Imperativo categorico. Fare le riforme a prescindere da tutto!

Imperativo categorico Fare le riforme a prescindere da tuttoMatteo Renzi l’ha dichiarato da subito, da quel 8 dicembre che lo vide trionfare alle primarie del Partito Democratico con oltre 2.900.000 consensi: bisogna fare le riforme e sopratutto Farle!

Mentre altri politici mettono davanti alle riforme i propri interessi personali e di partito e finiscono allungare talmente i tempi ranro da non farle proprio le riforme o al massimo da produrre leggi inefficaci. Per quanto riguarda la legge elettorale si è preferita non farla proprio e quando nel 2005 è stata fatta (il Porcellum) è stata definita “porcata” dallo stesso promulgatore (il leghista Calderoli).

Matteo Renzi ha deciso, proprio perchè si tratta d regole condivise, di sentire i rappresentanti di tutte le voci presenti in Parlamento. Quindi anche Berlusconi e Grillo. Peccato che Grillo abbia disdegnato a prescindere una qualunque trattativa dicendo che qualunque riforma venga fatta essendo prodotta da un Parlamento illeggittimo e a sua volta tale. Per Silvio Berlusconi questo equivale ad un importante rientro sulla scena politica, dopo la sua cacciata dal Parlamento; ma non per questo lo rende rieleggibile. E’ comunque il rappresentante del secondo partito politico italiano e non è colpa di Renzi se agli italiani piace più Forza Italia che il Nuovo Centrodestra di Alfano.

Le critiche più furenti alla volontà di Renzi di incontrare Berlusconi e per giunta al Nazzareno (sede del Pd) vengono proprio dall’interno del partito e da quel Stefano Fassina, che ormai dimessosi come vice ministro dell’economia, ha già scalzato Gianni Cuperlo  come principale voce dell’opposizione interna. Critiche arrivate anche, ovviamente, dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che come già detto critica tutto a prescindere e rende in questo modo le sue parole senza valore. Le critiche in tutti e due i casi sono avvenute più sull’incontro Berlusconi-Renzi, che sul contenuto dell’accordo in sè.

Non critiche, ma vere minacce di far cadere il governo sono giunte da Angelino Alfano, che avendo fatto una scissione dal partito di Berlusconi, teme di essere risucchiato nel migliore dei casi o addirittura annientato nel peggiore. Matteo Renzi, pur mostrando calma e non curanza ha precisato che un eventuale accordo con Berlusconi vedrà d’accordo anche Alfano. Chi assiste silente è invece il capo governo Enrico Letta, che in sempre più casi si mostra intollerante verso il protagonismo di Renzi e nonostante le sue dichiarazioni si mostra sempre più propenso a riuscire a far arrivare il suo governo a fine legislatura (o almeno al 2015) che a fare le riforme. Il dramma che i fatti danno torto a Letta poichè il suo governo di buono a solo iniziato i pagamenti dei debiti che la pubblica amministrazione aveva verso le piccole e medie imprese. Di cose negative ne ha fatte centinaia (ricordo solamente la confusissima questione dell’Imu e della mini Imu).

L’accordo rispecchia più o meno quello che Renzi aveva illustrato durante le primarie. Il Senato della Repubblica non dovrebbe più essere elettivo, ma formato da sindaci, presidenti di Regione, rettorie altri professioni, comunque già stipendiati e non dovrebbe essere più titolare di fiducia ai governi. Si è trovato un accordo anche per la legge elettorale, ma non è ancora noto nello specifico. Si fanno congetture sui giornali, preferisco aspettare per giudicare. Le caratteristiche che deve avere necessariamente la nuova legge elettorale e su cui Renzi si è pronunciato (e che mi aspetto siano rispettate) sono l’eleggibilità dei candidati, lan governabilità e la non ricattabilità dei partiti minori.

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