Giustizia

La Cancellieri si salva, il Governo fibrilla, il Parlamento si divide

La Cancellieri si salva, il Governo fibrilla, il Parlamento si divideAnna Maria Cancellieri è tornata in Parlamento per chiarire la sua condotta riguardo al caso Ligresti, dovendosi difendere, questa volta, da una mozione di sfiducia del Movimento 5 Stelle. Qui non si parla più solo della presunta scarcerazione di Giulia Ligresti, ma di tutta una serie di favori tra le due famiglie. Incomprensibile il comportamento di Letta che lega il destino del suo ministro a quello del governo. Perchè non l’ha fatto nel caso di Josefa Idem ad esempio?

Il salvataggio del ministro Cancellieri è dipeso essenzialmente dal Partito Democratico. Matteo Renzi ha dichiarato che il ministro non ha più il prestigio necessario per ricoprire il ruolo di guardasigilli e che per questo doveva essere rimosso dall’incarico; Giuseppe Civati è andato anche oltre proponendo una seconda mozione di sfiducia contro il ministro (sarebbe stato intollerabile per il Pd votare quella del M5S). Ma Enrico Letta non è di questo avviso e decide di spendersi personalmente per il ministro dichiarando che un’eventuale sfiducia alla guardasigilli sarebbe stata considerata come una sfiducia a tutto l’esecutivo. Sconcertati di questa visione degli eventi Renzi e Civati hanno battuto in ritirata, ma non cambiato idea sugli avvenimenti. Renzi ha, in particolare, dichiarato che dal 9 dicembre (un giorno dopo le primarie) chiunque vinca l’egenda del governo cambierà e se vince lui ha già in mentele cose che il Pd, come componente maggiore del governo voglia che si facciano. Questa non deev suonare come una minaccia, ha aggiunto Renzi, ma serve a far smuovere un governo che è stato creato sostanzialmente per fare delle riforme che gli italiani aspettano e il fatto che lui abbia indietreggiato sulla Cancellieri denota la sua lealtà che vuole venga ricambiata quando, se vincerà, solleciterà il governo per i nuovi provvedimenti. Ma oltre a Letta sopratutto Giorgio Napolitano sembra essersi speso per il salvataggio della Cancellieri, oltre per la considerazione e stima per il ministro, anche perchè non vuole innescare  un rimpasto dei ministri che unito alle recenti scissini di partiti in Parlamento può portare a una seria crisi del governo. Certo, che anche Guglielmo Epifani, solitamente equidistante e conciliante ha dichiarato senza mezzi termini che dopo questo episodio il governo è più debole.

Il centrodestra in Parlamento è stato tutto a favore del salvataggio della Cancellieri, ma credo per secondi fini. Nonostante il Pdl non esista più e si siano già formati i gruppi di Forza Italia e Nuovo Centro Destra, il tema della decadenza di Berlusconi da parlamentare (il prossimo 27  novembre) è al centro della loro attenzione e li vede uniti nel votare contro la richiesta; ma mentre il partito di Angelino Alfano anche dopo tale data resterà in maggioranza; quello di Silvio Berlusconi sarebbe all’opposizione dallo scorso 16 novembre (data dello scioglimento Pdl) anche se ufficialmente sostiene ancora l’esecutivo. Quello che Silvio Berlusconi aspetta è che l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza coincida con la sua decadenza; ma ufficialmente la motivazione dell’ingresso di Forza Italia tra i banchi dell’opposizione saranno le norme della legge di stabilità.

Al centro ci sono le formazioni di Mauro Mauro (popolari) e Pierferdinando Casini (Udc) che si sono separate da scelta civica e che sostengono senza se e senza ma sia la Cencellieri, che il governo. Vorrebbero affrancarsi al nuovo partito di Alfano, ma vorrebbero anche che la decadenza di Berlusconi favorisse uno smenbramento di Forza Italia, tutto in funzione della costruzione di un Ppe italiano. Infine Mario Monti e quel che rimane di Scelta Civica sono stati inaspettatamente critici con la Cancellieri e seguono la stessa visione di Renzi e Civati sull’opportunità che la cancellieri si fosse dimessa prima della discussione della mozione di sfiducia (cosa di fatto non avvenuta). Scelta Civica rimane convintamente a sostegno del governo, ma crede andhe sia necessario un rimpasto.

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