Petro Poroshenko

In Ucraina elezioni sotto le bombe

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L’oligarca Petro Poroshenko ha vinto le elezioni presidenziali in Ucraina con il 54 per cento, seguito dall’ex premier Yulia Tymoshenko (Patria) con il 13,1 per cento. Al terzo posto Oleh Lyashko (Partito radicale) con l’8,48 per cento.

Le votazioni, fissate dall’attuale governo ad interim, sono arrivate tre mesi dopo che le manifestazioni dei gruppi di Euromaidan a Kiev hanno portato all’allontanamento dell’ex presidente filorusso Viktor Janukovic, fuggito a Mosca il 22 febbraio, dopo il fallimento dell’accordo con l’opposizione.

Petro Poroshenko,è un oligarca di 48 anni noto come “il re del cioccolato” perché, tra le altre cose, è proprietario della famosa fabbrica di dolci Roshen. Poroshenko è stato il primo oligarca a sostenere il movimento Euromaidan fin dall’inizio, ma in passato aveva finanziato il Partito delle regioni del presidente Janukovic e, ancora prima, era stato uno dei principali esponenti della rivoluzione arancione del 2005. La sera del 25 maggio, dopo aver annunciato la sua vittoria, Poroshenko ha detto che la priorità è “mettere fine alla guerra e portare la pace” e che il suo primo viaggio diplomatico sarà nell’est dell’Ucraina, nelle città occupate dai separatisti filorussi. Poroshenko ha aggiunto che l’Ucraina “non riconoscerà mai l’occupazione della Crimea”, la regione annessa alla Russia dopo il referendum del 16 marzo. Il nuovo presidente ha promesso delle elezioni parlamentari prima della fine dell’anno.

Seggi chiusi a Donetsk – Le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk si sono unite in un ‘nuovo Stato’: lo ha annunciato il presidente della Repubblica di Donetsk, Denis Pushilin, citato dalle agenzie russe. La denominazione scelta è quella di Novorossiya (Nuova Russia). Sono tutti chiusi i seggi per le elezioni presidenziali nella città di Donetsk. Secondo alcuni media ucraini stamani è stato aperto un solo seggio, “poi sono arrivati una ventina di uomini armati, che hanno messo in fuga la commissione elettorale”. In tutta la regione, i seggi aperti sono 308 sui 2.430 previsti, rendono noto le autorità locali. Sono almeno «100 i morti» nella battaglia di ieri a Donetsk. «Tra le vittime, almeno la metà sono civili – ha annunciato il leader Denis Pushilin – Non riusciamo ancora a recuperare i cadaveri, siamo sotto il tiro dei cecchini».

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2 commenti

  1. Interessante il fatto che i russi non abbiano avuto granché da dire attorno alle elezioni. Stanno a guardare, con un certo cinismo: probabilmente attendono qualche grosso passo falso della controparte.

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