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Camera, approvato maxiemendamento Ddl del Fare

Camera, approvato il Ddl del Fare

Camera, approvato il Ddl del Fare

Il governo ha incassato la fiducia della Camera con 427 sì e 167 no, sul “decreto del fare“. Contro hanno votato M5S, Lega Nord, Sel e Fratelli D’Italia. Si tratta di un segnale molto importante, ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta. Ma l’esame degli ordini del giorno – 251 quelli presentati da Cinque stelle, Sel e Carroccio – e l’ostruzionismo annunciato sin da ieri dai grillini rischia di dare vita ad una riunione fiume, creando un ingorgo di provvedimenti che stravolgerebbe di fatto il calendario. Da qui l’ipotesi, su cui i gruppi di maggioranza stanno ragionando, di andare avanti senza sosta con il dl fare e proseguire la seduta odierna in notturna, per poi riprendere domattina e proseguire ad oltranza fino a venerdì.

Slitta il ddl sul finanziamento ai partiti. Di fatto è già slittato il ddl che abolisce il finanziamento ai partiti, che doveva essere in aula il 26 luglio. La commissione ha infatti deciso di esaminare il testo contestualmente al ddl sulle riforme, cui viene però data la priorità, in modo da portarlo in Aula il 29 luglio. Per il ddl sui finanziamenti ai partiti, il termine slitta al 1 agosto. Nessun rinvio, assicura Maria Stella Gelmini su twitter, aggiungendo che il Pdl è pronto a votare prima della pausa estiva. Sulla stessa linea Emanuele Fiano, del Pd: “Il partito democratico vuole unitariamente approvare entro la pausa estiva sia il disegno di legge sull’abolizione del finanziamento pubblico, sia il ddl sulle riforme costituzionali”.  Fra gli altri provvedimenti che la Camera deve licenziare al più presto ci sono quello sugli eco-bonus, che scade il 4 agosto, e il dl lavoro. A rischio è anche la legge anti-omofobia.

Quello di oggi sul decreto che contiene provvedimenti per rilanciare l’economia è il secondo voto di fiducia per l’esecutivo in carica, dopo quello sui provvedimenti relativi all’Ilva di Taranto. La richiesta è venuta da Dario Franceschini, ministro per i rapporti con il Parlamento, che l’ha motivata con la presa d’atto dell’impossibilità di arrivare a un rapido accordo con tutti i partiti a causa dei molteplici emendamenti presentati e con la necessità di evitare un ingorgo legislativo “dato il calendario previsto prima della pausa estiva, con sei decreti da convertire e diversi provvedimenti importanti da approvare”.

Grillo: “Parlamento di servi”. Sul suo blog Beppe Grillo è tornato ad attaccare duramente il governo, che definisce “inesistente” e “senza peso internazionale”, invitando a rompere lo status quo: “Bisogna ripulire l’Italia come fece Ercole con le stalle di Augia, enormi depositi di letame spazzati via da due fiumi deviati dall’eroe. E’ una fatica immane, ma per salvarsi, o almeno limitare i danni, bisogna risanare il Paese, vanno sradicati inciuci, connivenze, diritti acquisiti, rendite di posizione, burocrazia”. “Il lezzo delle stalle – dice – è ormai insopportabile”. Grillo parla di un parlamento inerte, fatto “di servi”. “Si ignora la continua violazione della Costituzione. Disposti a tutto per sopravvivere, ma essersi venduti l’anima non basterà”, attacca.  I grillini, sul piede di guerra, hanno annunciato battaglia contro un decreto “impresentabile”, come lo ha definito Roberto Fico, confermando una lunga maratona parlamentare contro il testo.

Alle parole di Grillo risponde il presidente della Camera Laura Boldrini: “Con il suo linguaggio aggressivo e distruttivo, Grillo continua a rovesciare insulti sulle Istituzioni. I suoi costanti attacchi verbali contribuiscono non poco a screditarle”. Boldrini chiede poi a Grillo di avere “più rispetto per i cittadini e per coloro che li rappresentano”.

Polemica Marina Sereni, del Pd, che denuncia il comportamento dei Cinque Stelle: “Chissà se i militanti e gli elettori del Movimento di Grillo sanno che i loro deputati stanno bloccando il decreto “del fare” con un ostruzionismo fine a se stesso”, dice la vicepresidente democratica della Camera. “Chissà se sanno che questo atteggiamento sta mettendo a rischio la possibilità che la Camera decida sulla legge contro l’omofobia e sulla riforma che supera il finanziamento pubblico dei partiti”, ha aggiunto.

Netta la risposta del capogruppo dei grillini alla Camera, Riccardo Nuti: “Gli irresponsabili sono loro dato che su 500 nostre proposte non ne vogliono approvare nemmeno una”, ribatte. Ci sono almeno due buone ragioni per fare ostruzionismo, spiega anche Luigi Di Maio: “evitare che si modifichi la Costituzione in piena estate. Una modifica ad una parte fondamentale della Carta che è volta ad accentrare sempre più poteri nelle mani di pochi”, e ritardare la conversione del decreto del fare “che decreterà un aumento delle accise sulla benzina (facendone lievitare i costi) e salverà i mega stipendi dei manager dei colossi pubblici”.

Anche Lega e Sel, nel confermare in aula il no con Matteo Bragantini per il Carroccio – che ha definito il decreto in esame un ‘decreto per fare le marchette’- e Gennaro Migliore per Sinistra ecologia libertà, si sono dichiarati pronti a dare battaglia. A difesa del governo ha parlato in aula il leader del centro democratico Bruno Tabacci. “I colleghi M5S – ha sottolineato – conoscono la stima che ho per loro. Ma questa volta da parte del governo c’è la richiesta di una fiducia ‘tecnica’ per abbattere gli emendamenti, non una richiesta politica di unità rivolta alla maggioranza”. Davide Zoggia, del Pd, ha definito sterile l’ostruzionismo dell’opposizione, parlando di una maggioranza responsabile e di altri che invece sfruttano i problemi per speculare politicamente.

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