Europa

Sei mesi in Europa – 1mo semestre 2014

Europee 2014: vincono Renzi, Merkel, Le Pen, Tsipras e Farage. Ppe primo partito

Europee 2014: vincono Renzi, Merkel, Le Pen, Tsipras e Farage. Ppe primo partito

Elezioni per il Parlamento europeo. Boom della sinistra di Tsipras in Grecia e valanga di voti per gli euroscettici dell’Ukip di Nigel Farage. Poi c’è il Partito popolare europeo che conquista 212 seggi contro i 185 dei socialisti del S&D. Ma il dato più rilevante delle Europee, oltre alla vittoria storica del leader Matteo Renzi in Italia e la tenuta di Angela Merkel in Germania, è il trionfo degli antieuro del Front National di Marine Le Pen che, dopo l’ottimo risultato alle scorse amministrative, sono per la prima volta il partito più votato in Francia. La leader della formazione di destra invita tutti gli euroscettici, incluso il Movimento 5 Stelle, a unirsi al Fn e sottolinea che “ciò che è stato espresso oggi è un rifiuto massiccio dell’Unione europea“. I vertici M5s, però, fanno sapere che, sarà Grillo stesso, probabilmente già nel videomessaggio che verrà registrato nelle prossime ore a commento dei risultati elettorali, a specificare di non avere alcuna intenzione di avviare un percorso comune. “Siamo diversi, abbiamo un dna differente”, aveva affermato l’ex comico nel corso della campagna elettorale. E anche Nigel Farage, leader dell’Ukip che è uscito vincitore dalle europee nel Regno Unito, ha detto di volere “incontrare Beppe Grillo e discutere con lui delle nostre politiche che hanno molto in comune”.

Un risultato storico il 40,8% del Pd alle europee. Mai accaduto in nessun partito di sinistra nella storia della repubblica e con un solo precedente in generale nella Dc del 1958 di Amintore Fanfani. E’ una vittoria di gruppo, ma è sopratutto una vittoria di Matteo Renzi e del suo modo di governare. Gli italiani hanno scommesso sulla ripresa economica promessa da Renzi e gli hanno dato la forza di realizzarla. Se dovesse essere al di sotto delle aspettative, al prossimo passaggio elettorale il Pd ne pagherebbe pesantemente lo scotto. Ora Renzi deve continuare con le riforme, ma non più solo in Italia, ma anche in Europa dove essendo il Pd il gruppo più consistente (dietro solo alla Cdu della Merkel) ha un potere di tratattiva più ampio. Sopratutto dopo le deblacle di Hollande, Cameron, Rajoy ecc.

L'Ungheria conferma Orban.

Viktor Orban

Elezioni legislative in Ungheria. Si profilano altri quattro anni al governo per il premier Viktor Orban, dopo l’ormai certa e netta vittoria elettorale in Ungheria del controverso primo ministro in carica. I risultati delle elezioni politiche: Fidesz, partito di destra di Orban, 44,4%, Alleanza 25,9%, Jobbik 20,5%, verdi 5,2%. La ripartizione dei seggi è la seguente: Fidesz 133, Alleanza 38, Jobbik 23, verdi 5 deputati su 199. Il partito di centrodestra di Viktor Orban è riuscito ad ottenere di nuovo una maggioranza di due terzi. Orban ha dichiarato che il voto è una conferma delle sue politiche di governo, concentrate sulla creazione di posti di lavoro, sostegno alla famiglia e difesa della sovranità nazionale.

