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Il terzo Rubino

Il terzo Rubino

Renzo Rubino

Renzo Rubino è stato la vera sorpresa della sessantaquattresima edizione del Festival di Sanremo, dove è tornato (stavolta tra i “big”) dopo il successo riscosso lo scorso anno tra le Nuove Proposte con il brano “Il postino (Amami uomo)”. Una partecipazione, quella di Rubino, che già dal giorno dell’annuncio dei cantanti in gara aveva suscitato diverse polemiche legate al suo inserimento tra i quattordici Campioni della competizione (“Può essere considerato un ‘big’ a tutti gli effetti?”, ci si chiedeva); poco dopo l’annuncio, poi, è arrivata quella tanto chiacchierata ospitata all’Edicola Fiore e quello scherzo ben riuscito che ha fatto esplodere un falso allarme (chi non avesse seguito la vicenda è invitato a leggere questo articolo). Sul palco dell’Ariston, Renzo ha presentato i brani “Ora” (con il quale ha conquistato il terzo posto nella classifica finale) e “Per sempre e poi basta” (premiato dall’orchestra per il miglior arrangiamento), entrambi contenuti all’interno del suo nuovo album di inediti dal titolo “Secondo Rubino”. Il disco, terzo lavoro in studio del cantautore di origini pugliesi, ha raggiunto il mercato a quasi un anno di distanza dalla pubblicazione del precedente “Poppins”, è stato registrato presso gli studi Isola degli Artisti di Aprilia (Latina) e contiene undici brani tutti firmati (e per quanto riguarda la musica e per quanto riguarda i testi) da Renzo Rubino stesso e Andrea Rodini (che veste anche i panni di produttore).

“Secondo Rubino” è un disco che conferma le buone impressioni che ci eravamo fatti di Renzo con “Poppins” e per certi versi sembra rappresentare proprio una naturale conseguenza di quest’ultimo; il disco può essere idealmente suddiviso in due parti, esattamente come suggerisce la copertina (in cui Rubino vi è raffigurato a mezzobusto in posizione frontale): da un lato c’è un cantautore più serioso, dall’altro un artista bizzarro, estroso ed ironico. Le due anime di Renzo, per intenderci, che tuttavia non sembrano respingersi ma piuttosto paiono convivere. Così, nel disco è forte la presenza di brani in cui l’ironia pervade sia i testi che la musica, come nel caso della stessa “Ora”, ed altri invece in cui predominano atmosfere più composte, come nel caso di “Monotono”. Tutte le canzoni contenute all’interno di “Secondo Rubino” vantano arrangiamenti davvero raffinati, caratterizzati da una varietà di stili che spaziano da suggestioni classiche (quasi liriche, si potrebbe dire) al synth pop anni Ottanta di “Sottovuoto” (le cui sonorità ricordano un po’ qualche produzione del “periodo d’oro” di Ivan Cattaneo), passando per il pop semplice e catchy (ma non banale) di “Mio” e per l’elettronica (anche piuttosto marcata) di “Non mi sopporto” (registrata con strumenti quali il sintetizzatore Moog, una drum machine, un novapad e uno space echo – con il suo ritmo sostenuto e trascinante è il vero gioiello del disco, o perlomeno la traccia più interessante).

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