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Pena di morte: un importante decennio di progressi

Pena di morte: la situazione del 2015

Pena di morte: un importante decennio di progressi

Il mondo prosegue verso l’abolizione della pena di morte come costatato da Amnesty International nel rapporto annuale anche se almeno 682 esecuzioni sono state segnalate l’anno scorso in 21 paesi. La Lettonia ha abolito la pena di morte soltanto l’anno scorso e il Vietnam non ha proceduto con nessuna esecuzione: “Il Vietnam ha fermato le esecuzioni nel 2012 dato che non aveva ottenuto le iniezioni utilizzate nelle esecuzioni del 2012 ma l’esportazione di questi prodotti è stata vietata nell’Unione europea”, spiega David Nichols di Amnesty International. In Europa, la Bielorussia resta l’unico paese che applica ancora la pena di morte con tre esecuzioni l’anno scorso. I condannati sono uccisi con un colpo di pistola alla nuca, una fredda esecuzione. “C’è una forte pressione internazionale sulla Bielorussia al momento, anche da parte degli Stati Uniti, del Consiglio d’Europa e da ex paesi sovietici, ma sembra che ciò abbia purtroppo un impatto debole”, sottolinea David Nichols. Il paese continua nell’eseguire esecuzioni nella massima riservatezza. Dopo la Cina, l’Iran si piazza al secondo posto tra i cinque paesi in cui la pena di morte non è più applicata, davanti all’Iraq, l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti. Resta tuttavia difficile ottenere cifre ufficiali per Pechino e Teheran dove le esecuzioni si praticano regolarmente in segreto come arma per reprimere i ribelli. La pena capitale viene inflitta per debiti finanziari, problemi legati alla droga, per blasfemia, sodomia o adulterio, per apostasia, per atti “che non devono essere considerati come dei crimini”, sottolinea Amnesty International. In Iran, quattro persone sono state uccise “per inimicizia nei confronti di Dio e corruzione sulla terra”. In Corea del Nord, i tribunali condannano alla pena di morte delitti non giudicabili dalla legislazione nazionale. Secondo i dati in possesso dell’ONG anche la Somalia continua a esercitare la pena di morte. I risultati del 2012 hanno registrato un aumento preoccupante in Iraq e in diversi paesi, specialmente in Asia tuttavia non mettono in discussione la tendenza generale all’abolizione nel decennio della pena capitale.

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