Elezioni legislative in Belgio.  I risultati delle elezioni, come era già successo nel 2010, sono piuttosto complessi e non hanno prodotto un chiaro vincitore: il partito nazionalista delle Fiandre, N-VA di Bart de Wever, con il 20,3 percento dei voti si è confermato il primo partito del paese, mentre il partito socialista del primo ministro Elio di RupoPS, ha ottenuto l’11,6 percento dei voti. Gli altri partiti che facevano parte del governo Di Rupo, il partito liberale francofono, MR, quello cristiano democratico fiammingo, CD&V, e quello socialista delle Fiandre, sp.a, hanno preso rispettivamente il 9,6 per cento, il 10,8 e l’8,8. In seguito al risultato elettorale, il primo ministro Elio di Rupo ha incontrato re Filippo e ha rassegnato le sue dimissioni. Il re ha dato l’incarico di provare a formare il nuovo governo a Bart de Wever, leader del partito fiammingo N-VA, che ha accettato l’incarico di informateur del nuovo governo. In Belgio il re conferisce prima un incarico preliminare per formare un nuovo governo, quello di informateur royal; successivamente, se i risultati delle trattative tra i partiti sono positivi, conferisce poi l’incarico vero e proprio per la formazione del governo, quello di formateur.

Spagna, Juan Carlos abdica: inizia il regno di Felipe VI

Felipe VI e Juan Carlos

Allo scoccare della mezzanotte, in Spagna è ufficialmente iniziato il regno di Felipe VI di Borbone. Il nuovo monarca nel pomeriggio di ieri ha assunto le sue funzioni con la cerimonia di abdicazione del padre, Juan Carlos, che gli ha lasciato il trono dopo quasi 39 anni. Oggi ci sarà la cerimonia solenne di investitura. Il padre Juan Carlos I non è più re di Spagna. A Palazzo Reale ha controfirmato ieri la legge che rende effettiva la sua abdicazione compiendo l’ultimo atto da capo dello Stato. Juan Carlos firma abdicazione dopo 39 anni regno. Alla firma erano presenti la Regina Sofia e il principe Felipe, in abiti civili come il padre, con la moglie Letizia e le figlie Leonor e Sofia. Centosessanta complessivamente gli invitati alla cerimonia. Subito dopo la firma un lungo applauso ha reso omaggio a Juan Carlos che era visibilmente emozionato.

Il nuovo presidente slovacco per i prossimi cinque anni sarà l’imprenditore e filantropo Andrej Kiska. Il 51enne novizio in politica ha ottenuto nel ballottaggio il 59,6% dei voti contro il 40,4% del suo rivale, l’attuale premier socialdemocratico Robert Fico. Kiska sostituirà l’attuale presidente Ivan Gasparovic, in carica da dieci anni. Il giuramento solenne avverrà il prossimo 15 giugno. «Ringrazio tutti coloro che sono arrivati alle urne, grazie per il mandato forte che mi è stato conferito», ha detto Kiska nella prima breve conferenza stampa trasmessa dalla tv slovacca. «La Slovacchia – ha aggiunto – è un bellissimo paese con gente magnifica. Prometto di essere il presidente che unisce e motiva, che restituirà la fiducia nell’ufficio presidenziale e renderà umana la nostra politica. Sarò dalla parte di tutti gli uomini onesti», ha dichiarato. «Cuore, cervello e carattere» recitavano i manifesti in favore di Kiska, laureato in microelettronica, sposato e padre di quattro figli.

Malta, Coleiro Preca nuova presidente

Marie Louse Coleiro Preca

Il parlamento maltese ha nominato all’unanimità Marie-Louise Coleiro Preca, Laburista nuovo presidente del paese. Il suo mandato inizierà il 4 aprile, e andrà a sostituire George Abela, Laburista, al potere dal 2009. Il ministro delle Politiche sociali Marie Louise Coleiro Preca ha accettato la nomina del primo ministro Joseph Muscat, che sarà il nono presidente della Repubblica di Malta. Sarà la seconda donna presidente e la sesta candidata emergente dal Partito laburista da quando Malta è diventata una Repubblica nel 1974. Il primo ministro stava seriamente considerando un altro possibile candidato oltre a Coleiro Preca: Maria Camilleri, ex backbencher e nota confidente del primo Muscat aveva deciso su Coleiro Preca a dicembre dello scorso anno. Coleiro Preca inizialmente era riluttante a dimettersi dal suo incarico di ministro della politica sociale. Molti dei suoi propagandisti politici hanno espresso sgomento per la decisione.

