Regionali Sicilia

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Un ex comunista e un esercito di grillini imperversano in quello che fu il regno dei moderati. Le elezioni siciliane premiano, per la prima volta nella storia, un uomo di sinistra: Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela ed eurodeputato del Pd, la spunta con ltre il 30 per cento, staccando di cinque punti il candidato sostenuto dal Pdl, l’ ex sottosegretario Nello Musumeci. Sul voto nell’ Isola, caratterizzato da un’ astensione senza precedenti (più di un elettore su due non è andato alle urne), ha spiegato con violenza i suoi effetti il ciclone 5 stelle: il movimento di Grillo fa eleggere 14 consiglieri (su 90) e diventa il primo partito dell’ Isola, davanti ai democratici e a un Pdl in caduta libera, che dal 2008 a oggi ha perso nella sua ex roccaforte oltre 20 punti. Il candidato presidente di «M5S», Giancarlo Cancelleri, centra il terzo posto superando addirittura Gianfranco Micciché, un tempo incontrastato luogotenente dei berluscones siciliani e oggi rappresentante di un polo autonomista che comprende anche il governatore uscente Raffaele Lombardo. Solo quinta la sindacalista Fiom Giovanna Marano, la candidata di una sinistra alternativa scippata del voto di protesta da parte dei grillini. Un terremoto solo in parte annunciato, che scuote l’ Isola e si propaga nel resto del Paese alla vigilia di altre elezioni regionali (in Lazio e in Lombardia) e delle Politiche. La Sicilia riparte da Crocetta e da un’ alleanza fra Pd e Udc risultata vincente. Per la soddisfazione di Bersani e Casini che hanno definito, a turno, «storico» e «straordinario» l’ esito delle consultazioni di domenica. Mentre i vendoliani di Sel, cui il leader del Pd guarda per un’ intesa in vista delle Politiche, non raggiungono la soglia di sbarramento del 5 per cento e restano fuori dall’ Assemblea regionale. Come Italia dei valori.E come, in campo avverso, i finiani di Fli, che non hanno tratto vantaggio dall’ accordo con Micciché e dall’ esperienza in giunta con Lombardo. Crocetta ha battuto Musumeci in otto delle nove province siciliane, lasciando il rivale intento a recuperare i cocci del centrodestra targato Berlusconi: «Ho pagato il tiro incrociato sul Cavaliere. E fra passi indietro, sentenze e crisi di leadership del Pdl, non ci siamo proprio fatti mancare niente», sorride amaramente l’ esponente de La Destra di Storace. «Ma con questo centrodestra prosegue Musumeci – non possiamo certo affrontare le Politiche». La seconda batosta per Angelino Alfano nella sua Sicilia, dopo le amministrative di primavera: ma per il segretario la responsabilità è «delle divisioni nel centrodestra», con riferimento alla scelta di Micciché di correre da solo. Eppure furono proprio Alfano e i big siciliani del Pdl a bloccare in estate la candidatura di Micciché, dopo la designazione da parte di Berlusconi. Ora l’ ex ministro for zista, assiemea Lombardo, si pone come ago della bilancia: la loro pattuglia di consiglieri regionali può risultare decisiva per superare la condizione di ingovernabilità figlia dell’ esito elettorale. La «rivoluzione» di Crocetta, infatti, dovrà ora fare i conti con i numeri insufficienti della sua coalizione: 39 seggi, sette in meno della maggioranza degli scranni di Palazzo dei normanni. Già ieri sera, nella Sicilia piombata d’ un tratto nella Terza repubblica, sono ripresi vecchi calcoli e tattiche parlamentar i. Le arti in cui eccelle Raffaele Lombardo, il governatore uscito di scena nel pieno di un’ inchiesta per mafia. «Mi ritiro in campagna», ha detto. Ma all’ Ars, Lombardo, manda suo figlio Toti, eletto con numeri robusti nel collegio catanese. Perché la politica, sotto la linea dello Stretto conquistata da ex comunisti e grillini, per qualcuno rimane un affare di famiglia.

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