire quanto siamo stati bravi e fortunati. Nel tempo di un cambiamento pazzesco dalla Rete a Ebola, dalle interconnessioni alle solitudini, l’Italia non siamo solo noi è anche chi va in piazza domani, chi si sveglia al mattino per accompagnare i bambini a scuola. Noi dobbiamo restituire il futuro al Paese”. Chiudere senza salvare, chiudere e resettare. “A chi dice che la Leopolda è piena di gente strana, diversa che non ci sono le bandiere del Pd, dico che la Leopolda è la nostra gente, che ha voglia di credere nella politica come cosa diversa dal passato. Smettetela di parlare male di voi stessi”.

Parlando della Leopolda, si è comunque costretti a considerare anche la manifestazione della Cgil che è stata organizzata per stessa ammissione di Susanna Camusso contro Jobs Act e legge di stabilità. Quindi contro il governo. La Camusso dal palco minaccia: ”Faremo valere la nostra forza”. Ma gli effetti della crisi non sono colpa del governo, che ha fatto finalmente le due cose che da 3 anni la Cgil chiedeva: sgravio alle imprese e detassazione ai lavoratori- Non solo, ma la Camusso non è stata seguita da Cisl e Uil, che l’hanno lasciata manifestare da sola. Questa manifestazione è solo apparentemente sindacale; ma in realtà è politica e serve a Sel e alla minoranza Pd per cercare disperatamente di scardinare il governo di Renzi. Ma si condanna a perdere e a dimettersi tra qualche mese.

A sera, in diretta con il tg3 il premier Matteo Renzi, dal rifugio fiorentino della Leopolda, non può più tacere e a proposito della piazza targata Cgil a Roma sostiene: “Quando ci sono manifestazioni come queste non c’è da dire nulla ma ascoltare una piazza bella, importante. Ci confronteremo, ma poi andremo avanti, non è pensabile che una piazza blocchi paese”. Parole nette che arrivano alla fine di una giornata in cui le distanze sembrano essersi allungate fra la Leopolda e San Giovanni, fra Pd e Pd, fra una parte del Pd e una parte della Cgil. “Sono due anime diverse ma rispettabili – osserva Renzi – un grande partito ha il dovere di avere opinioni diverse. Io sono stata minoranza e non sono scappato e poi quando ho vinto il congresso le parti si sono invertite”. Aggiunge: “Qua si accapigliano su questioni importanti come la riforma della scuola o il fisco e il lavoro, su come creare occasioni per i posti di lavori, che non si creano con le manifestazioni, ma con ambienti e imprese capaci di farlo”.

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