Bohuslav Sobotka, leader della forza socialdemocratica, porta il suo partito alla maggioranza relativa dei consensi col 20,45%, in calo di circa un punto e mezzo rispetto al 2010. In particolare, questa forza sembra aver ceduto consensi alle liste di sinistra più radicali come il Partito Comunista di Boemia e Moravia, che avanza di quasi tre punti percentuali e mezzo rispetto alla precedente elezione con il suo leader Vojtěch Filip. Dopo lunghe trattative, il 6 gennaio 2014 è stato trovato un accordo di governo, tra il Partito Social Democratico, ANO 2011 e l’Unione Cristiana e Democratica – Partito Popolare Cecoslovacco: il leader del primo partito che è diventato capo di governo e i leader delle altre due formazioni sono diventati i suoi vice.

Il Pd sta con Renzi. Letta rassegna le dimissioni

Matteo Renzi ed Enrico Letta

Il premier italiano Enrico Letta rassegna le dimissioni. Ci sono dissidi all’interno del suo partito sulle riforme da fare. Così il suo stesso partito lo sfiducia e lo sostituisce con il nuovo segretario di partito Matteo Renzi. La direzione del partito approva la relazione del segretario. 136 sì, 16 no e due astenuti. I lettiani non hanno partecipato al voto. Il premier Enrico Letta, appreso l’esito, ha annunciato che oggi rassegnerà le dimissioni al capo dello Stato Giorgio Napolitano, giungendo al Colle alle 13. Poco dopo mezzogiorno, si è concluso l’ultimo Cdm presieduto da Letta. Il governo di Enrico Letta è morto a causa del suo non fare le riforme e dal suo temporeggiare, non prendendo in considerazione la situazione drammatica in cui è l’Italia ormai da molto tempo. Renzi ha pensato che le riforme siano talmente necessarie che il farle coprirà il peccato originario di come è nato questo governo. Il nuovo governo ha 16 ministri contro i 21 dello scorso governo. Nella formazione del nuovo governo Matteo Renzi ha trovato dei freni a dei ministri che voleva nominare come ad esempio Nicola Gratteri alla giustizia o anche Livia Pomodoro allo stesso dicastero. Il freno sarebbe venuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è convinto che a quel dicastero non possa andare un pm. Problemi anche per il dicastero dell’Economia, che Renzi voleva politico e che Napolitano dichiarava forse necessario un economista già conosciuto in Europa. Ha vinto una via di mezzo.

La Lettonia entra nell'Euro

La Lettonia entra nell’Euro

Dal 1° gennaio 2014 la Lettonia è entrata nell’euro. Abbandonerà, dunque, la sua moneta (il lats) e sarà il 18-esimo paese a entrare nell’eurozona. L’ultimo paese a seguire le orme di Riga era stato l’Estonia, appena un anno fa. Andiamo a conoscere meglio il nuovo arrivato. La Lettonia è una repubblica parlamentare con appena 2,3 milioni di abitanti, stretta tra gli altri due paesi baltici, ovvero la Lituania e l’Estonia. La capitale è Riga, nota anche come la “Gemma del Baltico” e la “Parigi del Nord Europa”. Il paese è uscito dall’Urss nel 1990 e un anno dopo ha ottenuto l’indipendenza da Mosca. Nel 2004 è entrato a far parte dell’Unione Europea. Più del 59% della popolazione è lettone, il 28% circa è russa. Secondo quanto risulta dai dati al 2012, il pil della Lettonia è composto prevalentemente dai servizi (69,6%). L’industria pesa solo per il 25,2% sul prodotto nazionale, mentre l’agricoltura appena il 5,1%. Attualmente il paese non ha un leader di governo, a seguito delle dimissioni del premier Valdis Dombrovskis avvenute lo scorso 27 novembre, che ha preferito abbandonare l’incarico dopo la tragedia del crollo di un tetto di un supermercato a Riga che è costata la vita a ben 54 persone. I lettoni non sembrano del tutto convinti di far parte dell’euro, nonostante il 20 settembre del 2003 il referendum per l’ingresso nell’Ue aveva evidenziato quasi il 67% dei voti favorevoli all’entrata in Europa.

