Governo Renzi: sedicesimo mese

Renzi secondo mese

Renzi secondo mese

Giovane, determinato, brillante, sicuro di sé. Matteo Renzi avanza come un caterpillar, giorno dopo giorno, sulla scena della politica italiana. Deciso a rigirare il Bel Paese come un calzino. L’Italia ha bisogno di una nuova legge elettorale, di rendere l’iter parlamentare più snello, di tagliare i costi? Certo, si dice da anni. Tutti ne convengono. Ma nessuno ha mai mosso un dito. Fino all’arrivo del Matteo nazionale, che non guarda in faccia nessuno, canta, balla, sbeffeggia e schiaffeggia e intanto si prende il partito. E se un dirigente si dimette, su Matteo piovono nuovi consensi e nuovi voti. Così, forte di una popolarità crescente e dirompente, Matteo è pronto a dare all’Italia quel che le serve. A qualunque costo. Prima proponendo un accordo a Grillo, poi dribblando alla velocità della luce il suo educato “vaffanculo” di risposta (senza ripetere l’errore di Bersani che piagnucolò sulla porta dei 5 Stelle fino all’umiliazione), infine saltando il fosso per andare a tendere la mano direttamente al nemico di sempre: il caimano. Nemico vero? Il dubbio è lecito: fatto sta che Matteo col caimano in mezza giornata ha trovato un accordo. Per il bene del Paese, naturalmente. Adesso tutto è pronto: la nuova legge elettorale, la sostanziale modifica del Senato, la cancellazione del bipolarismo perfetto, l’abolizione delle Province. Lo chiedevano tutti a gran voce. Da anni. Ma nessuno aveva mai osato neppure provarci. Fino a Matteo. Che raccoglie consensi da destra e da sinistra, che decide chi è buono e chi non lo è semplicemente girando il pollice. Un nuovo Berlusconi? Se lo chiedono in molti, il carisma è quello. L’elettorato moderato di riferimento in gran parte coincide. L’ambizione è la stessa. Ma non mancano le differenze.  Una oggettiva: Renzi non ha la potenza di fuoco mediatica del Cavaliere, quindi quel che sta raccogliendo in termini di visibilità vale almeno quattro volte tanto. Le altre sono piuttosto percezioni concrete: Matteo sembra avere le idee decisamente più chiare di Silvio e anche la volontà reale di cambiare il Paese (dosa che Berlusconi in 9 anni e rotti, divisi per 4 governi, non ha voluto e/o potuto fare). Certo, i detrattori non mancano. Così come non mancano i dubbi costituzionali, più che leciti, sulla riforma elettorale proposta, il cosiddetto “Italicum” (dove le liste sono bloccate e il secondo turnp sembra soltanto un escamotage creativo e diversamente corretto per far raggiungere a una delle partì in corsa una percentuale che permetta lo scatto di un premio di maggioranza altrimenti non dovuto). Eppure, al netto delle ombre, resta una sensazione di fondo: quella di un leader giovane e consapevole che ha preso il toro per le corna, determinatìssimo a fare il bene del suo Paese. Che poi questo bene possa coincidere conia sua ambizione è particolare, per ora, trascurabile.

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