Presentazione manovra 2015

Presentazione manovra 2015

Presentazione manovra 2015
Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan

Una manovra «interclassista», come ai tempi della prima Dc: un risultato che Renzi dietro le quinte ha fortissimamente voluto e che alla fine è riuscito a disegnare. Sono di nuovi premiati, con gli 80 euro, i ceti medio-bassi. Ma stavolta con gli sgravi Irap e per i nuovi assunti, è festa per le imprese e infatti Renzi, nella conferenza stampa finale, ha voluto enfatizzare questo dato, rivolgendosi ad un immaginario imprenditore: «Mamma mia e di più che vuoi?». E un segnale di attenzione c’è anche per «le partite Iva a basso livello di reddito». E, con un’ulteriore sapienza comunicativa, quella varata ieri è anche una manovra bipartisan: «Abbassare le tasse potremmo dire che è di sinistra, ma lascerei stare che poi ne dobbiamo parlare con Angelino: mentre altrove la riduzione è appannaggio di alcune forze politiche, in Italia non è di sinistra né di destra, ma da persone normali perché si era arrivati a un livello pazzesco».

Certo, una manovra che sembra finanziare il deficit – proprio come si usava nella Prima Repubblica – spese per le quali la copertura è in parte da «scoprire». Una manovra destinata comunque ad accendere gli occhiuti riflettori di Bruxelles. E proprio nella sfida con la capitale d’Europa, Matteo Renzi sta preparando le due nuove scommesse. La prima: mettendo nel conto una possibile riserva da parte della Commissione europea, nelle prossime ore il presidente del Consiglio si misurerà la palla e se le reazioni dovessero rivelarsi ostili, a quel punto Renzi potrebbe decidere di ripetere, «contro» Bruxelles, lo schema amici-nemici, sempre efficace per la psicologia collettiva italiana.

La nonovra è da 36 miliardi di euro. «La legge di stabilità parte con un numero: 18 miliardi di tasse in meno che abbiamo previsto per questa manovra», ha esordito il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Quindici miliardi verranno dalla spending review, così composta: 2,5 mld da decreto legge 66, quello degli 80 euro; 6,1 da risparmi dello Stato, 4 da risparmi delle Regioni regioni, 1,2 dai Comuni e 1 da province». Altre voci di spesa sono: 9,5 miliardi per confermare il bonus 80 euro, 5 miliardi per tagliare componente lavoro dell’Irap, 1,9 per sostenere gli incentivi ai contratti a tempo indeterminato, 3 miliardi per l’eliminazione di nuove tasse.

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