Diritti omosessuali nell'Ue

Diritti omosessuali nell’Ue

E’ entrata in vigore nel Regno Unito la legge promulgata lo scorso anno sulla possibilità per tutte le coppie anche dello stesso sesso di sposarsi. La maggior parte dei cittadini britannici è favorevole ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, perché nei sondaggi sono due terzi quelli che li sostengono, con il maggior appoggio tra i giovani. Il Paese non ha neppure assistito alle massicce proteste di piazza viste altrove, come in Francia. “L’amore sconfigge tutto” Anche il governo conservatore ha accolto con favore la novità e le bandiere arcobaleno sono sventolate su alcuni edifici governativi, in quello che il vicepremier Nick Clegg ha definito “un piccolo simbolo per celebrare un grande obiettivo raggiunto”. Il matrimonio tra i due uomini sarebbe stato impensabile negli anni 80, quando il governo della prima ministra Margaret Thatcher fece approvare una legge che vietava alle autorità scolastiche e locali di “promuovere” l’omosessualità o ritrarla come una “presunta relazione familiare”. La legge è rimasta in vigore fino al 2003. Dal 2005 sono state invece previste le unioni civili, compromesso introdotto per dare alle coppie formate da persone dello stesso sesso le stesse tutele legali e gli stessi diritti delle persone eterosessuali. Quando a luglio scorso il Parlamento ha legalizzato i matrimoni gay, è stato con vasto sostegno e con l’appoggio del premier David Cameron. La più forte contrarietà è stata quella della Camera dei lord e di alcuni gruppi religiosi.

In Lussemburgo, invece, oltre ai matrimoni lgbt, sono state approvate anche le adozioni per coppie dello stesso sesso. La Camera dei deputati lussemburghese ha, infatti, approvato con una larga maggioranza di 56 voti a favore contro solo 4 contrari, il progetto di legge secondo il quale “due persone etero o dello stesso sesso possono contrarre matrimonio”. La legge permetterà alle coppie omosessuali anche di adottare dei bambini. Il ministro della Giustizia Félix Braz al termine della discussione ha dichiarato soddisfatto come con tali norme, “il Lussemburgo diventerà più solidale e più giusto”. I primi matrimoni potranno essere celebrati all’inizio del 2015 dato che la legge entrerà in vigore dopo sei mesi dalla sua approvazione. La legge entrerà in vigore tra sei mesi, quindi i primi matrimoni potranno essere celebrati a partire dal 2015. Oltre a dare la possibilità a coppie omosessuali di sposarsi, i deputati hanno approvato anche la parte più delicata dedicata alle adozioni. Secondo la deputata dei Verdi “le persone gay devono avere gli stessi diritti degli eterosessuali. Questa legge riconosce formalmente una relazione che è sempre esistita”.  Il premier lussemburghese Xavier Bettel è dichiaratamente omosessuale.

Riferendoci alla sola Unione Europea, molti passi sono stati fatti sul fronte dei matrimoni tra coppie onmosessuali o comunque della sua variante light (le unioni civili). Questi passi, però sono a macchia di leopardo e mentre ci sono alcuni paesi ultra garantisti, altri in cui è assente ogni normativa. Nel grafico è presente la situazione dei paesi europei Ue ed extra. I matrimoni sono legali in Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Norvegia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia. Ci si accontenta delle unioni civili, invece, in Austria, Rep. Ceca, Germania, Ungheria, Slovenia, Finlancia, Irlanda e Lussemburgo. Le coppie omosessuali possono adottare dei figli in Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia, Spagna, Belgio, Francia, Lussemburgo e Regno Unito. L’accesso alle forze armate è possibili praticamente in tutti i paesi dell’Unione, anche quelli che non garantiscono i diritti su citati.

