Costa Concordia: i rinvii a giudizio

Costa Concordia: i rinvii a giudizio
Costa Concordia: i rinvii a giudizio
Costa Concordia: i rinvii a giudizio

Il comandante Schettino, in Costa Crociere dal 2002 e comandante dal 2006, e il primo ufficiale di coperta Ciro Ambrosio (Ciro Ambrosio era l’ufficiale di guardia in plancia al momento dell’incidente, mentre il comandante in seconda era Roberto Bosio) sono stati arrestati con le accuse di naufragio, omicidio colposo plurimo e abbandono di nave in pericolo.

Gli inquirenti cercavano di determinare perché la nave non avesse inviato una richiesta di soccorso (mayday) e perché stesse navigando così vicino all’isola. Il comandante avrebbe giustificato la grande vicinanza della nave alla costa con l’intenzione di rivolgere il cosiddetto saluto (o inchino) all’isola, una pratica che la Costa Crociere aveva messo in atto già in altre occasioni.

Schettino, inizialmente detenuto nel carcere di Grosseto, il 17 gennaio è stato inviato agli arresti domiciliari nella sua casa di Meta di Sorrento.; contro la decisione del GIP, il procuratore di Grosseto ha presentato ricorso al Tribunale del riesame così come l’avvocato difensore di Schettino, quest’ultimo per ottenere la libertà in attesa del processo, ma entrambi i ricorsi sono stati respinti. Il 10 aprile 2012 la Cassazione ha deciso di lasciare Schettino ai domiciliari, che sono stati revocati il 5 luglio 2012, con obbligo di dimora da osservarsi a Meta di Sorrento.

Il 21 dicembre 2012, la Procura di Grosseto chiude le indagini sul naufragio, in merito alle quali si procede per 12 indagati:

  • il comandante Francesco Schettino per omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono di persone incapaci di provvedere a sé stesse, abbandono di nave, omessa comunicazione dell’incidente alle autorità marittime;
  • il primo ufficiale di coperta Ciro Ambrosio per concorso (con Schettino e gli ufficiali in plancia Coronica e Ursino) in omicidio plurimo colposo e naufragio in quanto a sei miglia dal Giglio avvisò Schettino per lasciare a questo il comando per l’avvicinamento all’isola;
  • il secondo ufficiale di coperta Salvatore Ursino indagato per cooperazione colposa (con Schettino, e gli ufficiali Coronica e Ambrosio) in omicidio plurimo colposo e naufragio in quanto non avrebbe fatto notare a Schettino il pericolo della velocità di 16 nodi in presenza di ostacoli e bassi fondali;
  • il terzo ufficiale di coperta Silvia Coronica indagata per cooperazione colposa (con Schettino e gli ufficiali di plancia Ursino e Ambrosio) in omicidio plurimo colposo e naufragio in quanto doveva verificare la rotta e avrebbe riferito di problemi nel riportare le distanze su carte nautiche su scale diverse;
  • il comandante in seconda Roberto Bosio indagato per cooperazione con Schettino in omicidio plurimo colposo perché pur non essendo in plancia al momento dell’impatto, parrebbe esservisi recato pochi minuti dopo e aver affiancato Schettino per tutte le fasi, non intervenendo per impedire a Schettino la sua condotta criminosa o limitarne gli effetti;
  • il primo ufficiale di coperta/istruttore alla sicurezza della nave Andrea Bongiovanni indagato per false comunicazioni in quanto non avrebbe fatto immediato rapporto alla Direzione marittima di Livorno, tacendo delle gravi avarie a bordo e riferendo altro in luogo di queste;
  • il capo dell’unità di crisi della flotta di Costa Crociere Roberto Ferrarini indagato per cooperazione con Schettino in omicidio plurimo colposo relativamente alla gestione della sicurezza e dell’incolumità delle persone a bordo e della crisi scaturita dal naufragio;
  • il vicepresidente esecutivo di Costa Crociere e responsabile operazioni tecniche, marittime e della gestione dei servizi alberghieri della flotta Manfred Ursprunger e il sovrintendente alla flotta della compagnia e componente dell’unità di crisi Paolo Parodi per i quali sono formulate le medesime accuse di Ferrarini;
  • il timoniere indonesiano della Concordia Jacob Rusli Bin che più volte non capì gli ordini di Schettino manovrando in modo sbagliato e contribuendo allo scontro con le rocce;
  • il secondo ufficiale di coperta e cartografo Simone Canessa, indagato perché, dietro diretto ordine del comandante, taceva sul reale stato della situazione e sulle gravi avarie di bordo quando contattato via radio dall’ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano.
  • il capo commissario di bordo e direttore della sezione alberghiera della nave, Manrico Giampedroni in quanto non avrebbe fatto evacuare i passeggeri dalle cabine della Costa Concordia e non li avrebbe fatti radunare nei punti di raccolta per avviarli alle lance di salvataggio, e non avrebbe coordinato l’emergenza in base ai prescritti protocolli

Sono poi state archiviate le posizioni di 3 indagati: il secondo ufficiale Salvatore Ursino, il comandante in seconda, Roberto Bosio, assente dalla plancia al momento dell’impatto con gli scogli, mentre all’ufficiale istruttore alla sicurezza della nave, Andrea Bongiovanni, è stata applicata la oblazione.

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