Ambiente

Camera approva il decreto Salva-Ilva

Camera approva il decreto Salva-Ilva

Camera approva il decreto Salva-Ilva

E’ passato a larga maggioranza a Montecitorio il decreto legge per il risanamento ambientale dell’ area industriale di Taranto. L’ aula ha acceso il semaforo verde con 430 voti favorevoli, 49 contrari e 7 astenuti. Ora il provvedimento va all’ esame del Senato. Il Governo, però, ha rischiato di essere battuto su un testo presentato dall’ ex sottosegretario Alfredo Mantovano del Pdl. L’ ordine del giorno era dedicato alla questione della nomina del commissario straordinario e impegnava l’ esecutivo a nominare entro un mese e mezzo «il commissario straordinario per il risanamento ambientale a Taranto”.

Il testo è stato riformulato e alla fine è stato approvato. In ballo ci sono 396 milioni di euro, 120 dei quali messi a disposizione dalla Regione Puglia. Il maxi stanziamento è previsto per una serie di interventi di bonifica nella disastrata area tarantina, ma anche per spingere il rilancio industriale con particolare attenzione allo sviluppo del porto mercantile. “Questo decreto – ha detto il deputato tarantino Ludovico Vico del Pd – è un punto di partenza importante perché il Governo si impegna alla istruzione dell’ accordo di programma per il risanamento ambientale e la riqualificazione dell’ area ad elevato rischio. Sul piano degli interventi di riduzione dell’ inquinamento degli impianti dell’ Ilva dovremo attendere l’ autorizzazione integrata ambientale”. Il via della Camera cade nel giorno in cui anche l’ azienda ha presentato il suo primissimo piano di interventi per abbattere l’ impatto ambientale degli impianti dell’ area a caldo, sotto sequestro da fine luglio per le emissioni inquinanti. Un cronoprogramma depositato in procura dal presidente Bruno Ferrante, prima di essere illustrato ai sindacati e alla stampa. E la reazione dei sindacati è stata piuttosto fredda. “Le risposte dell’ Ilva sono inadeguate” – ha dichiarato Donato Stefanelli, segretario provinciale della Fiom. “Al punto in cui siamo – ha aggiunto – credo che i sindacati debbano avanzare una proposta autonoma con una propria piattaforma, a partire dal piano di investimenti che non ci soddisfa”. Critiche anche le parole di Mimmo Panarelli, segretario provinciale della Fim. “Per quello che ho visto – ha dichiarato – il piano dell’ Ilva non è rispondente a quello che la procura chiede di fare. L’ azienda avrebbe dovuto fare quello disposto dai custodi ponendo due condizioni: sui tempi di realizzazionee sulla tenuta in marcia degli impianti. Se si fermanoi reparti- ha concluso Panarelli – l’ Ilva rischia di uscire dal mercato e non avrebbe più senso fare gli interventi di ambientalizzazione”. Più cauta la presa di posizione del segretario provinciale della Uilm Antonio Talò: Il piano proposto dall’ azienda guarda con ulteriori risorse alle nuove prescrizioni. Mi auguro che venga accettato. Ora aspettiamo la risposta dei giudici. Se il piano fosse bocciato non lo capirei”. Di piano corredato da ingenti investimenti parla invece Confindustria. “La mossa di Ilva – hanno dichiarato – apre un nuovo scenario con un investimento da 400 milioni che costituisce uno degli sforzi per la bonifica e il risanamento più consistenti messi in campo da un’ impresa privata”.

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