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Leopolda’13. Diamo un nome al futuro.

Leopolda13. Diamo un nome al futuro

Leopolda 13

Dopo il lancio della cordata dei rottamatori, la rottura dei dinosauri del Big Bang, quella delle primarie di ‘Viva l’Italia Viva’, la Leopolda 2013 doveva essere quella del congresso del Pd. Doveva, o almeno così era stata annunciata. ‘Diamo un nome al futuro’ era il titolo-comandamento della quarta convention di Matteo Renzi nella ruvida, affascinante, caldissima ex stazione fiorentina. Un futuro che si chiama Pd, anche se non ci sono le bandiere del Pd, anche se in sala non è nominato quasi mai. Un futuro che, secondo il sindaco di Firenze, si chiama “speranza”. Un futuro che potrebbe chiamarsi Berlusconi, ma non Silvio il padre, ma Marina, la figlia.

E pensare che Renzi, nell’intervento che ha chiuso i lavori – dopo le parole dal palco del ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio, di Pif e Baricco (immancabili a Firenze), Fassino, Emiliano, Burlano, Farinetti, Davide Serra, il professor D’Alimonte, Reggi, Giorgio Gori, e con Franceschini seduto su un muricciolo scalcinato della Leopolda, che non ha voluto sedersi in prima fila, che non è salito sul palco e solo alla fine ha stretto la mano a Renzi – ha nominato Berlusconi solo una volta, e al passato. “Una signora mi ha chiesto perché ho parlato e parlo poco di Berlusconi. Qui, signora, non parliamo del passato”.

Come dire, il ventennio berlusconiano, al netto dell’agonia politica, delle scissioni tra falchi-lealisti e le colombe di Angelino Alfano, si sta avviando al tramonto. Colpi di coda compresi. Uno scenario a cui non crede nessuno, primo su tutti Renzi che non ha mai sottovalutato il Cavaliere. Basti pensare alla campagna elettorale delle politiche di febbraio: per il sindaco pericolo pubblico numero uno rimane Berlusconi. Non solo, non basta. La faccenda nelle ultime ore si è complicata (o semplificata, se vista dal punto di vista del rottamatore). Marina Berlusconi è ad un passo dalla guida della novella Forza Italia, la versione 2.0, l’upgrade del ’94. La voce è in giro da mesi, Repubblica in mattinata l’ha rilanciata con forza: “Candidiamo Marina per sfidare Matteo Renzi”.

 

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