Giustizia

Processo Bancopoli Unipol

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– 25 ottobre 2010: viene notificato l’avviso di chiusura delle indagini. Paolo Berlusconi, come editore del quotidiano Il Giornale, è indagato per ricettazione, millantato credito, concorso in rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio.

– 16 dicembre 2010: la procura di Milano chiede l’archiviazione per Silvio Berlusconi e il rinvio a giudizio del fratello. L’ex premier, finora parte lesa, è iscritto nel registro degli indagati per ricettazione e rivelazione di segreto di ufficio e, in meno di 24 ore, passa da indagato a quasi archiviato.

– 10 giugno 2011: Favata, processato con rito abbreviato, viene condannato a 2 anni e 4 mesi di carcere e al risarcimento di 40 mila euro a Fassino. Roberto Raffaelli ed Eugenio Petessi, in rapporti d’affari con Favata, patteggiano.

– 30 giugno 2011: il gup di Milano respinge la richiesta di archiviazione nei confronti di Silvio Berlusconi.

– 22 settembre 2011: la procura di Milano chiede il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi. L’accusa è di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio. Tra i testimoni, saranno sentiti lo stesso Favata, che racconta della serata ad Arcore, e Antonio Di Pietro.

– 20 dicembre 2012: il pm di Milano, Maurizio Romanelli, chiede la condanna a un anno di reclusione per Silvio Berlusconi, accusato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio, e a tre anni e tre mesi per il fratello Paolo per ricettazione e rivelazione di segreto d’ufficio. Paolo Berlusconi sarebbe stato “regista” dell’operazione mentre l’ex premier, secondo l’accusa, sapeva che, la sera della vigilia di Natale del 2005, gli sarebbe stata fatta ascoltare l’intercettazione non ancora depositata agli atti dell’indagine. Fassino, costituitosi parte civile, chiede un risarcimento di un milione di euro. La decisione del giudice viene rimandata a dopo le elezioni.

–  7 marzo 2013: la sentenza di primo grado lo condanna ad un anno di reclusione ed al pagamento in solido di 80 000 euro, assieme al fratello Paolo Berlusconi, quale risarcimento danni in favore di Piero Fassino a cui si aggiungono le spese processuali di 10 000 euro.

– 31 marzo 2014: la Seconda Corte d’Appello di Milano ha dichiarato la prescrizione del reato, confermando il risarcimento di 80 000 euro a Piero Fassino.

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