Il nuovo premier estone scalza Renzi come più giovane primo ministro europeo

Taavi Roivas e Matteo Renzi

Ha solo 34 anni ed è stato nominato nuovo primo ministro dell’Estonia. Taavi Roivas diventa così il più giovane primo ministro della Ue, sfilando il primato a Matteo Renzi che, con i suoi 39 anni compiuti l’11 gennaio scorso, è stato per sole tre settimane l’unico responsabile di un governo europeo sotto la soglia dei 40. Nei vertici europei c’è una discreta schiera di leader della sua generazione, quella nata negli anni ’70. A cominciare dal ‘collega’ di Malta, Joseph Muscat, appena quarantenne (ha spento le 40 candeline il 22 gennaio scorso). Altri ‘young-premier’ sono il primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel (3 marzo 1973), il romeno Victor Ponta (20 settembre 1972), il finlandese Jyriki Katainen (14 ottobre 1971), il ceco Bohuslav Sabotka (23 ottobre 1971) e la slovena Alenka Bratusek (31 marzo 1970). Una schiera di giovanissimi che stacca la seconda formazione, quella nata negli anni ’60, capitanata da David Cameron, 47 anni compiuti a ottobre, e dalla sua coetanea danese Helle Thoring Schmidt, nata il 14 dicembre 1966.

Eurovision song contest 2014. Questa edizione è stata vinta da Conchita Wurst. Quest’ultima è una drag queen e il suo vero nome è Thomas Neuwirth. La sua selezione ha scatenato numerose polemiche in Austria. Inoltre sia in Russia che in Bielorussia sono state condotte delle petizioni che invitavano le televisioni nazionali a rimuovere dalla messa in onda le prestazioni dell’artista austriaca. Questo ovviamente per le posizioni omofobe dei due paesi; se a questo poi si somma la situazione russo-ucraina si possono capire i fischi ogni volta che venivano assegnati dei punti alla Russia. La vittoria della Wurst è comunque un messaggio contro ogni tipo di discriminazione. Lei appariva molto commossa ad ogni punto che le veniva dato e credo proprio che fosse sincera. Andando a scavare nella sua carriera ho scoperto che in otto anni è riuscita ad incidere tre singoli, ma nessun album. Ascoltandola cantare capisco che non è certo per suo deficit canoro; ma piuttosto per tutte le discriminazioni che ha subito. Giusto che abbia vinto, ma sarebbe bello quando non ci sarà più bisogno di combattere l’omofobia.

A tre anni dall’incidente nucleare di Fukushima si fa un bilancio su quanto sono cambiate le politiche ambientali nei paesi dell’Unione Europea. Francia. Il presidente Nicolas Sarkozy ha dichiarato a marzo di non avere timori perché «le centrali francesi sono le più sicure al mondo». Germania. Il Governo di Angela Merkel ha deciso di sospendere la decisione, presa l’anno precedente, di prolungare la vita di alcune centrali. Inoltre, i sette reattori più vecchi, costruiti prima degli anni ottanta, sono stati fermati e sottoposti a una moratoria di tre mesi. Italia. Il ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva dichiarato che «la linea del Governo sul nucleare non cambia». Il 23 marzo però il Governo Berlusconi IV deliberava una moratoria di un anno sul programma nucleare italiano e il 31 marzo 2011 abrogava le disposizioni di legge approvate nel biennio 2008-2010 con le quali era stato deliberato di ritornare a edificare impianti atomici sul proprio territorio e sulle quali era pendente un referendum abrogativo tenutosi ugualmente il 12 e il 13 giugno 2011, che ha visto la popolazione esprimersi per la cancellazione delle norme che avrebbero consentito la produzione di energia elettrica nucleare sul territorio nazionale. Unione EuropeaGünther Oettinger, commissario all’energia della Commissione europea, ha dichiarato il 15 marzo 2011: «dobbiamo anche porci la domanda se, in Europa, in futuro, potremo soddisfare i nostri bisogni energetici senza il nucleare».

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.